Per la prima volta

di

Data

Me ne sto sdraiato al sole dopo essermi fatto una nuotata di mezz’ora. Sento ogni muscolo soddisfatto. I miei addominali guizzano e catturano l’attenzione femminile. Oggi l’acqua è agitata, le onde sono piccole, persistenti e fastidiose. È stata una bella sfida. Ma mai quanto questa che ho appena sentito alla radio…

“Salve a tutti i radio ascoltatori. Qui ci sono i vostri Franco e Primo per dare il via all’ultima settimana dell’estate.”
“Ebbene sì, ne abbiamo vissute tante e le più succulente sono state raccontate in diretta proprio dai vostri inviati per Radio Piper, la radio più ascoltata di Fregene e del litorale.”
“Vogliamo lanciarvi una sfida per alzare un po’ l’umore di questi ultimi sette giorni di villeggiatura dell’estate di questo scoppiettante 1977.”
“In redazione è arrivata una lettera anonima, con su scritto confessioni inutili
“Eh Primo, avremmo noi potuto lasciarci sfuggire questa letterina?”
“Giammai! Arriviamo al succo e aprite le orecchie.”

Ho diciotto anni e confesso che non ho fatto nulla per:

  1. Fammi notare dai ragazzi.
  2. Frequentare beat, rockettari, comizianti e fricchettoni.
  3. Uscire di nascosto dai miei genitori per andare a ballare fino a tardi.
  4. Fare il bagno di notte nuda.
  5. Filare con qualcuno.
  6. Dare il primo bacio.
  7. Provare a essere felice, per la prima volta. 

 “Vi sfidiamo a capire chi è e ad aiutarla per farle cancellare dalla lista tutti i suoi punti! Avete tempo fino alla mezzanotte di domenica!”

Me ne sto sdraiato al sole dopo essermi fatto una nuotata di mezz’ora. Sento ogni muscolo soddisfatto. I miei addominali guizzano e catturano l’attenzione femminile. Oggi l’acqua è agitata, le onde sono piccole, persistenti e fastidiose. È stata una bella sfida. Ma mai quanto questa che ho appena sentito alla radio. Tiro su la testa ancora intontita dalla birra bevuta al falò di ieri per appoggiarmi sui gomiti. Mi guardo intorno stavolta per cercare la diciottenne che non vede l’ora di trovare la felicità.
Le fanciulle in bikini che ho davanti sono andate tutte oltre con un ragazzo e fanno di tutto per saltarti addosso.
Angelo, Gigi, Enzo e Manlio dormono come dei matusa, così alla ricerca della timida diciottenne mi avvio da solo. Chi voleva conoscere? Tutti tipi strani? Mi basterà presentargli quei quattro quando si svegliano e un punto salterebbe via. Squadro ogni ragazza in spiaggia, procedendo per gradi: cerco una femmina occhialuta, costume intero, con un mattone di centinaia di pagine in mano, e vicino a mammina e papino. Passa un’ora e nessuna soddisfa la mia ricerca. Sto per scrollarmi di dosso questa stupida idea quando mi arriva un pallone da calcio dritto sullo stomaco. Resto qualche secondo senza fiato prima di riaprire gli occhi e cercare il colpevole, e non appena torno vigile noto farsi avanti una ragazza dagli occhi grigi, parecchio più bassa di me. Capelli raccolti in una coda alta e nera, magliettina e pantaloncini, allunga le braccia frettolosamente verso di me in attesa che le restituisca la palla.
«Chi l’ha tirata?» scruto oltre il suo viso per vedere chi altro c’è.
«Io! Io l’ho tirata» risponde con una certa fierezza nella voce. «Mi ridai il pallone?» – ora c’è anche una certa dose di sarcasmo e presa in giro. Amabile la calciatrice.
«Come ti chiami?» le chiedo tenendo stretta la merce di scambio. È interessante, tutta coperta e con l’aria di chi non te le manda a dire.
«E tu?»
Alzo in sopracciglio, solitamente il nome è una cosa che mi danno subito, per il resto devo lavorarci un po’ su.
«Piacere, Mario.»
Ci pensa qualche secondo, strizza gli occhi, sembra che decidere cosa fare con me le costi fatica. «Sandra», mi rivela tirata, poi si avvicina di qualche passo, «ora mi ridai il mio pallone?» cerca di strapparmi dalle mani la sua amata palla, ma è un tentativo inutile perché la metto sopra la testa e dovrebbe scalarmi per arrivarci.
«Con chi stai giocando?»
«Mi alleno da sola» dice di corsa con un tono basso; «laggiù» indica con un’alzata d’occhi.
C’è una leggera rientranza e una rete usata dai bambini che a quest’ora stanno a casa a mangiare.
Mi avvio deciso, spero che mi segua e gli piaccia ciò che vede; invece, Sandra mi rincorre tirando su un sacco di sabbia. È proprio incazzata.
Mi fermo solo una volta arrivato alla rete.
«Che fai?» mi domanda di nuovo pronta a sbranarmi, le cosce muscolose attirano tutta la mia attenzione. Forse è una ballerina.
«Sto in porta, dai fammi vedere cosa sai fare!» e le lancio il pallone a pochi centimetri dai suoi piedi nudi. Sandra si scioglie la coda per rifarsela più stretta di prima e mi analizza come se fossi una versione di greco da tradurre.
«Se fai goal ti offro un gelato» cerco di invogliarla, l’attesa della sua risposta mi manda in confusione. Essere osservato come fa lei mi imbarazza un po’, sembra una che potrebbe leggerti nel pensiero e non è che io ne faccia mai di tanto profondi.
«Venti tiri, 10 goal, e te lo offro io il gelato prima che tu svenga dalla stanchezza.»
Sandra non scherza e fa davvero quello che ha promesso, porta allo stremo la sua energia e il pallone entra in porta quattordici volte su venti tiri. A ogni goal gongola con un sorriso che varrebbe un coro di un’intera tifoseria. Di lei improvvisamente vorrei sapere ogni cosa, dimenticando tutto il resto.

La mattina dopo aspetto di ritrovarla in spiaggia e non resisto a invitarla fuori. «Stasera vieni a ballare con noi… ci sono le mie cugine, tranquilla.»
«Le tue cugine mi dovrebbero tranquillizzare?» non è mai la risposta che mi aspetto quella che mi fornisce.
«Vuoi uscire da sola con me?» Lei increspa le sue labbra color ciliegia per nascondermi un sì. Azzardo quando le propongo un bagno a mezzanotte per la sera successiva, mi azzardo a pensare che voglio baciarla e che sia un bacio che non dimenticherà.

Quando si presenta all’appuntamento inseguo le parole da dire senza trovarle, ha il passo incerto, lo sguardo scuro che non poggia mai su di me.
«Hai paura?»
Sandra non risponde subito, lei pensa sempre prima di restituirmi la sua voce.
«Non mi guardare Mario, tieni gli occhi chiusi.» Annuisco ma fingo, voglio imprimere ogni dettaglio. Toglie la maglia lentamente, seguono con un unico gesto rapido, invece, i pantaloncini. È nuda. Si butta in acqua e riemerge ridendo. È una visione che non avrei avuto nemmeno dopo dieci spinelli. Nuoto verso di lei infreddolito e accaldato allo stesso tempo.
«Hai sbirciato?»
Mi avvicino famelico, voglio le sue labbra sulle mie e lei sembra finalmente pronta a sfamarmi. Così ci baciamo finché il freddo non è troppo. Usciamo veloci dal mare e a malincuore mi fa girare per rivestirsi.
«Devo andare ora, a domani.»
Vorrei rincorrerla, ma a domani sono due parole deliziose e appaganti. E sono le parole che mi ripete anche il giorno successivo, e quello seguente, dopo aver passato ore a baciarci, giocare a calcio con gli amici e parlare del niente, come sempre.

Oggi è domenica e la spiaggia è invasa dai romani, molti azzardano ad avvicinarsi e presentarsi a Sandra, la ragazza dei rigori. Li allontana con il suo rude modo di fare: stiamo giocando toglietevi dal campo. Adoro la mia ragazza.
Perché lo è, no?
Quando mi saluta lo fa senza regalarmi i suoi occhi grandi e forti, con quel grigio chiaro che compete con il cielo per dargli qualche scossone come i nuvoloni di fine agosto.
«Non mi dici a domani?»
«Non posso, domani torniamo a casa.»
Cazzo lei non abita qui, è una villeggiante. Non ci avevo pensato, credevo che rimanesse con me.
«Parti?»
Annuisce.
«Mi hai regalato la più bella estate della mia vita. Non credevo sarebbe stato possibile.»
«Sono stati solo sette giorni.»
«Tanta felicità, per la prima volta» e capisco, alla fine ci arrivo.
È la ragazza della lettera alla radio, mi ha trovato lei.
«Se paro tutti i tuoi tiri restiamo insieme?»
Sorride sorpresa, asciuga una lacrima prima di afferrare il pallone e dire fiera:
«Non sarà facile, Mario.»
«Adoro le sfide, Sandra.»

Ultime
Pubblicazioni

Sfoglia
MagO'