Lily sapeva quello che stava per accadere. Era seduta composta sulla sua sedia, le mani sulle ginocchia, e osservava incerta il resto della sua famiglia. Soprattutto suo padre che continuava a sgranocchiare qualcosa della cena per poi fermarsi, sospirare, sbattere la forchetta contro il legno del tavolo e ricominciare. Sua madre invece sembrava diventata una statua e, come Lily, aspettava la tempesta che stava per scoppiare.
Thomas, suo fratello maggiore, tossì e qualche frammento di cibo finì sulla tavola, mentre gli occhi di tutti erano su di lui. Subito si ritrasse, ma era troppo tardi.
«Perché? Perché devi fare sempre così?»
La voce del padre era un sibilo gelido. Nei suoi occhi acuminati al di là degli occhiali non c’era nessuna possibilità di affetto, le mani strette con forza intorno alla Bibbia che si portava ovunque.
«Cosa abbiamo sbagliato con te?»
Lily vide il fratello rabbrividire e ripiegarsi su sé stesso, lo sguardo basso sulla tovaglietta di carta sotto al piatto.
Il padre alzò la Bibbia che teneva in mano e gliela sbatté di fronte facendolo sobbalzare.
«Non è naturale, lo vuoi capire? Come posso io aver cresciuto un figlio del genere.»
Lily avrebbe voluto alzarsi per abbracciare il fratello. Sapeva che era in procinto di piangere, anche se i suoi occhi trasmettevano solo una sorta di paura mista a indifferenza.
Di solito la conversazione sarebbe continuata con suo padre che avrebbe elencato tutti i motivi per cui lui era contro natura e dopo Thomas sarebbe corso in camera chiudendo la porta dietro di sé, ma quella volta, quando il ragazzo alzò lo sguardo, c’era una luce diversa, strana che inquietò Lily.
«Piuttosto, come posso… come posso avere io un padre così.»
La sua voce era un sussurro e le sue mani tremavano insistentemente.
Suo padre spalancò per un secondo gli occhi prima che l’ira prendesse il sopravvento. Sua moglie gli poggiò una mano sul braccio, ma lui la ignorò alzandosi in piedi e rovesciando il piatto con tutto il suo contenuto. Ci fu un attimo di silenzio in cui l’unico rumore fu del piatto ormai in mille pezzi sul pavimento, poi il padre gli puntò un dito contro il petto.
Tutto ciò era una novità dalla solita routine a cui Lily alla fine aveva fatto abitudine, che aveva alla fine accettato. Thomas non aveva mai risposto, ma ora l’aveva fatto. Non era mai accaduto prima e Lily era terrorizzata proprio per quello.
«Senti un po’, ragazzino, io qui ti ho cresciuto, ti ho pagato gli studi e ti do da mangiare. E tu… e tu come mi ricambi? Andandotene con quel… quel frocio? Devi smetterla subito.»
Prese un respiro profondo rimettendo le braccia lungo i fianchi.
«Sai quanto nuoce alla nostra immagine di famiglia?»
«Io lo amo.»
Era un mormorio, ma era deciso.
Lily chiuse gli occhi e sentì solo il rumore dello schiaffo. Quando li riaprì suo fratello aveva lo sguardo lucido e il volto girato appena di lato, sulla guancia il segno rosso della mano.
Il padre, da parte sua, tremava di rabbia e sembrava incredulo quanto tutti gli altri del suo gesto violento.
«Guarda cosa porti tuo padre a fare!» esclamò sua madre rompendo il silenzio creatosi. – Chiedi immediatamente scusa.
Thomas fissò per un attimo Lily che lo guardava dall’altro lato del tavolo tremante. Le sorrise un attimo prima di alzarsi in piedi.
«È lui che dovrebbe chiedere scusa a me.»
Suo padre gli afferrò il polso e Thomas chiuse gli occhi aspettandosi un altro schiaffo, ma invece l’uomo parlò con ancora più freddezza di prima, velata però, di una rabbia sempre più profonda.
«Se tu… se tu provi anche solo un’altra volta a rivederlo, giuro, giuro che non entrerai mai più in questa casa!»
Quella volta, però, Thomas non sembrava disposto a cedere, nonostante le lacrime che gli bagnavano le guance per la tensione.
Lily strinse con forza una mano con l’altra pregando quel Dio di cui parlava tanto suo padre perché salvasse suo fratello da loro.
«Va bene, preferisco andarmene.»
La furia che comparve a quel punto negli occhi di suo padre non era paragonabile a nulla che Lily avesse mai visto. Istintivamente scese dalla sedia e corse davanti al fratello.
«Per favore…» sussurrò. Arrivava appena alla loro vita, ma i due la guardarono incerti, mentre la madre esclamava:
«Lily, non sono cose per te, vai via!»
«No!» esclamò con forza la bambina, già in lacrime, poggiando la testa contro il corpo del fratello in cerca di rassicurazione. Lui le lanciò un’occhiata vagamente sorpreso e poi un breve sorriso apparve per un secondo sul suo viso.
«Non voglio che tu gli fai male» disse Lily rivolta al padre. Non gli aveva mai parlato così, non aveva mai avuto il coraggio di guardarlo negli occhi, ma in quel momento si sentiva quasi più grande. Non voleva lasciare solo suo fratello.
Nello sguardo dell’uomo passò un attimo di stupore in cui lasciò il polso del figlio, ma la rabbia era sempre lì.
«Dimmi che non lo vedrai mai più, aggiunse poi freddo ignorando la bambina tra di loro.»
«No!»
Lily quasi avrebbe voluto dirgli di smetterla perché tutto ciò la spaventava, perché lei voleva l’abitudine di cui si era fatta una ragione, non sopportava non sapere cosa stesse per succedere, ma continuava a guardare gli occhi del fratello sopra di lei e non gli era mai sembrato così deciso. Sapeva che non gli avrebbero fatto cambiare idea.
«Tu…»
La rabbia stava di nuovo prendendo piede nel padre e lei fece un passo indietro.
«Me ne vado» scattò Thomas di colpo. Lo sentì scoppiare a ridere.
«Non è in fondo ciò che hai sempre voluto?»
Staccò delicatamente Lily da sé accarezzandole i capelli. Nel mentre per qualche attimo i due genitori sembravano essersi bloccati. Poi suo padre reagì: gli si avvicinò furioso, gli occhi stretti in due fessure, ma stavolta Thomas non scappò.
Si voltò verso di lui, fissandolo in silenzio. Lily si mosse per raggiungerlo, non voleva lasciarlo solo, ma sua madre stavolta la fermò, stringendola a lei.
Quando arrivò il primo pugno Lily urlò, ma nessuno la ascoltò. Le mani della madre la tenevano sempre più forte.
Suo fratello era immobile e uno strano sorrisetto era comparso sulle sue labbra.
«Volevo vedere il giorno in cui sarei stato pronto ad affrontarti» sussurrò.
Il secondo pugno fece risuonare nella cucina il crack del naso ormai rotto e a Lily raschiava la gola da tutte le sue grida.
Vedeva suo padre solo di spalle, ma non riusciva a riconoscere in lui nessun tratto buono. Solo un mostro, come quelli che si vedevano nelle fiabe che mamma le leggeva di sera.
Quando l’uomo caricò il terzo pugno, stavolta Thomas si mosse. Si scansò e guardò negli occhi l’uomo.
«E a te questo pare normale? Dovresti accettarmi, sono tuo figlio» urlò. Sono tuo figlio ma per te sono un mostro.
Lily stava piangendo nel vedere suo fratello così. Avrebbe voluto correre da lui.
«Perché? Perché non sei in grado di accettare? Ma sai cosa?»
Thomas tremava, ma ci fu un improvviso guizzo nei suoi occhi.
«Ora io sono felice. Ora finalmente mi sento amato da qualcuno ed è bellissimo. Quindi avanti, urlami contro quanto vuoi, dimmi che sono uno scherzo della natura, dimmi che non dovrei esistere, dimmelo, ma non rovinerai mai tutto questo perché io lo amo, lo amo e tu non ci puoi fare nulla, non lo capisci?»
Thomas si allontanò di qualche passo prima di voltarsi un’altra volta.
«Sono fiero di chi sono. Non importa cosa ne pensi tu.»
Fece una pausa guardando fisso Lily. Le sue labbra si strinsero in una smorfia triste.
«Ora me ne vado e non tornerò più qui.»
Poi aggiunse come in un sussurro: Ma ci sarò sempre per te.
Lily sgranò gli occhi comprendendo solo in quel momento che cosa volesse fare. Anche suo padre era pietrificato. Suo fratello se ne stava andando, se ne stava andando davvero. Non sarebbe più stato lì quando lei sarebbe tornata da scuola, non ci sarebbe più stato di notte quando aveva un incubo, non sarebbe più stato lì e basta ogni sera a cena. E tutto per colpa loro.
Sua madre la lasciò andare. Lily si voltò a guardarla in viso. I suoi occhi erano pieni di lacrime. Non ci si soffermò, però, correndo via verso il fratello, doveva vederlo, doveva salutarlo.
Percorse il corridoio appena in tempo per vedere Thomas aprire la porta di casa. Lui le sorrise da lontano e lei gli corse incontro. Appena il suo corpo incontrò quello del fratello scoppiò in lacrime.
Lui le scostò una ciocca di capelli dal viso con delicatezza.
«Sei una bambina coraggiosa» mormorò. Di sottofondo si sentivano le grida in cucina che la facevano rabbrividire.
«Non te ne andare» singhiozzò lei.
Le labbra di Thomas si incurvarono in un sorriso triste mentre una lacrima silenziosa scendeva sul suo viso. Si piegò alla sua altezza: Devo farlo, Lily, non ce la faccio più qui dentro, ammise e le mani che tremavano mentre asciugava il pianto della sorellina mostravano tutta la paura che fino ad allora aveva nascosto.
Abbassò la maniglia con ancora Lily attaccata a lui. Il vento gelido della notte accolse entrambi facendo rabbrividire la bambina. Thomas invece respirò l’aria a pieni polmoni.
«Ti voglio bene, ok? Ci sarò sempre per te» le disse alzandosi.
Di colpo il suo sguardo si puntò dietro di loro dove il padre si stagliava, i pugni chiusi lungo i fianchi.
Thomas fronteggiò il suo sguardo mentre scioglieva l’abbraccio della sorella.
«Non provare a uscire da questa casa!» minacciò l’uomo, ma Thomas fece solo un sorriso. Si girò e uscì, nonostante le grida del padre.
Lily osservò un attimo la scena prima di decidersi ad andare fuori anche lei. Il vento la sferzò con violenza, ma lei si fece coraggio. Doveva dirgli assolutamente una cosa.
«Ti voglio bene fratellone!»
Lo vide per un attimo voltarsi e farle un cenno con la testa. Dietro di lei erano arrivati sua madre e suo padre, ma lui era già lontano.






