La vita, un crescendo… 

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Un giorno mia figlia, per il mio compleanno, mi dice che per regalo mi ha iscritto a un corso di scrittura creativa. Penso a uno scherzo. Gli rispondo subito: «E mo' cosa gli raccontò io a questi?». Lei mi dice che è un corso online e che forse mi diverto. Io che il computer lo accendo e lo spengo, tuttalpiù ci faccio una partita a scopa…

A volte scrivo dei pensieri. Brevi, piccole frasette nel post-it da attaccare sul frigorifero. Poi, dopo un po’ si scoloriscono oppure cadono a terra. Mi ispiro ai biglietti dei cioccolatini, ma non tutti sono d’amore. Soggetto, verbo e complemento. Niente di che insomma. Non sempre mi vengono bene e diversi li butto subito così nessuno li legge. Non è colpa mia se mi esprimo così, a pezzi e bocconi, a intermittenza.
Ho anche un block notes dove appunto tutto quello che mi viene in mente, ma sto sempre alla prima pagina.

Un giorno mia figlia, per il mio compleanno, mi dice che per regalo mi ha iscritto a un corso di scrittura creativa. Penso a uno scherzo. Gli rispondo subito: «E mo’ cosa gli raccontò io a questi?».
Lei mi dice che è un corso online e che forse mi diverto. Io che il computer lo accendo e lo spengo, tuttalpiù ci faccio una partita a scopa.
Insomma, inizio questo corso e non so proprio cosa dire o fare.
Mi chiedono cosa scrivo e gli racconto dei post-it. Ridono.
Poi prendo appunti sul block notes, comincio a scrivere e lo riempio.
Per la prossima lezione devo portare un racconto breve che parli di un’astronave che atterra sulla terra. Buio assoluto, faccio disegnini di alieni sui post-it. Dormo poco e male, qualcosa devo inventarmi.
Una o due paginette al massimo, butto giù qualcosa ma non mi piace. Riprovo. Penso che dovrei mettere a frutto la mia esperienza e comincio una storia su un alieno che scrive post-it per noi terrestri. Una paginetta e mezzo. Troppo poco penso. Invece la lezione successiva ho il coraggio di presentarla. La leggo lentamente così sembra più lunga.
Sembra incredibile ma piace, dicono che ha un suo stile.
Incasso i complimenti, pensando al prossimo raccontino da scrivere: una donna su un cornicione, qualcuno che interviene.
Stavolta scrivo tre pagine belle piene così posso leggerle velocemente. Prendo lo spunto dai post-it che cadono dal frigorifero. Piace anche questo. Non capisco perché. Vado avanti fino al racconto finale del corso: una storia in cui il protagonista è un supereroe.
Stavolta mi gioco la carta dei cioccolatini. Le frasi d’amore del supereroe che mandano in visibilio tutte le donne. Frasi semplici: soggetto, verbo e complemento. Successo assoluto.
Completato il corso penso di averla sfangata, ma il nostro insegnante mi convince a fare anche il successivo corso su come scrivere un romanzo. Ci penso un po’. Poi accetto. In due mesi scrivo centinaia di pagine. Il mio protagonista scrive post-it che dissemina per casa. Con un gioco a incastro diventa un thriller psicologico. Il mio insegnante che è anche un editor rimane stupefatto. Lo vuole far pubblicare.
Mia figlia decide di fare una diretta facebook per presentare il romanzo. Migliaia di visualizzazioni. Poi presentazioni davanti a un folto pubblico. In breve tempo giro per l’Italia ricevendo premi, venti ristampe, successo editoriale dell’anno.
Mi chiedono di scrivere il secondo romanzo, la casa editrice spinge per farlo uscire subito. Prima di Natale.
Sono diventato famoso. Mi chiamano in televisione. Fazio, Gramellini, Vespa.
Tutti vogliono leggere la nuova storia dell’uomo dei post-it. Grande successo. La casa editrice vende i diritti all’estero. Il libro viene tradotto in 24 lingue.
Sono diventato ricco, compro una villa e una macchina sportiva. Sto pensando anche a un elicottero per evitare il traffico.
Il mio terzo romanzo viene promosso su internet, su tutti i media, sui bus, negli aeroporti. Il mio volto esposto accanto alla copertina. Faccio una pubblicità per un profumo francese.
Sono passati diversi anni ormai e sono arrivato al decimo romanzo, alcuni lo definiscono più un saggio, faccio tendenza. Filosofia.
Ora però mi dovete scusare devo scrivere un discorso. Non so come dirvelo… Sono a Stoccolma per ritirare il Nobel per la letteratura.
Che dite se mi presento con un post-it?

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