La casa di plastica

Il sabato la nonna si preparava come se dovessimo andare a una festa. Restava tutta la mattina con i bigodini in testa e girovagava per la casa occupandosi delle faccende domestiche.

Il mio buio

Percorro un buio diverso da quello notturno che fendo tra la camera da letto e il bagno. L’inclinazione timida di quella che mi pare una pedana mi porta più in alto rispetto a dov’ero fino a un attimo fa. I piedi avanzano aspettando un tranello.

Cavolo bollito

Odore di cavolo bollito. Chiudo gli occhi e inspiro. Mi trovo dietro lo schienale di una vecchia poltrona di velluto. Le tende delle finestre ondeggiano nella brezza primaverile.

Respiri, trattenga il respiro

Te ne stai lì nuda, spogliata di ogni dignità. Nemmeno le mutande ti hanno fatto tenere. E mentre senti i peli delle gambe che si rizzano e i capezzoli che si induriscono per il freddo, pensi al tacchino di Natale.

Odore di sole e fiori

Odore di sole e fiori pervade le mie narici. È primavera, e questo è l’unico odore che dovrei sentire. Invece sento l’odore della paura, acre e pungente; l’odore della prigionia nella propria casa che si mischia al dolce profumo della mamma, creando una deliziosa fragranza opprimente.

La sua voce in ogni cellula

Sono passati appena nove mesi da quando ho fatto l’impianto cocleare e ancora devo calibrare, regolazione dopo regolazione, le mie protesi. Non amo i luoghi affollati, soprattutto alla sera, quando il buio sfuma il paesaggio e così anche la messa a fuoco del mio obbiettivo sonoro.

Melma

Mi resi conto che c’era qualcosa di strano quando abbracciai mia madre. Ero distesa sul letto, ancora stordita dall’anestesia. Una flebo pendeva dal mio braccio sinistro, e sentivo la canula che pigiava dentro la carne.

Senti l’odore del tempo

Questa era la frase che suo padre gli aveva detto in punto di morte. Il parcheggio dell’ospedale era quasi vuoto. C’erano solo poche macchine ad aspettare Paolo. E la sua era là, nello sterrato, dove nella fretta l’aveva parcheggiata.

L’amore rimasto

La stanza degli ospiti dell’appartamento di Emilio Pisanti, avvocato penalista in pensione, era molto spaziosa, ben illuminata, e arredata con gusto borghese, tuttavia l’effetto che faceva alla vista, era di un luogo opprimente per via di quadri fissati sui muri senza nessun criterio:

Essenza

Nonostante le due docce già fatte al mattino, ancora mi porto addosso l’odore sterile dell’ospedale in cui ho dormito stanotte, per farle compagnia. Non so se lei se ne renda conto.

Nonn’ Anna

«Osci nun è cosa. Durmiti n’autru paru d’ure.»
«Mà! ma so due giorni ca nu facimu nienti!»
«E la tramontana dura tre giurni. Ieri nasciu, osci pasce e crai more.»

I poeti sognano gli odori

L’appuntamento è alle sedici, ho ancora tempo per cercare un parcheggio. E ne è passato davvero molto dall’ultima volta che ho messo piede in questa parte di città.