Omero Editore

I racconti di Omero

Sei come gli X Men

Ho una mutazione genetica. Mia sorella Francesca dice che sono come gli X men, io dico che lei è completamente fuori. I miei geni mutano e, quando succede, si trasformano in qualcosa di brutto.

Vita

È un nome proprio, Vita.
Ho conosciuto una persona che si chiamava proprio così: Vita. Era una bambina. Eravamo in quarta elementare, nella stessa classe: prima non ho ricordi di lei quindi è molto probabile che fosse arrivata solo quell’anno.

A reggina de Roma

«T’amo fatto ‘na sorpresa» dicono li froci amici mia «’na reunion.»
«’Na che?»
«’Na reunion», sartella er fidanzatino de l’amichetto mio che s’engrifa solo pe ’e cose zozze.
«E io che me pensavo d’esse venuta pe’ magnà» dico, e m’allungo er giacchino su l’attaccapanni.

La tipica pulsione del morituro

Decise di farla finita. Ma prima di suicidarsi voleva togliersi almeno uno sfizio. Appassionato di buona cucina, sentiva la pulsione del morituro di assaporare come ultimo desiderio i piatti dei migliori ristoranti della penisola.

La cassa

La routine del vecchio è sempre la stessa. Alle sei e mezzo apre gli occhi, infila le ciabatte di stoffa, si avvolge in una vestaglia di tweed – la indossa pure in estate –, poi lentamente si alza e si affaccia al balcone.

Schiava o regina?

Non mi piacevano le suore, non mi sono mai piaciute. Da bambina mi facevano anche paura, con quelle vesti nere e quei crocifissi che pendevano dalle cintole e dondolavano a ogni passo.

Nano e Capoccione

L’inverno e un pezzo di primavera erano passati così, senza vedere una goccia d’acqua e questa cosa a Marcolino proprio non andava giù. Trovava sempre una maniera per tirarla fuori in mezzo a qualche discussione tra di noi, quando alla fine del lavoro ce ne andavamo in giro per la borgata.

La maschera

Mi muovo nel buio da sempre. Per lavoro, cercando in sala i posti in platea, a riflettori spenti. E nella vita cercando il mio di posto che non trovo mai. Mi chiamo Adriana, ho 42 anni e faccio la maschera.

Ripartenze finali

Ecco. Era terminato tutto. Chiuso il loculo con la lapide, ho salutato i pochi presenti a quella breve cerimonia laica. Potevo finalmente lasciare il cimitero e chiudere così in maniera definitiva il mio rapporto con Latina, la città dove sono nato.

Il segreto

«Non lo vedi che tua zia ha un carattere completamente diverso da tua madre? Tua zia sorride, scherza, la sua risata la senti da lontano. Tua madre, invece, sembra perennemente arrabbiata, sta sempre a bacchettare tutti…»

L’amore ritrovato

«Se non si rimette fisicamente non possiamo continuare l’analisi, lei deve ricoverarsi, rischia di morire.» Ricorda ancora quelle parole, quelle della sua analista, la Madame Bovary dell’istituto freudiano.

In ritardo

Al telefono:
«Che cosa vuoi Mario, non ci sentiamo da tantissimi anni.»
«Hai ragione Anna, ti devo parlare. Sono accadute alcune cose importanti, una grave, vorrei che tu lo sapessi, non ti avrei cercato se non fosse così.»
«Perché non ne parli con lei? Geneve, vero?»

Flump

La mia strada sembrava segnata, dovevo vivere solo e ogni tanto ricominciare. Tutto per lavoro. Iniziava con una semplice telefonata e un numero. Il numero corrispondeva a una cassetta postale in uno dei vari uffici della città. Erano tanti e il numero cambiava di volta in volta.

Il patto

Aperto, chiuso.
Nero, bianco.
Scuro, luce. Fiiico!
Se li strizzi così, gli occhi fanno tanti giochetti.

La principessa nera

«Quanto?»
«30»
«Ok sali.»
«No, io no sali. Tu scende.»
«Io scende dove scusa?»
«Tu scende. Io letto dietro. Più comodo auto.»

Esercizi di ispirazione

Caro amico, ho dato una letta alla ricerca che mi hai inviato riguardo a questa nuova tecnica di ispirazione di cui sei tanto entusiasta. Senza dubbio quella del professor Rampini è una proposta interessante.

San Francesco e nonna Teresina

«San Francesco mio» scrive nonna Teresina «ti prego vienime a da’ una mano. Er cane mio so’ tre giorni che non mangia, gli uccelli da mezzogiorno alle quattro rompono le palle e er bue se rifiuta de tira’ l’aratro. Ti prego, aiutame. Sto alla fattoria, quella grossa, appena fori Ladispoli. Teresina».

Capitan Shunt

Bip bip bip. Il suono ciclico e ipnotico del monitor cardiaco. Qualche buffo personaggio imbavagliato e incappucciato di verde intorno a me. Poi, finalmente, la mamma con i suoi grandi occhi azzurri anche se sotto ha la mascherina e il camice di protezione.

Il letargo di Mariano Altarini

«E cin’ sei se’ o’… scendo in squat, salgo in burpees, batto le mani, Planck invertito, ricomincio. Forza!»
Mariano Altarini è paonazzo già dopo il riscaldamento. «Non riuscirò mai a sopravvivere, non stavolta», pensa.

San Valentino

«Dormi?»
Si sentì una voce femminile nel buio. Giulia si era appena addormentata, era stanca, tornata da poco da lavoro; per San Valentino, infatti, lavorava sempre moltissimo.
«No», rispose mentendo.
«Dimmi!», disse pensando che a svegliarla fosse stata la sua coinquilina. 

Lettera per la graduatoria nel Cielo

Caro Lorenzo,
mio straordinario e inseparabile amico, come va? Ti ho lasciato non molto tempo addietro un po’ acciaccato (quanto, boh… qui non si usa l’orologio); poi non ricordo più niente.  Spero comunque  ti stia riprendendo in fretta.

Il Bonfio

Il Bonfio è un essere tristo che prima guarnisce e poi stilla dolci lacrime farisee. Mezzosecolante maschio, grugnisce lamentoso mementando loffio quel fu giocondo e leggero, divorando lussurioso memorie e pastasciutta.

L’attesa

La sala della tavola calda è fredda e la donna non ha tolto né il cappotto né il cappello. È seduta a un tavolo rotondo, in legno scuro, con sopra un piano bianchissimo. Non capisco bene se è marmo o se tutto quel bianco è il frutto di tinteggiature approssimative, come spesso si fa sui vecchi tavoli.

Serenella

Serenella era fatta così, se qualcosa la incuriosiva doveva levarsi la voglia. Perciò quella domenica me la trovai di fianco sulla spiaggia del campeggio, tutti e due a guardare mio padre ammollo poco più in là che dragava la sabbia tirando una specie di rastrello.

Spider girl

Quello che accadde alla dottoressa Barbara Pucci, insigne biologa dell’università di Roma con un master conseguito a Londra e un dottorato di ricerca negli Stati Uniti, i greci l’avrebbero chiamata la “nemesi storica”.

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