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Pane e lacrime

Mi svegliavo per la luce forte del giorno. Era il sole che a luglio penetrava nelle grotte e le faceva sembrare ospitali come in realtà non lo erano. Ci dormivo dentro da tre mesi con i miei genitori e le mie sorelle.

Pistole e ramoracce

Questo mio ricordo risale al tempo della seconda guerra mondiale quando Roma era stata appena occupata dalle forze armate tedesche. Allora avevo circa nove anni. Fu veramente un periodo duro in cui la sofferenza della fame era così forte da influenzare il mercato nero.

Chiudere il naso a volte è sbagliato

Avevo quattordici anni, poca voglia di studiare e pensavo che non fosse così importante farlo, ma che era più importante, invece, imparare un mestiere.
Così mio padre, ormai rassegnato,

Finché morte non ci separi

‘Muovi queste maledette gambe. Altri dieci passi e sarai lì dentro. Attraversa questa strada con determinazione come dieci anni fa hai attraversato con incedere elegante la navata centrale della chiesa.’

Vetiver

Al mio funerale, Maria la prego, che non ci sia nessuno. Nemmeno il dolore. Niente lacrime. Solo uno spazio impregnato di buon odore. Come il suo, odore di violetta, vero? Grazie Maria, sì, il cuscino un po’ più in alto. Ma io preferisco il vetiver, sì.

Tra un ragù e una besciamella

La cucina della mensa aziendale è ampia. Nella cucina della mensa aziendale, tutti i giorni sono uguali. Tutti i giorni si pelano patate, si tritano cipolle. Tutti i giorni Cecilia prepara il pranzo per cento persone.

Domani

L’omino entra nel bar con lo sguardo fisso sul pavimento. Il suo “buongiorno” detto con un tono di voce troppo basso per essere sentito, si perde tra le chiacchiere dei clienti.
Il paltò marrone che indossa è troppo grande per lui e pesante per le temperature di questi giorni.

La volpe e l’uva

Li avevo già trovati lì. Chissà in quale stazione erano saliti. Lei era ansiosa, temeva che il ritardo facesse saltare il loro appuntamento. Lui la rassicurò. Avevano tutto il tempo.

Risveglio

È notte? È giorno?
Un rumore mi ha strappato al sonno.
Rimango ferma sotto il piumone.
Al caldo.
In ascolto.

Passano i secoli

Giornata di pioggia. Umido. Freschezza. Purezza. Poi il sole. La rugiada che scorre tra le foglie. Lascia un serpeggiante rivolo d’acqua. Un minuscolo torrente che viaggia tra le sinuose increspature dei miei rami.

Il vescovo di Arcicozzo

Niente più di una stanza, una sedia, un pezzo di carta, una finestra e un prete.

La sedia di legno piuttosto robusto accoglie il prete concentrato nel leggere un foglio di carta sottile, a prima vista una pergamena antica o antichizzata,

Angry bird

Ho un pappagallo irascibile con la sindrome di Tourette.
La mattina mi sveglia: “Alza il culo! Alza il culo!”
Quando esco di casa: “Vaffanculo! Vaffanculo!”

Gelido

Eravamo in pochi, molti meno del giorno in cui finì la guerra, cinquant’anni prima. Leggevamo i nomi dei caduti in battaglia lungo il muro di marmo nero del mausoleo, riconoscendone il suono, tornando all’istante immediatamente prima a quello in cui sapemmo che la guerra era finita.

Un Bianconiglio ibrido nel paese dell’archi-design

Gli agenti di spionaggio come me dormono poco. Più che altro di giorno con un occhio rosso sempre allertato per individuare all’occorrenza una via di fuga. Di sera, come a tutti, gli piace darsi una botta di vita, non so…

La rabbia e le parole per dirla

Dieci anni fa mio padre ha avuto un ictus. Si è svegliato una mattina e non riusciva a parlare e a muovere il braccio destro. Mia madre lo ha portato al Pronto Soccorso e noi figli siamo accorsi quello stesso giorno.

Come la neve di Amsterdam al sole di Palermo

Eppure hai detto ti amo. È durato il tempo di una primavera a Madrid.
Madrid era il nostro venirci incontro. Io portavo il sole di Palermo, tu la neve di Amsterdam.

Le fiammelle di papà

Entro nella stanza illuminata male. Fa freddo. La luce è incerta, quasi blu. Il cuore mi batte forte, ma non lo sente nessuno. La testa è come svuotata. Al centro della stanza c’è lui, mio padre. Mi tremano le gambe, gli vado incontro.

L’odore di Firenze

Parte della mia adolescenza profuma di Firenze. Marmo bianco, poroso, che ricopre scale ampie e androni con alti soffitti. I corrimano, le porte, gli infissi, sono di legno spesso e scuro. Il legno e il marmo d’inverno dormono di profumi barricati, ma d’estate respirano insieme emanando un fiato aspro e fresco, maschile, erba e sale.

Il nuovo stesso giorno

Salgo velocemente al settimo piano del palazzo. La porta della casa è aperta e la donna è ancora lì. Ferma. In bilico tra vita e morte, tra speranza e follia. “Devo intervenire, non posso lasciare che succeda una simile disgrazia”.

Il potere della musica

Amava così tanto la musica che decise di fondersi con uno spartito per pianoforte. Si narra che se decidi di suonare “Chiaro di luna” di Debussy potresti notare un omino in smoking che scappa da un La bemolle e una chiave di violino intenzionati a picchiarlo.

Ciao Max

Sono l’amico immaginario di Max e, da che ho memoria, siamo grandi amici. Litighiamo spesso ma ogni volta riusciamo a perdonarci, o per lo meno era così fino a tre mesi fa. Era settembre. Inizia la scuola, Max ha cominciato la terza elementare.

Buoni consigli

Per risolvere i problemi, scomponili in pezzi. Gliel’aveva detto lei, quand’era ancora tutta intera.

Mentre guardi nel buio

La quarta sala del cinema aveva pochi posti e non si riempiva nemmeno mai tanto. Del velluto blu ricopriva poltrone e pareti di quell’unico ambiente dal pavimento leggermente inclinato. La sala era stata riaperta da qualche minuto per il secondo spettacolo pomeridiano.

Uvetta e pinoli

Il sole spacca le pietre.
Nora trascina il carrello della spesa verso l’auto.
Si ferma con un sospiro di sollievo e mette tutto nel portabagagli.
Ha un flash. Uvetta e pinoli!

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