Madre e figlia

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Alba. 4 lettere. Chi sono io. Nessuno mi conosce realmente, io non mi conosco realmente. Chi sono? Chi dovrei essere 28. 2 e 8. Sono gli anni che ho vissuto, sono Alba da 28 anni...

Alba.4 lettere. Chi sono io. Nessuno mi conosce realmente, io non mi conoscorealmente. Chi sono? Chi dovrei essere
28.2 e 8. Sono gli anni che ho vissuto, sono Alba da 28 anni. Sono tanti o sono pochi? Chi ne ha di più, dirà che sono troppo pochi per poter fare certi pensieri.
Sono una figlia, sono e sono stata una nipote, sono una sorella. Eppure, nessuno mi conosce. Chi sono a questo punto?
Non ricordo un momento in cui sono stata totalmente felice. Della mia infanzia e adolescenza ricordo ben poco. Se mi concentro posso ricordare le sensazioni, le intuizioni del momento e le emozioni. Ansia. Inadeguatezza. Tristezza. Solitudine. Umiliazione. Sconforto. Rabbia.
È come se fossi nata con un buco nel petto, un vuoto di cui ero consapevole già da bambina, che mi faceva sentire irrequieta e infelice. Un malessere che ha attraversato le generazioni di donne che mi hanno preceduto, tramandato come un rito di passaggio. Un’iniziazione alla vita, un retaggio familiare, in cui ciò che è successo in epoche passate influenza il presente in maniera contorta.
Chi sarebbe Alba se mia nonna non fosse stata Nives e se mia mamma non fosse stata Emanuela? Chi sarebbe Alba se la disfunzionalità del rapporto madre e figlia fosse stata sanata prima della sua nascita? Me lo chiedo spesso, troppe volte.
Ho provato rabbia nei confronti di mia madre, perché per tutta la mia vita mi sono sentita la valvola di sfogo di una persona non equilibrata e sofferente. Ho covato il rancore dentro, è germogliato in me rendendomi arida. Le mie esperienze personali hanno esacerbato il malessere che già si annidava in me, nutrendolo. E, ad ogni ferita viva che mi veniva inferta, le ferite delle generazioni passate ci marciavano sopra facendole bruciare come se fossero sale.
Qual è l’evento che ha nutrito le radici di questo retaggio familiare? Cos’è che ha determinato il mio modo di essere? Riconduco le radici al peso di un lutto infantile negli anni ’60. Un lutto in una famiglia che di fatto non conosco, perché sono figlia degli anni ’90. Eppure, la radice del male si è sviluppata intorno a questo evento.
Una donna anticonformista, un figlio, un secondo matrimonio felice. Il Lutto, con la L maiuscola. La soffitta piena di ricordi morbosi che, per più di mezzo secolo, è stata una capsula del tempo. La pila di giornali contenenti lo stesso necrologio e la stessa foto, la fascia mortuaria, i quaderni, i libri e i giocattoli segnano il fermarsi del tempo a quel giorno.
Una madre che non è più madre. Una figlia che nasce tardi, che cresce in un mausoleo di cui non conosce il morto. La torta di compleanno tra le sue foto. Solitudine. Rabbia. incomprensione. Dolore. Bisogno di sentirsi amati. Crescere sentendosi costantemente al secondo posto e meno amato.
Chi sarebbe Alba se mia nonna non fosse stata Nives e se mia mamma non fosse stata Emanuela?
Mia madre è stata il mio aguzzino, sono arrivata a provare qualcosa che anni fa ho definito odio. L’odiavo perché mi feriva per stare meglio, perché voleva trascinarmi nel suo buco nero con me, mentre io volevo solo sentirmi amata e al sicuro a casa. Nessun ti voglio bene, nessun abbraccio. Solo tante urla e porte sbattute in faccia.
Crescendo poi, tra gli alti e bassi del percorso che ho deciso di intraprendere per guarire me stessa e capire chi sono davvero, sono stata colpita da una sorta di epifania. Ho capito, almeno in parte. L’odio è diventato compassione, la rabbi ameno fumante. È cresciuto il dispiacere e la malinconia per un rapporto madre figlia che avrebbe potuto essere diverso.
Chi sono io? Chi sono quando la porta di casa si chiude, la luce si spegne e tolgo la mia maschera?
Io, Alba, sono figlia di Nives e nipote di Emanuela. Sono figlia dei miei genitori e i traumi, se non guariti, si trasmettono. Ho deciso che io sarò l’ultima. Con me si chiude il cerchio. Se sarò madre, tutto quello che è successo in queste vite passate non toccherà chi verrà dopo. Lo giuro.

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