Omero Editore

I racconti di Omero

Infernal 


L’amore è una parolaccia, diceva Charles Bukowski. Ma io mi chiedo quanto fascino, quanta potenza e sensibilità possa essere racchiusa in una parolaccia. Giulia Melideo ritrae un uomo ruvido e pieno di bellezza.

Non sono un ladro

Accattone, poveraccio, fallito, perdigiorno, emarginato ma ladro no. No, ladro proprio no. Maria Giulia Biguzzi getta luce su un insolito mestiere.

Una tavola a colori

I colori cominciarono a farmi venire l’acquolina in bocca. Così iniziai a cercare i colori più sgargianti e imbevuti di bosco, ragù e ricordi. Tommaso Toresi inventa un nuovo percorso culinario.

Il tuffo


Io non sono un tuffatore, ma oggi diventerò il più bravo tuffatore di sempre. Un tuffatore coraggioso. Il tuffatore che tutti si aspettano che io sia. Aurelio Nappi si lancia dallo scoglio delle consapevolezze.

La vendetta 


La prossima volta che metterai piede in casa mia pensaci bene. Le finestre potrebbero improvvisamente rompersi mentre cerchi di scappare e il tuo corpo… Beh, non solo il tuo corpo. Tieniti stretta anche l’anima, se ci riesci. Maria Grazia Scalas lascia un messaggio difficile da ignorare.

Andiamo, amore

Pancia contro pancia, io e te. In questa camera. Con quello che sta diventando il nostro solito gelato. Il nostro insolito sentimento. Le nostre solite paure. Silvia Tranfa ispeziona la fragilità di un amore nascente.

La zitella di via Farini

Un bacio un bacio e ancora un bacio. Mando tanti baci alla mia vicina quando la vedo assorta, triste o scoppiettante. La guardo e sorrido, anche se non mi vede. Martina Aldi si sporge dalla finestra per catturare le pulsazioni di una vita.

I secondi non calcolati

La grondaia che batte batte e ribatte. Il cane. Il lokdown. Mia moglie. E quel suo dannato caffè. Nunzia Castravelli oscilla tra la noia, le incertezze e i sopiti desideri.

A Valenti’

Valenti’, a mitica Valenti’ de Crepax qui a Corviale. Proprio qui, ‘nsieme a me. ‘Nsieme a un core crepato d’amore. Marco Ruggiero porta in giro Valentina per una borgata che ha tanto da rivelare.

La fine di una vecchia vita

Adesso tutto è cambiato. La porta che si apre e cigola non è più una tensione urlante. Mi alzo al mattino, e da quando mi sento viva, ogni giorno è diverso. Volevo dirtelo. Volevo farti sapere chi ha vinto e chi ha perso. Maria Cristina Peruzzini ricerca con forza parole semplici.

Il giusto verso

Siamo come la tua giacca, papà. Lo capisco solo ora indossandola davanti a uno specchio che mi restituisce una vita intera. Raoul Vandenbulcke rivela l’entità di un rapporto da bottone a bottone.

Nella buona e nella cattiva sorte

È troppo buono, dicono. La bontà porta alla rovina, pensano. Ma la bontà è l’arma migliore che ci sia, dimenticano. Veronica Santoro ripercorre la storia di una vita famigliare dalle origini all’attesa di un futuro nuovo.

Il botto

Odio questa vita. Odio chi mi ha messa in questa situazione. Odio il tragitto per raggiungerlo. Odio, odio, odio e, forse, anche amo. Michaela Diotallevi si lascia andare a un flusso di coscienza tra carcere e libertà.

L’arte sono io

Cos’è l’arte, mi chiedo. Questo cartone con cui ho imparato a proteggermi dal freddo? Gli occhi inconsapevoli di chi mi guarda e non mi dà per vinto? Il fruscio delle foglie sopra la mia testa? Cos’è, cos’è, cos’è? Flaminia Cordani mette in scena la solidità di un’idea.

Animalario variegato

Dio mio, quanti animali girano per la mia testa e intorno a me? Tutte specie sconosciute, irriverenti, divertenti e irritanti. Non li vedete anche voi? Ersilia Crisci dà vita a un animalario variegato.

L’uva dei Parioli

C’era una volta una volpe cresciuta nella ridente Tor Tre Teste che vagava pacifica e disinvolta lungo viale Parioli.

Storia n. 1

Mi chiamo Rosalia Valdés, figlia di padre sardo e madre siciliana, sono un tantino scura e ho le braccia e le gambe pelosette. Appena nata, per via del colore della mia carnagione, gli zii di Palermo mi hanno soprannominata strunzu nivuru, quelli di Cagliari cagallone.

Lettera all’interno 10

Caro sig. Certelli, siamo stati vicini di casa per nove anni. Lei al quinto piano. Io al sesto. Il mio appartamento era esattamente sopra il suo. Anche il mio citofono sulla pulsantiera era sopra il suo. Io Cervelli Interno 12. Lei Certelli Interno 10.

Levitico

Nella stanza da letto entra un filo di luce. Due linee che si biforcano da una punta disegnano un cono sul letto sfatto dove giace il suo corpo. Bello, bellissimo. Di schiena. Anche quella bella, bellissima, che mi verrebbe voglia di toccarla.

Raccontami la sua voce

Nina è entrata in casa e ha proseguito di volata in camera da letto, sfiorandomi appena con la mano. Lo sguardo, però, è sempre lontano da me e carico di ostilità. Da quanto tempo andiamo avanti così non lo ricordo più; so solo che è tanto, troppo.

Anche io posso sentire

Io ce l’ho detto a mamma che non sento. Ma lei mica mi crede a me, lei. Figurati se lei a me mi crede. Figurati. Lei pensa che io, che io voglio saltar la scuola io. Ma io la scuola non la voglio saltare, a me dentro dentro, a me piace la scuola. Però, ora a me piace un po’ meno, la scuola dico, perché io ora, io a scuola ora, non sento più quasi nulla io.

Il giudice Lombardi

Il giudice Lombardi era seduto comodamente dietro la sua scrivania, intento a terminare un’ultima e-mail. Le dita si muovevano veloci sulla tastiera, davano corpo ai suoi pensieri che scorrevano fluidi, seguendo la logica del codice civile.

Scene e scenate

Caro Ale,
ti scrivo poiché desidero esprimere tutta la mia soddisfazione per come le prove stanno procedendo in questi primi giorni di allestimento. Purtroppo il dovere ha esatto una partenza precoce da parte mia. Voglio tuttavia scriverti un paio di umili annotazioni in merito al lavoro visto. 

Margherita

Mentre l’aspettavo a casa avevo un desiderio irrefrenabile di lei. Non potevo farci niente, era sempre la stessa storia. Ogni volta giuravo a me stesso che sarebbe stata l’ultima e poi, pochi giorni dopo, ci ricadevo. Era diventata un’ossessione.

Notturno berlinese

Ormai sono le dieci. Non mi sono accorto che fosse così tardi, devo essermi addormentato. Spengo il pc, la stanza scivola in un buio completo. Fuori, le luci della città danzano oltre i vetri bagnati, proiettando deboli riflessi all’interno del salone.

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