Data

Quando ci siamo persi? In quale giorno e in quale ora ci siamo allontanati per sempre? Viaggiamo su binari ormai distanti e divergenti. Non ci incontriamo più. Non aspettiamo più lo stesso treno e non abbiamo più la stessa meta…

Quando ci siamo persi? In quale giorno e in quale ora ci siamo allontanati per sempre?
Viaggiamo su binari ormai distanti e divergenti. Non ci incontriamo più. Non aspettiamo più lo stesso treno e non abbiamo più la stessa meta. Non c’è più niente che ci accomuna. Parliamo ma nessuno dei due ha voglia di ascoltare l’altro. Siamo come due coinquilini sotto lo stesso tetto che hanno sfrattato gli sposi che eravamo.
Quando è successo tutto questo?
Il rancore è il nostro ospite fisso a cui educatamente riserviamo la poltrona migliore.
Tutto è motivo di scontro.
Ci riempiamo di impegni per non vederci. Siamo sempre altrove.
La sera, poi, quando Filippo dorme nel suo lettino, lontano dalle sue orecchie ci rinfacciamo l’intera giornata. Ci incolpiamo a vicenda di come il nostro rapporto sia ormai logoro. Siamo soli e tristi, ingabbiati dentro un vortice di risentimenti, schiavi di un legame che non sentiamo più nostro.
Come è possibile che siamo arrivati a questo punto?

«Mamma»
«Sì, amore?»
«Mi racconti come hai conosciuto papà?»
Filippo ha la grande capacità di distogliermi sempre dai pensieri negativi.
«Eravamo al liceo, tesoro. Lui frequentava il quarto anno e io il terzo. Quasi ogni mattina ci incontravamo sulle scale di ingresso e correndo salivamo i gradini al suono dell’ultima campanella di entrata. Ricordo che eravamo costantemente in ritardo. Ci salutavamo solo con un sorriso complice senza dirci una parola.
«Perché non vi parlavate? Avevate litigato?»
«Ma no che dici. Era perché ancora non ci conoscevamo. Anzi, ti confesso che la mattina tardavo ad uscire di casa sperando di incontrarlo.»
«E poi cosa è successo?»
«Poi c’è stato San Valentino. Davanti alla scuola c’era un fioraio. Per quel giorno aveva proposto a tutti gli studenti un’iniziativa particolare: offrire un fiore alla persona amata accompagnato da un bigliettino anonimo. Per la consegna in classe ci avrebbe pensato lui. E così quel 14 febbraio di quindici anni fa mentre la campanella suonava la fine dell’ora di matematica e l’inizio della ricreazione, le mie compagne mi presero per un braccio trascinandomi fuori dalla classe. E ad attendermi sai chi c’era? Il fioraio con una rosa e un biglietto.»
«Era di papà il biglietto?»
«Sì, ma io ancora non lo sapevo. All’interno era indicato solo un orario e un luogo: ore 13 davanti al fioraio.»
«E tu sei andata, mamma?»
«Sì, certo che sono andata.»
«E cosa ti ha detto papà?»
«Quando ci siamo incontrati all’uscita di scuola, ci siamo regalati un lungo sorriso. Sembra passato un secolo.»
«E poi?»
«E poi lui ha allungato il braccio verso di me: Mi chiamo Marco e tu? Simona. Sai, la mamma non è riuscita a dire una parola per l’emozione, solo il mio nome.» Sorrido.
«E poi, mamma? Poi cos’è successo?»
«Poi mi ha preso la mano, la sua mano gigante… e in un attimo mi sono sentita presa in braccio dalla sua sicurezza e ho capito che lo amavo.»
«E come lo hai capito?»
«Perché ho sentito all’interno del palmo della mano il battito del suo cuore che correva all’impazzata a cercare il mio. Ho chiuso gli occhi, così, chiudili anche tu tesoro, e mi sono lasciata trovare. Proprio lì oltre il tempo e oltre lo spazio.
Ci piaceva molto stare mano nella mano, sai? Era il nostro posto per ritrovarci, sempre. Quando litigavamo bastava che ci prendessimo semplicemente per mano per ritornare in quel luogo, fuori scuola davanti al fioraio e a quel battito che sentivamo dentro il nostro palmo.
Come se fosse una calamita, come quelle che tu attacchi al frigorifero, riprenderci la mano nei momenti difficili ci riportava esattamente a quell’istante.»
«E quella calamita che vi faceva fare pace?»
«Proprio così tesoro mio. Hai ragione. Adesso mi è tutto più chiaro: io lo conosco, conosco il modo per ritornare a quel giorno e quell’ora per ritrovare papà.»

Ultime
Pubblicazioni

Sfoglia
MagO'