Frammenti

«Molto bene, Anna» aveva sentenziato il primario. «Molto, molto bene. Con oggi possiamo salutarci e vederci tra un anno. Non è necessario continuare con le visite semestrali, possiamo dire che sei definitivamente guarita» aveva proseguito soddisfatto, togliendosi i guanti.

Una madre cattiva

C’era una volta una madre infelice. Perché infelice? Perché un tempo era bella e tutti la volevano. C’era la fila, dietro la sua porta. Ma una sera, la sera dei suoi diciassette anni, pensò bene di andare a letto ubriaca con uno dei suoi compagni di scuola.

Il dubbio

La goccia d’acqua sale i gradini della scala. Il liquido si deforma, si inarca e poi si rompe in quattro, sei, otto punte traslucide. Fattasi ragno, la goccia si arrampica, si nutre della polvere che la intralcia, si ingrossa della sporcizia del giorno passato senza cambiare colore.

La Maestrina

«E così sei rimasta fregata?» chiede la maestrina con quel tono da saputella che la contraddistingue dalla nascita mentre si sistema magistralmente il trucco allo specchio. È sempre così impeccabile.

Se solo riuscissi a ricordare

«Arriviamo al dunque signor Novelli, cosa le è successo qualche ora fa? E perché si è buttato in mezzo alla strada in quel modo?»

Il numero 5

Entrò nella sala scommesse con la sicurezza dell’undicesima piaga d’Egitto pronta ad abbattersi su noi poveri sportellisti.

Una nuvola amaranto

Dlin, dlon!
Agnese, le chiavi penzoloni dalle mani, la testa canuta su un corpo cicciottello, miracolosamente in bilico su due sottilissimi piedi, era seduta assorta alla sua solita postazione.

Mio marito Giovanni

Canticchio allegra un motivetto sentito alla radio “…ma che bella la città, se la gode chi ci va”. Oggi è proprio una bella giornata. Sto cercando nell’armadio qualcosa di elegante.

La nonna verde

Le piastrelle del pavimento ricordano le costellazioni dei percorsi della fame e della soddisfazione: frigo-lavello-ciotola; barattolo-sedia-cucchiaino. Apprezzo la cura con cui sulle mattonelle dietro alla cappa si depositano le cartine geografiche dei vapori.

Dissolvenze

Quando era più giovane le bastava pulire una volta sola dopo aver cucinato. Ma ora che la sua energia non era più all’altezza di quel compito, era necessario sgrassare ogni piano cottura a dovere, anche prima di usare i fornelli, per essere sicura del risultato.

Chi non ama il sangue del suo sangue?

Chi non ama il sangue del suo sangue? Chi non dice cose incredibilmente crudeli al sangue del suo sangue? Chi non pensa le cose incredibilmente crudeli che dice al sangue del suo sangue?

Giacomo Grande

Stati allucinatori avanzati. Possibile schizofrenia.

Dorotea Branca prese questo appunto prima di alzarsi dalla scrivania e ricevere il prossimo paziente.

Hai un capello?


«Hai un capello…»
«Cosa?»

Pochi sanno che cosa fa davvero uno psicoanalista tutto il giorno. Pensa? Prende appunti? Lascia che la sua mente associ liberamente idee fino a raggiungere gli angoli più reconditi dell’inconscio del paziente?

‘Na volta qua? Tutti campi.

Tre camion
Guarda adesso, un camion ogni morte di papa, ma bisognava farla l’autostrada, se no ci tagliavano fuori dal mondo.
Dicevano migliaia di tir, svuotare il traffico della riviera, i autlet che dovevano venire su come funghi intorno al casello.

Un disturbo

Mi fanno soffrire le luci forti, specialmente quelle bianche al neon. Mi ricordano il freddo delle celle frigorifere, mi torturano la mente. Invece nella penombra mi muovo a mio agio. La luce calda, soffusa, mi tranquillizza.

La danse

La prima volta che ho indossato un paio di scarpette da danza non avevo ancora quattro anni.
Frequentavo la scuola materna nell’istituto di suore più rinomato della mia città, cui erano ammessi solo i figli della migliore borghesia.

L’altra me

Chi mi parla è la voce di lei nella mia mente. Temo che non si fermerà finché non mi fermerò io. Mi parla mentre mi trascino lungo queste strade, dicendomi cose che non voglio sentire. Quando l’altra me mi parla è fastidiosa, insopportabile.

Black out

Federica correva. Correva senza criterio e senza risparmio, correva senza pensare a niente, correva per raggiungere l’istante esatto in cui il fiato si sarebbe spezzato e lei sarebbe crollata a terra, con il cuore a martellarle nelle orecchie e le lacrime per la fame d’aria.

Alla luce della lampada

Da ventitré anni lavoro alla luce di questa lampada. Amo il fascio freddo e indifferente delle sue particelle e il leggero pulviscolo che sembra emanare dopo ore di diligente attività.

Prurito

Inizialmente la cosa mi aveva preoccupata perché uno dei più tipici sintomi del tumore al fegato è proprio il prurito. E io di tutto avrei voluto morire tranne che di tumore al fegato.