Il sistema solare

Non li sopporto. Così falsi con quelle facce tristi costruite ad arte. I peggiori sono quelli che vogliono conoscere i dettagli per soddisfare la loro curiosità morbosa. Una folla di gente che conosco appena e che mi ha fissato tutto il tempo chiedendosi perché io non piangessi al funerale. Al diavolo tutti quanti.

Ritratto di Annibale

Giocavamo a camminare sui binari, col treno che correva nella nostra direzione.
Le regole erano semplici: non appena le sbarre del passaggio a livello si fossero abbassate bisognava fare dieci passi a occhi chiusi e con le mani in tasca per poi schizzare via all’ultimo secondo. 

Elettroshock

Era maggio e stava iniziando la mia prima estate romana. Mi ero iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia, ma senza dare un esame. Prima ancora ero scappata dai banchi dei test d’ingresso a Psicologia per un attacco di panico che poi ho capito

Rosso fuoco

Greta a volte viene ad aiutarmi a portare lo zaino quando arrivo a scuola. Greta viene a portarmi lo zaino più spesso di tutti anche se la professoressa dice che tutti devono essere gentili ma Greta è la più gentile e quando mi porta lo zaino io la sento

Appena sotto le nuvole

Ore 23.30, questa sera Laura ha finito prima del solito. Mentre serviva ai tavoli, apriva una bottiglia di vino o sparecchiava i bicchieri sporchi, allo Stadio Olimpico la Roma ha vinto inaspettatamente il derby ed è proprio il caso di festeggiare.

Il paese

Partivamo a giugno per le vacanze estive e tornavamo a fine settembre per l’inizio della scuola. Padre, madre e tre fratelli al colmo dell’eccitazione, in una 600 con i bagagli legati sul tetto dell’auto insieme all’ombrellone e alla grossa tela blu contenente l’indistruttibile canotto.

Sei giorni

Ha diciassette anni, ha freddo, ha braccia e mani enormi che tiene ben aperte per apparire ancora più grande, sta fermo, il sole di febbraio non scalda ma crea a terra un’ombra nera, un suo doppio venuto ad aiutarlo a difendere la porta.

La bicicletta

Stamattina Carlo è in ritardo, esce di casa sbattendo la porta senza neppure chiuderla a chiave. Pensa che è tardi e che deve correre da sua madre. Prende di corsa la bicicletta dal garage e monta in sella.

Costanza sta dormendo

C’era una volta un città grande, che si chiamava Roma. C’era una volta, in quella città grande, un quartiere piccolo, che si chiamava San Lorenzo. C’era una volta in quel quartiere piccolo, dentro quella città grande, una casa piccola in cui viveva una ragazza grande, quasi sempre addormentata.

Il segno di Rayuela

I miei capelli sono neri, nerissimi, come le ali di un corvo, sono cosi neri che i miei amici, quando ci incontriamo per strada, mi dicono “Hey Nera!”. Li porto lunghi fin da piccola e non ho mai lasciato che qualcuno gli avvicinasse delle forbici.

Uscire fuori dai pali

«Oh, ma tu che tieni da guardare? Eh, che ti guardi, me lo dici?».
Continuo a guardarlo ma non gli rispondo.
«Per caso sei muto? Ti ho chiesto che ti guardi. So’ bello? È per questo che mi guardi?».

Lame

Il ragazzo era lì che fissava la sua mano ormai da troppi minuti per quello che aveva deciso di fare. Il rasoio non pesava quasi niente eppure lo sentiva nella sua mano come piombo. Guardava il rasoio e non si decideva ancora: bastava aprire la porta della stanza, avvicinarsi al letto, pochi gesti e i suoi pensieri sarebbero tornati limpidi come acqua di fonte.

Il Fuoco

Sono in una casa di legno e sento come tante volte ho sentito, la botta, la certezza che impazzirò, ma veramente, parlo di materiale per un manicomio, schizofrenia. Mentre cammino urlo e piango per ogni singola cosa; niente mi piace, non mi va bene niente, sono un essere insaziabile.

Amour Fou

Dormivamo abbracciati. Avevamo fatto l’amore, quello bello, pieno, di quando ci si ritrova dopo tanto tempo e ti rendi conto di quanto ti era mancato lui, il suo odore, le sue labbra, il suo modo di tenerti tra le braccia come un’ostrica tiene la sua perla.

Congedo

Chiudo la valigia e scendo in salotto: c’è odore di fumo e una nebbia densa. La attraverso tossendo forte. Spalanco le finestre: Silvia ciondola annoiata dal ramo più basso del nespolo in fondo al giardino, la testa di capelli ricci e neri stretta tra le braccia, le ginocchia piegate a mezz’aria.

La vita in rose

La catastrofe era stata annunciata alla tv da giorni ed era stato chiaro a tutti che non ci sarebbe stata alcuna via di scampo. Una tromba d’aria di intensità pari a quella di un uragano tropicale si sarebbe abbattuta sul litorale tirrenico per la prima volta a memoria d’uomo.

Garum

Non guardarmi così, non ho scelto io di farlo. No davvero. Pensi che stia mentendo? Forse in parte hai ragione. Tu certamente non hai scelto di essere qui, io potevo dire di no. Vorrei davvero che la smettessi di fissarmi a quel modo, con quegli occhi neri che sembrano nascondere una richiesta.