Oggi mi sento molto randagia

La mattina del 7 agosto mi sono svegliata, ho aperto gli scuri della mia camera ma solo in fessura perché c’era già molto caldo, sono andata in cucina e ho trovato come sempre la mia tazza con scritto buongiorno un cazzo, la moka da tre, il latte e il mio croissant alla crema da condividere con Miranda, la gatta.

La cena

Voglio ritentare ancora una volta, non mi do per vinta, lo so che la nostra storia è stata tutta sbagliata e se potessi tornare indietro la riscriverei tutta diversa, ma indietro non si va.

Le voci del silenzio

Non riesci ad aprire gli occhi. Come certe mattine in cui dopo una sbronza ti svegli coi sensi annebbiati, con l’indolenza nelle ossa e il desiderio di restare nel mondo dei sogni per qualche ora ancora.

Lo scemo del villaggio

Se esiste un’emozione sulla quale la vita si costruisce e si fa unica, il nodo invisibile intorno a cui si forma un’individualità, allora il mio è stato il dolore che provavo per il fatto di sentirmi diversa dagli altri: i primi ricordi che conservo nel cuore sanno tutti di esclusione e di marginalità, e nascono in un luogo la cui esistenza si fa fatica a pensare reale.

Presente!

«G. Mariella?»
«Presente!»

Ero tra i banchi di scuola. L’odore del gesso impregna ancora il mio ricordo. Cavolo, il primo giorno di scuola! Ero una bambina in penombra.

La casa

Sono nata in un basso e fino ai 15 anni ho guardato la vita dal ciglio della strada.
Una porta finestra, due gradini da scendere e la casa era tutta lì, una stanza con soppalco, zona giorno e zona notte, la cucina ricavata con un tramezzo al piano terra.

Vita

È un nome proprio, Vita.
Ho conosciuto una persona che si chiamava proprio così: Vita. Era una bambina. Eravamo in quarta elementare, nella stessa classe: prima non ho ricordi di lei quindi è molto probabile che fosse arrivata solo quell’anno.

Il segreto

«Non lo vedi che tua zia ha un carattere completamente diverso da tua madre? Tua zia sorride, scherza, la sua risata la senti da lontano. Tua madre, invece, sembra perennemente arrabbiata, sta sempre a bacchettare tutti…»

L’amore ritrovato

«Se non si rimette fisicamente non possiamo continuare l’analisi, lei deve ricoverarsi, rischia di morire.» Ricorda ancora quelle parole, quelle della sua analista, la Madame Bovary dell’istituto freudiano.

Non dirmi più quello che devo fare

Avevo notato i suoi occhi azzurri mentre mi toglievo la tuta grigia per prepararmi a entrare in scena. Mi ritrovo le sue braccia più lunghe delle mie tese verso di me. Una scintilla mi attraversa il corpo.

Quel giorno che…

È novembre. Sono a casa, seduta sulla poltrona. Afferro il telecomando e, affidandomi al caso, lascio che le dita ci scorrano sopra. Le immagini, nel loro inseguirsi, come in un vecchio carosello, danno vita a qualcosa che non ha alcun senso.

Il riscatto dell’ultimo

L’inverno si affacciava di nuovo su quelle strade bianche e polverose. Con la pioggia diventavano fanghiglie melmose mutando il paesaggio. Gli abitanti sembravano rimanere attaccati alle loro usanze in quel pezzo di periferia poco distante dalla città degli eterni cambiamenti, dove tutto si ribaltava continuamente in attesa di finire e poi rinascere.

Amore in corto

E pensare che per tanto tempo sono stata te.
Non solo dentro di te.
Non solo parte di te.
Difficile era distinguermi da te.
Ma forse non te ne sei accorta.
O forse ora non te ne ricordi.

Una foto nel libro

Quando sei piccola e hai un fratello più grande è normale volerlo conquistare. 
Francesca era più piccola del fratello di otto anni e ogni volta che le era possibile si abbandonava a una dedita contemplazione di ogni suo gesto con approvazione e stima, a prescindere da cosa si trattasse.