Spazzatura

Tanfo. Buio. Devo stare rannicchiato, raggomitolato nelle mie ossa. Tanfo. Buio. Qualcosa di morbido sulla tempia sinistra. Uno spuntone dietro la scapola, forse la punta di un ombrello rotto. Fermo, immobile, non mi devo muovere.

Libeccio

L’aveva vista tante volte al parco portare a spasso il suo cane, ma a dir la verità era il cane che portava a spasso lei, e lei si faceva trasportare tranquilla, sorridente e bellissima e, anche se i suoi occhi erano chiusi, dal sorriso sulle sue labbra potevi immaginare lo sguardo.

Copenhagen

Quando piove a dirotto è diverso, senti le gocce che ti scendono addosso veloci passando per ogni cavità e ogni terminazione nervosa del tuo corpo per poi toccare terra lasciandosi dietro una scia che ti fa scuotere la colonna vertebrale in piccoli fremiti che ti shakerano tutto.

Storia di un notturno nostalgico

La pesante porta metallica del locale si confondeva nel buio della strada. Era una sera d’inverno. Il vento tirava via foglie, cartacce, resti di una giornata ordinaria. Doveva far freddo. Lui non poteva saperlo. Non sentiva più alcuna parte del corpo.

Settantacinque gradi

Avete mai provato a chiudere gli occhi e ascoltare i rumori delle pietanze?
Io lo faccio continuamente. Ogni tanto, lo ammetto, taglio uno scalogno con diligente pazienza e lo faccio scivolare dal tagliere sul letto d’olio intiepidito del padellino di rame laccato, solo per bearmi del sottile sfrigolìo che emana.

Un disturbo

Mi fanno soffrire le luci forti, specialmente quelle bianche al neon. Mi ricordano il freddo delle celle frigorifere, mi torturano la mente. Invece nella penombra mi muovo a mio agio. La luce calda, soffusa, mi tranquillizza.

Un naso seducente

Al corso da sommelier per perfezionamento in degustazione di champagne eravamo solo in cinque. L’insegnante, Francois Martel, era uno dei più famosi sommelier francesi chef de cave della famosa Maison Madame de Tolouse e avrei dato qualunque cosa per partecipare.