Cosa muove la scrittura?

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«Bisogna essere consapevoli di cosa si sta facendo quando si racconta una storia.» «Quindi secondo te bisognerebbe già conoscere la storia che si vuole scrivere?» «Non sto dicendo questo, non è solo una questione drammaturgica.»

«Bisogna essere consapevoli di cosa si sta facendo quando si racconta una storia.»
«Quindi secondo te bisognerebbe già conoscere la storia che si vuole scrivere?»
«Non sto dicendo questo, non è solo una questione drammaturgica.»
«E di cosa, di stile allora?»
«Anche, ma non è ancora sufficiente.»
«Parli di talento?»
«Nemmeno quello è sufficiente.»
«Allora cos’è che distingue un vero scrittore?»
«Te l’ho detto, la consapevolezza. Uno scrittore, quando narra, non può prescindere dal fatto di possedere una propria grammatica del mondo, una grammatica che non è detto coincida sempre con quella degli altri.»
«Può essere, ma l’importante è che si capisca.»
«No, l’importante è che la storia sia universale. Quindi le domande da porsi quando si scrive, considerata la soggettività del linguaggio, sarebbero: Come posso ri-raccontare la mia storia, la mia versione dei fatti, in modo tale che ognuno possa trovare dentro un senso proprio? Qual è il punto in comune tra la mia storia e le vite degli altri? E come posso trovare me negli altri?»

 

Questa settimana i nostri migliori allievi che hanno seguito il corso Scrivere dialoghi ci raccontano le proprie storie…

Mi bevo un caffè e fisso quell’angolo, fra gli uffici e il rettorato, che è ben esposto, dove le prime margherite già fioriscono. E a un tratto sento un rumore sordo, come un gorgoglio. Le cime dei lecci dei viali universitari ondeggiano. I ragazzi hanno smesso di ridere. L’acqua arriva subito dopo… di Claudia Gambarotta

Fingo. Fingo dalla colazione fino a sera. Fingo da lunedì scorso. E lui è lì che mi aspetta. Lo guardo di sbieco e gli preferisco la lavatrice, il cellulare, altro. Anche perché io leggo autori stranieri, gente tormentata, non troppo lineare. Vite dense. Amori affannosi, infangati. Inarrivabili. Sull’amore poi, mi piacciono i kamikaze… di Francesco Lenci

Quell’attimo poco prima di lasciar andare; quel minuscolo istante prima di andarsene via, pronunciare, farlo davvero, la parola addio; e poi far esplodere tutto. Come affacciarsi a un balcone e di sotto vedere la vita così com’è stata finora: la vita normale… di Claudia Menziani

Per me la parola amore è un’ossessione. Amore in tutte le cose. Per me l’amore è uno stato di necessità. Faccio tutto con amore. Dal caffè appena sveglia cercando i post-it per lasciartelo lì vicino, il mio amore… di Carlo Piras

Di mia nonna non parlo mai. Fino a due anni fa non immaginavo neanche che il suo ricordo esistesse ancora. Per me era semplicemente morta. Non morta in senso cattivo, ma morta. Effettivamente, è morta. È morta 15 anni fa circa, forse 17, non me lo ricordo. Sono andata al suo funerale e anche a quella messa che chiamano del settimo, credo… di Ornella Mollica

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