La bakery

di

Data

Il dottore si accarezza la barba grigia e bianca, prova un certo piacere e a farlo vedere non ha problemi. “Continui” le dice “stava dicendo che da quella finestra vedeva il mare”…

Il dottore si accarezza
la barba grigia e bianca,
prova un certo piacere
e a farlo vedere
non ha problemi.
“Continui”
le dice
“stava dicendo
che da quella finestra
vedeva il mare”.
Lei lo nota, quel piacere,
e si chiede
se è la barba,
se carezzevole è la domanda,
o l’attesa della risposta.
Accavalla le gambe,
si chiude così,
mentre si apre:
“Una finestra
quadrata e piccola
unica presa d’aria
nella cucina della bakery.
Guardavo le onde
e preparavo ciambelle,
ricoperte di glassa
al burro e nocciole.
Preparavo ciambelle
e ascoltavo i racconti
con cui il signor Yanni
intratteneva clienti
sulla balconata”.
Il dottore,
dalla barba grigia e bianca,
aveva chiaro in mente
il tipo di ciambelle
e dove il ricordo
sarebbe finito
e precisamente
in un mare di storie:
di barche,
di attese di donne,
di lanterne,
di mal di mare,
di strade rotte,
di uomini trattenuti
in luoghi lontani,
del mare a cui non importava
che tornassero a casa
vivi.
E il motivo
per cui lo sapeva
era che i due su quella finestra,
sulle ciambelle
e sul mare di racconti
del signor Yanni
erano fermi
da cinque sedute.
Loro, una coppia,
fuori dal comune,
analista e paziente
senza nulla in comune,
apparentemente.
Coppia intima
per definizione,
ma davvero custode
di ciò che di più intimo c’è
nel più profondo,
che lega attraverso
quel più profondo,
intimo
come ciò che è
del tutto privato,
nascosto agli altri.
Quel giorno però
qualcosa di nuovo
il dottore
lo stava ascoltando.
Così non perde quell’ occasione
e distende un passo
nell’ inconscio:
“E’ la prima volta che me ne parla”
intende la balconata
e lei lo guarda.
Ma quel passo in avanti
è del tutto indolore,
così lei è veloce
a scavallare le gambe,
a ritrovare
e a ricomporre:
“Era di canne”
risponde al dottore
che smesso di accarezzare
la sua barba grigia e bianca
inizia a far girare
la fede nuziale.
“Sembrava una capanna”
continua lei
“con le pareti di pietra”.
Ora il dottore sa,
dopo cinque sedute,
come è fatta la bakery,
ma non smette di far girare
la fede nuziale.
Non sa ancora quando,
dove,
con chi,
lei è stata alla bakery.
E se lo chiede
da tre settimane.
Quindi,
quando lei chiede:
“Gliela descrivo dal belvedere?
Dove i turisti la vanno a fotografare?”
lui annuisce
e si innervosisce.
La risposta però,
lei la dipinge
e la stanza diventa un quadro vivente.
Lui quasi si pente
ed ecco lì,
accavalla le gambe.
“Dal belvedere
la costa zeppa di taverne
e il mare blu,
per niente piatto,
a riva schiumoso
e già profondo
e la spiaggia correva
con ciottoli rosa
e grigi e bianchi”.
Interessante,
qualcosa lo era,
soprattutto il colore
non dei ciottoli rosa,
ma di quelli grigi e bianchi
come la sua barba.
Così lo dice:
“Interessante”
e lei continua
a pennellare:
“In fondo alla spiaggia,
proprio alla fine,
grandi scogli,
una barriera,
giravano intorno
a un’insenatura.
Da lì
un sentiero saliva,
tra cespugli di alloro
e ginestra odorosa”.
Lui se lo immagina,
non può farne a meno,
e nella sua mente
sale il sentiero.
Poi si fissa,
il suo sguardo si svuota.
Forse è l’infanzia,
oppure una donna.
Forse è triste
e lei lo chiama:
“Tutto bene?”
Lui torna in sé
e poi le dice
che è l’analista
che si chiede
se il paziente sta bene
e che il contrario
non dovrebbe accadere.
Lei vorrebbe,
ma proprio tanto,
mandarcelo
a quel paese,
ma l’hanno educata
e troppo bene
e poi il dipinto
lo vuole finire
perché è un’ossessione
rispettare
gli insegnamenti
di sua madre.
Come quello che dice:
“Quel che si inizia,
si deve finire”.
Così la rabbia
per lui e sua madre
la fa scivolare,
mentre lui si sforza
e si vede,
ma continua ad ascoltare:
“Dopo il sentiero,
un corbezzolo greco,
quasi scultoreo
e dietro al corbezzolo,
in mezzo all’alloro,
la bakery tra due pini
pieni di pinoli”.
Lui non risponde,
ha un orologio,
lo guarda usando
la coda dell’occhio,
una coda che si allunga
sulla barba grigia e bianca:
“Il suo tempo è finito”,
lo dice senza garbo,
ma non serve
perché lei,
quella specie di motto,
lo fa rimbalzare
in direzione opposta
e la risposta
ha la forza di una botta:
“Manca più di un minuto,
ma me ne vado”.

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