Silenzio e parola


La prima cosa che voglio dire è che io ho un gatto. Si chiama Silvestro, è bianco e grigio, e vive con noi da sette anni.
Lo voglio dire subito perché è grazie a lui che ho messo a fuoco quella che secondo me è l’indiscutibile superiorità dell’animale sull’essere umano.

La maschera

Mi muovo nel buio da sempre. Per lavoro, cercando in sala i posti in platea, a riflettori spenti. E nella vita cercando il mio di posto che non trovo mai. Mi chiamo Adriana, ho 42 anni e faccio la maschera.

Il patto

Aperto, chiuso.
Nero, bianco.
Scuro, luce. Fiiico!
Se li strizzi così, gli occhi fanno tanti giochetti.

Capitan Shunt

Bip bip bip. Il suono ciclico e ipnotico del monitor cardiaco. Qualche buffo personaggio imbavagliato e incappucciato di verde intorno a me. Poi, finalmente, la mamma con i suoi grandi occhi azzurri anche se sotto ha la mascherina e il camice di protezione.

Il letargo di Mariano Altarini

«E cin’ sei se’ o’… scendo in squat, salgo in burpees, batto le mani, Planck invertito, ricomincio. Forza!»
Mariano Altarini è paonazzo già dopo il riscaldamento. «Non riuscirò mai a sopravvivere, non stavolta», pensa.

L’imbarco

Arrivai al molo con i mezzi pubblici, non avevo abbastanza soldi per permettermi un taxi. Avevo chiesto informazioni a un autista in piazza Salazar e lui mi aveva indicato il tram 21 che partiva ogni dieci minuti per raggiungere il Molo Brin, quello per le barche a vela al di sotto dei 20 metri.

Perdono

Assorto e stanco, Gino non ha nemmeno la vaga idea di cosa sia successo.
«Ma che cazzo hai detto? Ti sei scimunito?», gli fa Aldo sibilando.
Gino, intanto, osserva intorno a sé soltanto le facce esterrefatte dei suoi amici.
«Beh, siamo in chiesa. Io ho detto “Dio”…».

È tutto perfetto

È sera, ma c’è ancora un po’ di luce. Sono qui in piedi fuori dalla vetrata e le guardo: sono così belle. Chiara, mia moglie, guarda la tv distesa sul divano, mezza addormentata e con un plaid sulle gambe.

Gravità zero


Oh cazzo, cazzo cazzo cazzo! L’astronave trema tutta… Fortuna che sto con le cinture allacciate, potrei cadere dal sedile per quanto trema. Ma chi me l’ha fatto fare? Qui è pieno di monitor, ce ne sono tanti davanti e sopra la mia testa.

S o l i t u d i n e

Sono un tipo fondamentalmente calmo. Riesco ad agitarmi solo nel momento in cui sto per inserire la chiave nella serratura della mia nuova BMW e vedo quei graffi profondi nella vernice nera dello sportello.

Marta

Tornavo qui ogni giorno, senza che mancasse mai la voglia di farlo. Era la prima cosa a cui pensavo appena sveglio. Tutti i vestiti che indossavo erano scelti per arrivare qui, tutte le volte che infilavo le scarpe era per camminare fino a qui.

Insalata e brodi

Ecco. Lo senti il calore? È familiare. Siamo tutti in fila. Possibile mai? – mi dico. Quello coi baffi mi guarda con aria sghemba. Che vorrà mai, dico io? Allarga il sorriso in una smorfia scomposta

Contare fino a dieci

Uno, due e tre. Contare fino a dieci e poi pensare ad altro.
Quattro, cinque e sei. Contare fino a dieci e poi parlare d’altro.
Sette, otto e nove. Contare fino a dieci e raccontare d’altro.
Dieci.

La bellezza di Cologno Monzese

Anche a Cologno Monzese il sole può brillare sulle ringhiere e nei giorni di vento la luce può essere perfetta. In quei giorni, da lontano si vedono le montagne. In quei giorni, si fa intenso il desiderio di essere altrove.

Io non so parlar d’amore

I pensieri. Sì, i pensieri. Quelli sono il problema. Che ne sapete voi dei pensieri che scorrazzano in una casa chiusa mentre voi state lì a guardarli? Quelli corrono dalla fronte ai piedi. Velocità impensate.

Tra un ragù e una besciamella

La cucina della mensa aziendale è ampia. Nella cucina della mensa aziendale, tutti i giorni sono uguali. Tutti i giorni si pelano patate, si tritano cipolle. Tutti i giorni Cecilia prepara il pranzo per cento persone.

Miss Mondo

Lisa osservava il suo volto nello specchio. Questa volta si concentrò sui particolari. Si tolse un pelo nero che faceva capolino da un neo. Spremette un prodromo di pedicello, grattò una bolla appena nata sulla guancia.

Un mondo rosso Do e verde Fa

Suona la sveglia. Sono già le 6 e mezza. Con fatica, e senza voglia, apro gli occhi. Come se avessi dei pesi sulle palpebre, decido di alzarmi e vado in cucina dove mi aspetta la solita colazione: latte con cereali; che comunque mando giù a fatica:

Sabbia

Guanti, guanti, sempre guanti e ancora guanti.
Ma stasera no, non ce l’ho.
Qualche giorno fa ho sognato che ero normale.
È stato pure un bel sogno.

Al riparo

Sei da solo, finalmente. All’interno di quattro mura di legno vecchio e puzzolente. Seduto su una sedia arrugginita, con le braccia stese su una scrivania di mogano. Scappato da una vita di gente che ti chiede foto e scarabocchi su pezzi di carta.

Naufragare

Una bolla, una grandissima e straziante bolla mi circonda. La romperò? I bambini quando sono nella pancia materna vivono sotto la copertura di un plexiglass di placenta, immagino sia filtrata la vita da lì sotto. Cosa vedono?