Il tempo opportuno

Otto meno venti. O meglio, sette e quaranta. Perfetto, come ogni mattina. E come ogni mattina l’ascensore è occupato.
Su queste scale una volta ci passavano nobili destrieri, giovani cavalieri difensori dello Stato. Ora giusto qualche somaro con la ventiquattrore.

La Maestrina

«E così sei rimasta fregata?» chiede la maestrina con quel tono da saputella che la contraddistingue dalla nascita mentre si sistema magistralmente il trucco allo specchio. È sempre così impeccabile.

Lo zoo casalingo

Ancora non si capacitava di come le fosse scappato quel: «Allora tutti a casa mia per martedì». Con i colleghi d’ufficio in sette anni aveva scambiato sì e no dieci parole, oltre ai ‘buongiorno’ e ‘a domani’ di buona creanza.

Respiri, trattenga il respiro

Te ne stai lì nuda, spogliata di ogni dignità. Nemmeno le mutande ti hanno fatto tenere. E mentre senti i peli delle gambe che si rizzano e i capezzoli che si induriscono per il freddo, pensi al tacchino di Natale.

Asino testardo all’Asinara

Aveva calcolato tutto, ogni minimo dettaglio. Un piano semplice, lineare. Certo, avrebbe potuto fracassarsi la testa sugli scogli, ma quello Nicolino l’aveva messo in conto.

Una nuvola amaranto

Dlin, dlon!
Agnese, le chiavi penzoloni dalle mani, la testa canuta su un corpo cicciottello, miracolosamente in bilico su due sottilissimi piedi, era seduta assorta alla sua solita postazione.

La mangiatrice

La luce delle tre del pomeriggio entra obliqua nella tavola calda, si riflette pigramente sul mio vassoio di plastica dura e si diffonde nella sala, rimanendo quasi sospesa a mezz’aria.

Chi non ama il sangue del suo sangue?

Chi non ama il sangue del suo sangue? Chi non dice cose incredibilmente crudeli al sangue del suo sangue? Chi non pensa le cose incredibilmente crudeli che dice al sangue del suo sangue?

La macchina bianca

C’era bisogno di un grande colpo di fortuna. Cominciava a pensare che non l’avrebbe mai trovata, nonostante gli sforzi e la fatica. Sentiva la necessità di fermarsi per riposarsi un poco. Il sole era già basso e quel meccanico girovagare stava lasciando il passo al sonno e alla sete.

La sorellanza

Quando troverete questa registrazione, ben nascosta nelle più remote pieghe della Rete, io non esisterò più. E sarà un bene, perché sto confessando un omicidio, e sarà  un male, perché gli uomini si renderanno conto di cosa hanno perso.

Sul cornicione

Stamattina non entra la solita luce dalle tapparelle, forse per via delle nuvole. Lascio il letto e vado in cucina per il mio caffè annacquato. Giro il cucchiaio nella tazza dopo averlo allungato per stemperare i pensieri scomodi arrivati non appena ho appoggiato i piedi sul pavimento freddo. È stata lunga la notte trascorsa a rigirarmi tra le lenzuola troppo calde.

Cosa vuol dire

Cosa vuol dire essere innamorato a cinquant’anni?
Il famoso attore, mentre si girava in cerca della migliore posizione per addormentarsi, vide comparire all’improvviso questa domanda, mentre la sua mente sprofondava in un inquieto dormiveglia.

La statuina del santo

Sull’isola c’era una specie di confraternita religiosa, come un’accolita o una pia unione.
Avevano in custodia la statuina del Santo protettore del paese, e ognuno di loro, una volta sola nella vita, poteva mettersi in una lista e avere l’onore di ospitarla e venerarla in casa per un anno intero.

Come un giro di danza

Quando Cecilia spinse la porta a vetri che le avevano indicato si trovò davanti un lungo corridoio. Il parquet emise rumori sproporzionati sotto i suoi passi. Era una ragazza leggera, con poca massa muscolare e provocare quel suono così scuro la agitò.

Arriva alle dieci di sera

Arriva alle dieci di sera. È dal messaggio di questa mattina che mi sto preparando: – Vorrei ricordarti che oggi è martedì. Come se potessi dimenticare il primo appuntamento, ma faccio finta di niente: – Ah, già. Allora alle dieci da me.

Una domenica mattina

Stamattina sono uscito presto di casa, buttato come sempre giù dal letto dai pensieri che inseguono me come tutti al risveglio.
Solito bar, solito caffè, soliti giornali da sfogliare, con l’occhio puntato fuori dalla porta dove staziona la mia preziosa bici rigorosamente aperta.

La metafisica di Lago Storto

Erano le prime luci dell’alba, quando conobbi il gatto dalla coda gialla, sulla riva di Lago Storto. Gli avevo dato io quel nome a causa della sua particolare forma che ricordava quella di un fagiolo.