Il principe ama la principessa; la principessa ama il drago; il drago ama il principe.

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Il principe è diretto alla cima della torre del castello dove lo attende trepidante, lui crede, la principessa. Il drago, in clima di appuntamento al buio, volteggia avanti e indietro per l’ombroso ingresso del castello: presto incrocerà il principe...

Il principe è diretto alla cima della torre del castello dove lo attende trepidante, lui crede, la principessa. Il drago, in clima di appuntamento al buio, volteggia avanti e indietro per l’ombroso ingresso del castello: presto incrocerà il principe. Quest’ultimo, puntuale, si presenta con tanto di cavallo, rigorosamente bianco, spada e armatura scintillante. Il drago è compiaciuto di simile eleganza e l’intima soddisfazione gli esce in una lingua di fiamma che, si badi bene, giunge a debita distanza dal bersaglio di tali pensieri. Dal canto suo il principe, che per principio non ha tempo da perdere, schiva senza fatica i calorosi complimenti del drago e, lesto, prende a mulinare la spada come solo lui sa fare, ferendo così la bestia nel corpo e nell’animo. Il drago, che pur sapeva della natura ribelle e combattiva del suo amato, ora è simile a un amante disilluso che ha perso grazia e romanticismo; quindi sbatte le ali rabbiosamente ed emette gemiti di lava poco edulcorati che ammaccano l’armatura del principe e travolgono il suo cavallo non più bianco. Adesso il principe è furioso, persino spettinato, e impreca per le sorti del suo destriero che notoriamente è il migliore amico del principe, il quale, nonostante i cavallereschi esercizi di autocontrollo, scoppia in un pianto disperato. A questo punto il drago, che ha sempre avuto un cuore caldo, gli plana incontro sconsolato; dopotutto, riflette, il vero amore consiste nel desiderare il lieto fine altrui, non il proprio, e lui aveva reso il principe infelice: è pronto a pagarne il prezzo. Così il principe, senza farsi pregare, lo trafigge di netto per l’ultima volta e il drago, esangue, si lascia morire in pace. L’uomo, rinfrancato da tale efferata uccisione, sale gli scalini del castello a due a due, diretto verso il suo bramato, e più che meritato, lieto fine. Dunque, senza neanche bussare, spalanca la prima porta e… no, quello era il bagno. Ma al secondo tentativo, eccola lì, candida e radiosa, che lo osserva dallo specchio di fronte a lei, senza voltarsi. Il principe, che non bada tanto ai convenevoli, le racconta tutto d’un fiato: del viaggio impervio, del tragico duello con il drago, di quanto sia dannatamente stretta quell’armatura…nel frattempo la principessa si alza e, sempre girata di spalle, si porta davanti alla finestra aperta. Si sporge dal davanzale e si toglie le scarpe. Poi abbozza un segno della croce. Ma il principe sembra imperturbabile e la fissa ancora con sguardo trasognato; la principessa se ne accorge con la coda dell’occhio, e allora, essendo per tradizione un tantino egocentrica, si volta e si lancia in uno spiegone sui tempi che cambiano, le principesse che si emancipano e soprattutto sulla moderna, peculiare, nobiltà del suicidio. Con i suoi tempi, il principe trasalisce e implora la principessa di sentir ragione, chiedendo lumi sul suo proposito scellerato; lei, con tono penosamente rassegnato, spiega che il drago era la sua unica ragione di vita perché finché c’era il drago doveva ancora essere salvata, e finché era prigioniera lei era felice, libera. L’ebbrezza di essere unica, la più bramata e ricercata di tutto il reame la faceva sentire viva, mancante di nulla. Dell’amore ampolloso e soffocante di uno come il principe non sapeva che farsene; mentre il drago, il drago era un amante ideale: silenzioso, indipendente, favoloso. Il principe, che già di suo non ne ha molte, è senza parole, ma, su invito stesso della principessa, pronuncia le ultime che ha per provare a dissuaderla: “Vostra altezza, non fatelo, voi siete il mio vero amore, voi siete il mio lieto fi…”. La principessa si volta di nuovo verso la finestra e si alza sulla punta dei piedi… “Voi siete la mia… voi siete…” Quella è già salita sul davanzale e proprio quando è sul punto di buttarsi il principe si gioca l’ultima carta proibita: “A letto sono un drago!”. La principessa si blocca ed esita per qualche istante… Il principe, che quasi non ci sperava più, è già pronto a togliersi l’armatura, ma poi la principessa si ricorda di essere naturalmente, da sempre, indifferente e anzi diffidente a proposito del sesso e di ogni forma di contatto umano e di non aver mai provato desiderio per nessuno, se non, invano, per sé stessa o per il drago. “Oh, drago…” sono le sue ultime parole. E spicca il volo. Dopo una rapida sosta in bagno, culminata in pensieri impuri sulla principessa, il principe, mestamente, discende dalla torre e si incammina a piedi verso il suo reame senza cavallo, senza armatura e senza dama, rimuginando, contrariato, su tutto ciò che gli era stato insegnato sul vero amore.

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