Migliori amici

Per tutto il ginnasio trascorro i pomeriggi nello studio di Claudio, fumando Philip Morris di nascosto e parlando di storia e letteratura. Frequentiamo lo stesso liceo classico, in cui tutte le famiglie della buona società cittadina iscrivono da generazioni i loro rampolli.

Glicine

La scuola di danza è un castello e la direttrice è tutta vestita d’oro. Ha capelli che sembrano zucchero filato, alti e vaporosi, giallo chiaro. Sei grandi cani fanno la guardia al castello, nel giardino davanti.

Senvolt

Giovanni si tolse gli occhiali e li mise in tasca. Aveva paura di perderli o di sfasciarli se il salto fosse riuscito male; poi per il sudore gli scivolavano dal naso. Ora tutto gli appariva sfocato, oggetti e colori si mescolavano senza confini certi. Si avvicinò lentamente al cornicione della Scuola, quello che dava proprio sull’entrata.

L’onda verde

Giulia lo aveva abbracciato con le maniche del pigiama tirate sopra i pugni chiusi e gli aveva sussurrato che sarebbe stato un periodo bellissimo. Quel semestre avevano una buona compatibilità di orari e si erano accordati così.

Quando ripenso a lei

Quando ripenso a lei, la vedo sul bagnasciuga, in quel torrido pomeriggio di agosto su una spiaggia marchigiana. Vedo i riccioli neri, leggermente increspati dalla salsedine che sbucano dal cappello incorniciandole il viso tondo, le labbra piccole, a forma di cuore, leggermente imbronciate che ricordano quelle delle dive degli anni Cinquanta, e poi gli occhiali da sole dalla montatura rossa, un po’ troppo grandi per lei.

Se non fossi mai nato

Sarebbe meglio che non fossi mai nato ti ha urlato con gli occhi insanguinati dall’alcool, si ubriaca sempre tua madre a sera o mattina è uguale e quando si ubriaca diventa cattiva, la sua lingua una scudisciata e le sue mani non per la prima volta ti hanno infiammato la guancia,

Donkey Kong

Lorenzo capisce che è iniziata ogni qual volta sente le loro voci confondersi in lontananza, con intensità in aumento.
Chiude allora il suo game boy grigio, stando ben attento a salvare i dati, consapevole che non salvarli lo porterebbe a follia certa.

Il sistema solare

Non li sopporto. Così falsi con quelle facce tristi costruite ad arte. I peggiori sono quelli che vogliono conoscere i dettagli per soddisfare la loro curiosità morbosa. Una folla di gente che conosco appena e che mi ha fissato tutto il tempo chiedendosi perché io non piangessi al funerale. Al diavolo tutti quanti.

La tripla

La palla rimbalza sul ferro davanti. Il tiro è corto e sotto al canestro il gigante lituano scambiato con i Maveriks durante l’offseason taglia fuori tutti, prendendo un rimbalzo d’oro.

Come Benji Price

La calciatrice avversaria posizionò il pallone con cura. Il gesso, calpestato durante tutta la partita, si era ormai mescolato alla pozzolana, e il dischetto di rigore era diventato un pallido ovale a undici metri esatti dalla linea di porta. A undici metri da Flavia.

Navi e tulipani

La prima volta che vidi i campi dei tulipani rimasi così, occhi sgranati e bocca aperta.
Papà mi aveva detto: «Vieni con me».

La prima bugia

Ho scoperto che anche gli adulti possono mentire. Ho sempre creduto che dicessero la verità, non ne ho mai dubitato, persino quella volta che mi convinsero che se continuavo a fare le boccacce sarei rimasta con la faccia paralizzata. Oggi invece ho capito quanto sono stata ingenua.

La statuina del santo

Sull’isola c’era una specie di confraternita religiosa, come un’accolita o una pia unione.
Avevano in custodia la statuina del Santo protettore del paese, e ognuno di loro, una volta sola nella vita, poteva mettersi in una lista e avere l’onore di ospitarla e venerarla in casa per un anno intero.

MarcodelquintoB

Ogni mattina andare a scuola è una grandissima rottura di palle. Mia madre, ogni santa volta che apro gli occhi dopo che la sveglia mi ha trapanato un timpano, srotola la pergamena della lista di cose da fare: «Datti una mossa Ilaria, oggi sono piena!

Campo di cocomeri

Un campo di cocomeri, il sole di agosto, io e Pieretto.
Che poi, di lui, non è che mi fidassi tanto. Quando gli veniva un’idea, che fosse pescare certi cefali grassi che nuotavano intorpiditi nelle acque zozze, mezze dolci e mezze salate alla foce del Tevere,

Carnevalone

Alla fine della lezione, non so più perché, venne fuori questa storia.
Che c’era una vecchia usanza del paese, e che sarebbe stato bello costruire un pupazzo di cartapesta per festeggiare la fine imminente del Carnevale, bruciandolo poi su una catasta di legno, come si faceva ai tempi andati.

Ultimo giorno da bambino

Zio Vittorio aveva una bottega da barbiere, incastrata tra la Prenestina e i palazzi del Pigneto. In alto vedevo sfrecciare le macchine sulla sopraelevata a buttare i gas di scarico direttamente nelle finestre della gente e in basso sferragliavano i treni diretti a Tiburtina o Termini, lenti e svogliati come tartarughe di metallo.

Schiava o regina?

Non mi piacevano le suore, non mi sono mai piaciute. Da bambina mi facevano anche paura, con quelle vesti nere e quei crocifissi che pendevano dalle cintole e dondolavano a ogni passo.

Nano e Capoccione

L’inverno e un pezzo di primavera erano passati così, senza vedere una goccia d’acqua e questa cosa a Marcolino proprio non andava giù. Trovava sempre una maniera per tirarla fuori in mezzo a qualche discussione tra di noi, quando alla fine del lavoro ce ne andavamo in giro per la borgata.

Si può vedere anche da lontano

Forse quella Barbie aveva qualcosa da dirmi. Mi fissava intensamente, occhi sbarrati. Il suo sguardo mi accompagnava ogni volta che mi aggiravo per la stanza. Cambiavo posizione e lei mi seguiva, sempre.

La Stele di Rosetta

Quando Mary era piccola, la cosa che più la incuriosiva e allo stesso tempo la spaventava era il freezer dello zio Pietro. Era un affare enorme, soprattutto per lei che era alta non più di settanta centimetri.

L’esame

«Diciamo che le farò un’ultima domanda, la domandina della lode.»
Il professor Gaudenzi, emerito di storia degli Stati Uniti della Sapienza, lo guardava dai suoi occhiali d’osso, ricordo di un Safari in Africa

Baby Raccoon

Sono. Sono già. Già, sono. E se ci sono io e voi ci siete, ci siamo. Nessuno lo credeva, eppure. Ora inizio con me. Poi vediamo con voi. Ciao, ciao. Salute, salute.
Io sono quella cosa per cui mamma ha potuto dire al marito cioè a papà e poi a sua mamma cioè alla nonna: