E adesso scrivo, e scrivo di te. Non perché non abbia niente da fare, o altri argomenti di cui parlare, perché ce ne sarebbero, e parecchi. Anche qui la vita va avanti, sai, anche senza di te. E va bene, benissimo, va a meraviglia. Sono felice, adesso, e lo sono davvero. Solo che, vedi, la tua stupida rosa è ancora lì, nel mio giardino. E alla fine dei conti, per quanto vada bene, quando entro ed esco di casa, lei è sempre lì. Mi fissa. E mi fa pensare a te.
Stamattina, mentre la guardavo, per un lunghissimo attimo, ho pensato di tagliarla.
Non l’ho fatto.
Prima di tutto, perché è una rosa troppo bella per essere tagliata. E poi sarebbe troppo facile, troppo presto. Chi lo sa, magari tra qualche tempo, tra le bollette e le cartoline di mia madre, ne arriverà anche un’altra, di quel colore che ti piace tanto, con quella tua firma tutta storta, e sarà più di un promemoria della tua assenza. O forse, quella rosa sarà solo una bella rosa, nient’altro di un vago ricordo. Mi chiedo, ogni tanto, tra un impegno e l’altro, se io sia diventata solo questo per te… ma non è importante, questo non cambia di certo le cose, no? A ogni modo, sì, qui va tutto bene (grazie per l’interessamento, a proposito).
II
Quattro mesi e mezzo dalla tua partenza, o almeno credo, non sono sicura. Questa è la quinta cartolina che ti scrivo. Ancora nessuna tua notizia. E anche questo va bene. Te ne sei andata, e te ne sei andata per un motivo, immagino, non lo so. Per lo meno, questo è quello che mi hai detto, se tre parole scarabocchiate su un tovagliolo valgono come spiegazione. Io, comunque, non ho intenzione di fare il primo passo. Sarai fiera di me. Almeno per una volta non mi faccio mettere i piedi in testa. Neanche da te.
III
Otto mesi dalla tua partenza. Sedicesima cartolina.
Ho mentito quando ho detto che la mia vita stava andando avanti senza di te.
Come potrebbe? Tutto in questa casa mi ricorda dei momenti che abbiamo vissuto insieme. Alcuni belli, per la maggior parte no. È difficile concentrarsi su quelli, quando, alla fine, mi hai lasciato soltanto con rabbia. Eppure, nonostante questo, quando i soliti incubi mi svegliano nel cuore della notte, continuo a cercarti accanto a me. Lo so che non troverò altro che un posto vuoto, lo so anche troppo bene, ma proprio non me ne accorgo, non ci penso. Non importa quanto la mia mente sia impostata sul pensiero di quella stronza che mi ha lasciata da sola, corpo, cuore e anima mi tradiscono, costantemente alla ricerca di qualcosa, di qualcuno, che non troveranno e che non tornerà mai. Beh, l’hai sempre detto che sono una tipa drammatica. Che ci posso fare, fa parte di me. Sotto sotto penso che ti piacesse.
Esco poco, solo per andare a lavoro. Ogni giorno la solita routine, la solita calma. Dicevi sempre, sorridendo amaramente, che era a quello che avrei dovuto cercare, invece di limitarmi a passare il resto della vita con una pazza da ricovero, ma io non ho mai voluto calma e tranquillità, solo te.
A ogni modo, oggi mi sono trascinata fuori da casa e sono uscita con Alice e le altre, per la prima volta dopo mesi. Già prima della tua partenza avevo smesso di farmi viva, e quando hanno saputo che te ne eri andata, beh, non potevo lasciarle così senza spiegazioni, dopo tutto quello che abbiamo passato insieme. È sorprendente come tu sia passata in pochi minuti da “la mia ragazza” a “la stronza”. Però, in fin dei conti, sono state comprensive, o almeno, ci hanno provato. Li ho confessato che non sapevo se sarei riuscita a sopravvivere un altro giorno senza di te e loro hanno tentato di rassicurarmi, mi hanno detto che è normale, che è perché ti amo ancora, ma non capiscono, nessuno capisce.
Io ti odio. Ti odio davvero tanto. Ti odio così tanto che sei sempre nella mia testa. Così arrogante, così testarda, così egoista.
“È meglio così”, sono state queste le tue parole, no? Ma meglio per chi? Per me? Per te? E la cosa peggiore è che lo so che nella tua testa l’hai fatto per me, lo so. Spero solo che tu non ti aspetti un ringraziamento in cambio. Ma cosa dico, certo non te lo aspetti. “Quella bastarda ha finalmente portato i suoi problemi altrove e ha smesso di rovinarmi la vita”, sono questi i pensieri che mi hai attribuito stavolta? Povera te, sempre incompresa, sempre a fare la martire, a sacrificare la propria felicità per il bene degli altri. Beh, è troppo tardi adesso. Sono anni che mi rovini la vita, costringendomi ad amarti, e allo stesso tempo non mi hai mai lasciato farlo. Pensavi di essere troppo, mi insultavi, mi allontanavi e sostenevi che fossi pazza quanto te a tornare lo stesso, in tutti questi anni, e forse avevi ragione, ma chissenefrega. Non ti ho chiesto io di andartene. Ed eccola là, fuori dalla finestra, la tua rosa che mi deride. Sopravvive, mentre tutto intorno a lei muore. Come te.
IV
Un anno e tre mesi dalla tua partenza, diciannovesima cartolina. Ormai è da tanto che non aspetto tue notizie, ma ogni tanto, per qualche motivo, mi ritrovo qua. Qualche settimana fa ho iniziato quel corso serale di cui ti parlavo sempre, quello di scrittura. È stato difficile all’inizio: sono tutti molto più grandi di me, degli adulti veri, seri, sposati e con figli, alcuni addirittura pensionati… l’insegnante ha un che di Jack Nicholson, ma senza l’aria da serial killer, il che devo dire, gioca a suo favore. Credo che ti piacerebbe. Penso sempre che quello che scrivo sia ridicolo, ma tengo duro, e credo di star facendo dei progressi. Saresti fiera di me, anche se probabilmente non pensavi che ne avrei mai avuto il coraggio.
Ho finalmente iniziato a vendere le tue cose. Dal momento che hai a malapena portato con te dei vestiti, e non sembri intenzionata a tornare da qui a poco, credo che sia doveroso. Se non altro è liberatorio. La casa sembra quasi fin troppo pacifica senza quel quadro inquietantissimo che ci ha regalato mia madre e che tu hai insistito nel tenere. “Ha una profondità nascosta – dicevi – una sua poesia”. Io dico che semplicemente ti divertiva vedere la mia faccia quando me lo ritrovavo davanti nel mezzo della notte. Stronza.
Ho conosciuto qualcuno. Tiana, così si chiama… come quella principessa Disney di cui non si ricorda mai nessuno. È solare e piena di energia. Buona, divertente, sempre ottimista, ma mai noiosa. Ama i girasoli. Le rose non le piacciono, le trova banali. Tutti nel corso la adorano, in effetti, è davvero impossibile non apprezzarla. La odieresti. Ma credo che in fondo, se iniziassi a frequentarla ne saresti felice… non penso di poterlo fare, almeno non ancora. I miei amici si chiedono cosa io stia aspettando. Me lo domando pure io.
Comunque, dopo aver superato ogni statistica possibile e immaginabile, sopravvivendo alla mia di quattro mesi, la tua rosa si è finalmente decisa a schiattare. Lentamente, ovviamente, perché non si sa mai. Ma non credo che le manchi troppo, ormai. Da una parte ne sono sollevata, dall’altra non vorrei che fosse così.
V
Un anno e otto mesi dalla tua partenza, ventunesima cartolina. Magari questa te la mando anche.
La rosa è morta. L’ho dovuta tagliare per forza alla fine, sarebbe stato deprimente lasciarla là, in giardino. Non credo che i futuri proprietari della casa avrebbero apprezzato. Io e Tiana ci trasferiamo il mese prossimo. Finalmente, dopo quattro anni, mi sono decisa a lasciare quel dannato lavoro che tanto odiavi. Avevi ragione, credo di poter fare di più. Non so cosa mi aspetterà, non ne ho la minima idea, e sinceramente, questo mi emoziona un po’. Mi ci sono voluti solo tre anni e una ventina di cartoline per decidermi a voltare pagina.
Stavo pensando che forse non ci sarà una prossima cartolina.
Stavo pensando che forse adesso ti lascio andare.
Spero che ovunque tu sia, tu sia finalmente felice e che abbia trovato qualcuno che ti faccia sentire amata come evidentemente io non sono mai riuscita a fare, come te hai fatto con me ogni giorno, dal primo momento, nonostante le miriadi di difetti nel nostro rapporto.
Forse quella rosa non era così stupida, dopotutto.






