Krakatoa

«Andrea!» Mi volto e vedo lei. Arianna. In compagnia di un uomo. «Tu? In aereo?» mi dice. Io pronto a pavoneggiarmi per aver superato il terrore del volo, sorrido. Ma qui il dramma. Irreparabile.

Donna con occhiali

Prima
Entra senza timbrare, un paio di giorni al mese. Si siede a una postazione libera e scrive senza alzare gli occhi dallo schermo. Quando la vedo dal corridoio ho il dubbio che per educazione dovrei presentarmi, ma poi penso che tanto è solo lì di passaggio e quindi non ne vale la pena.

Bettini calcio

PRIMO GIORNO DI ALLENAMENTO
«Marco! Ma l’hai visto quello nuovo?»
«Chi, Francè? Quello che assomiglia a un supplì co’ le zampe?»
«Sì sì… proprio lui! Proprio un supplì co’ tutti quei brufoli in faccia e quel lardo che lo acciambella! Come se chiama quel coso?»
«Federico.»
«Ah, ok! Federico sì.»

Tanto lui c’è sempre

Tanto lui c’è sempre. Va bene. Ma dove? Dietro la porta? Dentro un calzino arrotolato nei panni sporchi? Ti prego, dimmi, dall’alto del tuo sapere, condividi con me questa grande verità, questa tua certezza.

Solo amici

Avevamo ragione entrambi. Avevo ragione, io, a dire che la amavo come non ho mai amato nessun’altra. Aveva ragione Maria, la nostra è amicizia. È che non avevo mai avuto un’amica finora, in quarant’anni di vita. In fondo, cosa si deve fare, di solito, da soli con una ragazza?

‘Na volta qua? Tutti campi.

Tre camion
Guarda adesso, un camion ogni morte di papa, ma bisognava farla l’autostrada, se no ci tagliavano fuori dal mondo.
Dicevano migliaia di tir, svuotare il traffico della riviera, i autlet che dovevano venire su come funghi intorno al casello.

Una volta avrebbe insistito

Lei: Questa è l’ultima che mi fai!
Lui: Perché, cosa ti ho fatto?
Lei: Mi hai contraddetta e soprattutto l’hai fatto in modo aggressivo…
Lui: Per forza, tu dici minchiate.
Lei: Ah sì? E quale minchiata avrei detto?

Lui. Lei…

LEI: Incredibile! Non stai guardando quel cacchio di telefonino, guardi me! No, sul serio… proprio me… anche perché non ho nessun dietro…
LUI: Mi sa che mi hai beccato, beh non sei affatto male! Piccolina, rotondetta, diciamo curve abbondanti…
LEI: Eccolo là! Come al solito mi guarda il seno, non c’è proprio altro che ti attira?

Gli occhi del nonno

«Devi rimanere fuori con me e mamma, papà. Non devi entrare nella maniera più assoluta.»
«Zitta Livia, sta nascendo mio nipote.»
«Papà, in verità Lucrezia ti ha detto più volte che…»

So’ venuta a ripijatte

Ma che sto a fa’? Mi fija me l’ha ripetuto mille vorte: «A mà, ma che te vie’ in mente? E si poi nun sai più torna’?».
M’ha avvertita, ce lo so, ma che ce devo da fa’? Nun ce la faccio a vive così, me sento sola. Devo da capi’ che è successo, me deve di’ perché a mi marito jè venuto ’n mente de annassene, de lassamme da sola come ‘na cretina.

Vin zò

«Franco, vin zò!»
«Eh nonno, sa gh’è?»
«Vin zò adesa, a i-ò bisogn.»
La spada di Damocle della mia infanzia: mio nonno che urla lungo la tromba delle scale dal piano di sotto. Come una sirena in tempo di guerra: sai che può succedere da un momento all’altro, ma mai alla stessa ora. Un preallarme continuo che ti tiene in sospeso tutto il giorno.

Il lato giusto

X: Scusa, ma ti sei offesa?
Y: No, sono solo stanca.
X: Stanca di me?
Y: Forse dei tuoi pensieri così negativi, incerti. Capisco che hai mille dubbi, questa è una cosa nuova anche per me, ma dobbiamo affrontarla in maniera adulta, ormai sono quasi nove mesi che ci conosciamo.