Per te, come Layla

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Caro J., ho avuto l’urgenza di sedermi e scriverti. Non sarai fiero di me se ti dico che ho ripreso a flirtare nei baretti con la cannuccia sempre stretta tra i denti, che mi avventuro ogni notte nelle strade buie dopo che l’alcol manda in tilt i neurotrasmettitori, che accetto quasi sempre le caramelle dagli sconosciuti purché abbiano dell'acqua di colonia dietro le orecchie…

Caro J.,

ho avuto l’urgenza di sedermi e scriverti. Non sarai fiero di me se ti dico che ho ripreso a flirtare nei baretti con la cannuccia sempre stretta tra i denti, che mi avventuro ogni notte nelle strade buie dopo che l’alcol manda in tilt i neurotrasmettitori, che accetto quasi sempre le caramelle dagli sconosciuti purché abbiano dell’acqua di colonia dietro le orecchie. Non fluttuo più in una bolla, parlo con chiunque. Nonostante non sopporti come mettono insieme le parole né tantomeno il tono di voce che usano, il che potrebbe fare una gran bella differenza, porto avanti le conversazioni fino al crollo dei nervi. Ti cerco nei loro micromovimenti, nel modo che hanno di riempire la stanza e neanche se mi togliessero tutti i sensi riuscirei a confonderli con te. Ci tengo a farti sapere quanto la mia capacità di tollerare terze persone si sia irrigidita e questo per colpa tua. Hai tirato su, con il tuo fare e il tuo essere di persona per bene, delle aspettative che mai nessuno riuscirà ad abbracciare. Sono spacciata, non mi innamorerò più come prima. Non sentirti in colpa, sapevo che saresti partito e che mi avresti lasciato indietro di qualche ora. A proposito, ragazzo del futuro, com’è il cielo lì dove sei tu, dall’altra parte del mondo? Dimmi che ore sono quando da me si fa sera. Mi piace pensarti quando mi preparo per uscire di casa. Sai, l’altro giorno ero in un negozio di CD, ormai li stanno quasi chiudendo tutti e ne approfitto per le svendite a pochi centesimi. Ho trovato spulciando di qua e di là una vecchia registrazione di Layla, uno dei successi di Eric Clapton. Inutile dire che la tua immagine è entrata nella musica, in ogni singola nota. Ricordo come piangevi alla fermata dell’autobus perché ti mancava il tuo cane e quando mi sono avvicinata per chiederti se avessi bisogno di un fazzoletto, mi hai raccontato tutta la vostra storia con l’amore più puro che il cuore umano può generare. Hai scelto proprio un bel nome, Lay-La, mi piace come si muove la lingua quando lo pronunci con un accento che sfiora le parole, non le appesantisci. Se è vero che il tuo cane si chiama così perché scodinzola e salta ogni volta che sente il ritmo di quella canzone, allora sarei disposta ad andare all’anagrafe domani stesso e cambiare nome. Per te e per la primavera che scateni in ogni cellula del mio corpo, lo farei. Mi manchi, ci sono momenti in cui vorrei cancellare l’asse spazio-temporale. Sono però consapevole che la distanza mi serva a mantenere intatta quella fotografia lucida che ho di te e che spero ingiallisca il più tardi possibile. Mantenere salde quelle aspettative ti darà modo di restarmi accanto quando ceno da sola, di farmi il solletico con i tuoi ragionamenti senza capo né coda ma che riporto alla memoria per evadere da una realtà nuda e cruda. Non ti tradirò mai perché non avrai la possibilità di deludermi e di farmi piangere. Devo andare, sta per arrivare il taxi.  Tu cercami, a modo tuo: io ci sarò.

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