Omero Editore

I racconti di Omero

È tutto perfetto

È sera, ma c’è ancora un po’ di luce. Sono qui in piedi fuori dalla vetrata e le guardo: sono così belle. Chiara, mia moglie, guarda la tv distesa sul divano, mezza addormentata e con un plaid sulle gambe.

Gravità zero


Oh cazzo, cazzo cazzo cazzo! L’astronave trema tutta… Fortuna che sto con le cinture allacciate, potrei cadere dal sedile per quanto trema. Ma chi me l’ha fatto fare? Qui è pieno di monitor, ce ne sono tanti davanti e sopra la mia testa.

La casa del Grande Serial Killer Vip

Andrej lanciò un urlo e poi svenne. La testa cadde all’indietro poggiandosi sulla ringhiera arrugginita. Jeffrey, nell’udire quell’urlo, si eccitò e corse verso la scala che portava nella cantina buia.

Pasta alla Kumar

Sono una ladra. Ho rubato, sì. Sono colpevole. Arrestatemi. Ammazzatemi. Ho rubato per fame. Non ho soldi per mangiare e l’altro giorno sono entrata nel negozio di Kumar, l’indiano amico mio che ha il negozio di alimentari sempre aperto dietro al parchetto di Via Casilina a Torre Angela

Una foto nel libro

Quando sei piccola e hai un fratello più grande è normale volerlo conquistare. 
Francesca era più piccola del fratello di otto anni e ogni volta che le era possibile si abbandonava a una dedita contemplazione di ogni suo gesto con approvazione e stima, a prescindere da cosa si trattasse.

Lexotan o vino?

Non so se sto facendo la cosa giusta o quella sbagliata, mi sono ritrovata in questa situazione senza neanche volerlo o forse sì ma ormai a chi importa quanta consapevolezza ho usato ma forse a me dovrebbe importare visto che si tratta del mio futuro e della mia vita specialmente su come riuscirò a mantenermi da domani perché tanto è tutta una questione di soldi su come dover lavorare per pagare le bollette il mutuo della casa il bollo.

Snake – missione improbabile

Mentre me ne torno locco locco nella tranquilla suburbia, salgono sul treno questi due oranghi, chiamiamoli Maiolica e Coda-di-cavallo per farvi capire il genere, e subito annuso l’aria da wrestling stradaiolo.

L’essere spugna

Io e Filippo avevamo rotto dopo quattro anni di alti e bassi. Il suo ennesimo tradimento mi aveva umiliata; il modo in cui aveva confessato tutto, senza tentare di negare, senza cercare di salvare qualcosa mi aveva annientata, distrutta

I poeti sognano gli odori

L’appuntamento è alle sedici, ho ancora tempo per cercare un parcheggio. E ne è passato davvero molto dall’ultima volta che ho messo piede in questa parte di città.

Sì, oggi sto meglio. Non ci penso come ci pensavo fino a ieri. Ieri ci pensavo tanto, ma tanto sul serio. Ma così sul serio che quasi ci ripenso anche ora.

Fuochi sull’Isonzo

Caro Francesco, fratello mio, buon compleanno. Non ho molto tempo, ma ho pensato che sarebbe stata una buona idea scriverti una lettera proprio oggi. Qui fa un freddo cane, sai?

Tutti i giorni della mia vita

Padre, Figlio e Spirito Santo. Meccanicamente apri la bocca e dici: Amen. Ti guardi intorno e scopri che tua moglie già si è seduta. Tua moglie. Quasi tua moglie.

Viaggio a Nohant

Esistono luoghi capaci di raccontare storie e di legarsi irrimediabilmente alla vita delle persone che li abitano. Luoghi che con il loro potere offuscano ciò che li circonda, gettando una luce nuova sulle cose e sulla nostra stessa visione del mondo.

La Signora Taide

Una Mercedes berlina nera si era accostata al marciapiede e il conducente aveva abbassato il vetro dalla parte del passeggero. La signora Taide si avvicinò e, poggiando una mano sullo sportello, sporse un poco la testa dentro l’abitacolo e gettò uno sguardo all’interno.

Teté

Con un colpo di scopa secco riusciva a far entrare tutta la polvere dentro la paletta che teneva salda e ben piantata nel pavimento. Si muoveva a suo agio fra quelle mura spesse, come se non se ne fosse mai andata.

Alice e il binario fluido

Mi chiamo Alice e ho undici anni. Sono in treno ed è la prima volta che viaggio da sola. Vado a Senigallia, ma a Sulmona devo scendere e cambiare.

Il filo

Ecco, hai appena tirato fuori dall’armadio tutto il necessario e l’hai poggiato con cura sul letto. Valigia: piccola ma capiente. Quattro camicie, tre pantaloni, una giacca, svariate maglie di lana, tre paia di calzini e sei mutande che con il tuo colon irritabile non si sa mai

Non qui, non ora

«Dai, entra. Cosa stai aspettando?» Il mio amico si ferma, ha un casco in mano e sorride. Gli angoli della bocca si increspano beffardi e gli occhi, due fessure scure, scintillano di sfida e di malizia. Lo detesto quando si impunta così.

Dietro lo specchio

Stavolta no. Stavolta strillo. Se non mi lascia andare io… Infila le mani nel pigiama. Ha mani morbide. A me piacciono le sue mani. Quando mi dà la mano io sono felice. La mia è piccola, scompare nella sua. Calda, avvolgente.

Polvere da sparo

Non ho mai avuto grandi capacità a rivivere i miei ricordi attraverso il corpo. Ma tutto è cambiato da quando sono in guerra. Tutto è cominciato con quella granata esplosa vicino alla nostra trincea.

La crepa sul muro

Per tutto il tempo del viaggio in auto cercai di non pensare a quello che mi aspettava. Era una cosa che mi toccava, nessuna via d’uscita. Dovevo solo affrontare la questione e poi avrei continuato ad andata avanti con la mia vita.

Ahia

Caro Francesco, ti scrivo una lettera che non ti darò mai. Non te la darò mai perché contiene il mio fallimento, l’ammissione della mia disfatta nello starti ancora accanto e nell’averti lasciato andare via.

I fantasmi di Tsushima

Il gracidare di un rospo. Il tonfo secco del sozu in bambù altalenante sulla roccia umida. Lo scorrere placido dell’acqua. Il legno freddo sotto le piante dei piedi.

Tutti tranne te

Come faccio sempre in questi casi, mi guardo intorno. C’è la solita folla, qualche idiota si fa il selfie con lo sfondo del palazzo, le macchine rallentano, creano l’ingorgo, i vigili si innervosiscono.

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