Perfetta

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Stasera alle nove ho un appuntamento con lui. Ormai sono tre anni che non esco con un uomo. Edoardo è meraviglioso, è divertente, gentile, ed è davvero interessato a me. Ci siamo conosciuti in chat e dopo mesi di conversazioni che mi tenevano incollata allo schermo fino a notte fonda; stasera finalmente ci vedremo…

Stasera alle nove ho un appuntamento con lui. Ormai sono tre anni che non esco con un uomo. Edoardo è meraviglioso, è divertente, gentile, ed è davvero interessato a me. Ci siamo conosciuti in chat e dopo mesi di conversazioni che mi tenevano incollata allo schermo fino a notte fonda; stasera finalmente ci vedremo. Sono un po’ agitata, ma è una bella agitazione, elettrica. Sono le 17, ho tutto il pomeriggio per prepararmi con calma. Quattro ore per assomigliare alle foto che ha visto di me, che lo hanno spinto a dirmi che sono bellissima, che sembro una di quelle attrici delle commedie romantiche americane. Come è che aveva detto? Ah, sì! Reese Witherspoon. Beh, lei è davvero bella, ha un viso semplice, naturale… perfetta. Sì, ho quattro ore per essere perfetta. Forse sono anche troppe, in fondo nelle foto che ha visto di me non sono poi così preparata. Ora che ci penso ho solo foto di me in vacanza: sulle spiagge di Rodi, a Mont Saint-Michel a mangiare soupe d’oignon, a Dubrovnik insieme ai pavoni. Tutti momenti in cui sono felice e rilassata; deve essere questo che mi rende bella. Allora ho quattro ore per sembrare rilassata. Anzi 3 ore e 50 minuti. Cosa posso mettermi per sentirmi rilassata? Una cosa in cui sto molto bene, e di cui non devo preoccuparmi per tutta la sera. Nulla che sia troppo stretto e che mi faccia sembrare grassa; né troppo largo perché starei tutto il tempo a pensare che potrebbe cadermi di dosso. Ho un vestito lilla stretto in vita e morbido sui fianchi che mi sta proprio bene, al matrimonio di mio cugino mi ha procurato un sacco di complimenti. Sì, metterò quello. Scarpe? I tacchi mi assottigliano e magari non si accorgerà che sono bassa, ma tanto a lui non importerà che sono bassa, a lui interessa il mio cuore, come sono dentro. Metto i sandali, così quando lui, già seduto al tavolo del ristorante, si illuminerà felice vedendomi arrivare, potrò percorrere in un attimo la distanza che ci separa. Mi accomoderò accanto a lui e ci confesseremo sorridendo che eravamo un po’ nervosi di incontrarci. La sua mano dolce mi sfiorerà la gamba pelosa… Devo depilarmi, ho dei peli così lunghi che potrei farci le treccine. Sono le 17.40, benissimo, ho tutto il tempo. Scaldo la cera e preparo le strisce. Nel frattempo che si scalda la cera magari mi verso un bicchiere di vino, giusto per sciogliermi un po’. Giusto per liberarmi di un po’ di tensione, così quando all’antipasto parleremo delle nostre passioni potrò raccontargli senza riserbo delle mie. Di come anni fa una visita a Pompei mi fece capire come l’infinitamente piccolo possa diventare infinitamente grande attraverso il mosaico. Uno in particolare mi stregò, era il ritratto di una donna. Non era bella ma i grandi occhi scuri e tristi la rendevano affascinante, la testa leggermente protesa in avanti come se volesse sussurrare qualcosa. Sento odore di miele bruciato, la cera è pronta. Mi spalmo quel liquido viscoso e paglierino su tutte le gambe: è bollente. Mentre poggio le strisce e tiro via i peli viene via anche un po’ di pelle, lasciando macchie rosso aranciate a chiazze. Magari se mi ustiono un po’ si toglieranno anche quegli orribili bozzi che ho sulle gambe, così la sua mano nell’accarezzarmi incontrerà pelle liscia e nessuna resistenza. Bevo un po’ di vino e mi guardo le gambe rosse e lisce, sono storte e flaccide, dovrei tornare in palestra. Da seduta sembrano una massa informe, lui le noterà subito e mentre mangeremo un delizioso primo di pesce si chiederà sicuramente se forse non sarebbe stato meglio per me prendere un secondo e un’insalatina. Sono le 18.50, posso farmi i fanghi snellenti. Prendo il barattolo di crema argillosa e inizio a ricoprirmi le caviglie troppo grosse, poi le gambe tozze coi polpacci da calciatore, le cosce enormi e piene di cellulite. Decido di risalire fino alla pancia sempre troppo gonfia e poi anche le braccia – che ho sempre odiato – e il collo col doppio mento. Tempo di posa 45 minuti, metto il timer. Tra 45 minuti sarò soda e snella e lui potrà guardarmi tutta senza pensare che ho delle cattive abitudini alimentari. Potrà posare gli occhi sul mio corpo senza che mi vergogni, dalla testa ai piedi. I piedi. Me li guardo, sono sproporzionati e pieni di calli, orrendi. Mentre aspetto che i fanghi facciano la loro magia mi faccio la pedicure. Mi verso un altro bicchiere di vino e immergo i piedi in acqua caldissima e comincio a sfregare con la pietra pomice. Sfrego, diventano più soffici, continuo a sfregare, me li guarderà e penserà che siano adorabili. Sfrego ancora – mi infilerà senza problemi la scarpetta di cristallo. Suona il timer, il corpo è pronto. Mi faccio una doccia fumante, mi insapono il corpo ancora troppo tenero, aumento il calore dell’acqua: è rovente. Come i fabbri con la fiamma ossidrica e il metallo, provo a modellarmi il corpo a mio piacimento. Mi allungo le gambe tarchiate, stringo le cosce, alzo un po’ il sedere, mi appiattisco la pancia, alzo gli zigomi e le sopracciglia, mi faccio il naso un po’ a punta, alla francese. Lui mi scorrerà le dita sul viso perfetto e armonioso e mi dirà che sono bella, che il mio nasino è dolce e il mio sguardo seducente, che ho solo un po’ di brufoletti e delle occhiaie violacee di chi non dorme da giorni e… Devo farmi una maschera. Esco dalla doccia, sono le 20. Mi ricopro il viso con una pasta simile al gesso; è antiossidante, anti imperfezioni e anti age: perfetta. Mi dirà che sembro più giovane della mia età, che il mio viso è radioso, pulito e felice. Dispongo i trucchi sul tavolo e bevo il secondo, o forse il quarto, bicchiere di vino. Sono quasi pronta per lui, per l’incontro della mia vita, è quello giusto, lo sento. La serata sarà surreale, dopo la cena andremo a fare una passeggiata per il Gianicolo e lui mi terrà una mano sulle spalle e nel luogo in cui mi toccherà sentirò uno strano formicolio che si irradierà lungo tutto il corpo. Mi innamorerò in una sera? Devo lavarmi il viso e truccarmi. Fondotinta per coprire quegli osceni puntini rossi e mascara per allungare le tre ciglia che mi rimangono, fard per dare un po’ di colore alla pelle verdognola e malaticcia e terra per contornare il viso, magari raddrizzare quello schifoso naso a patata e ricurvo verso destra che mi ritrovo. E sulle due linee inesistenti che ho al posto delle labbra: rossetto rosso. Vado con la matita oltre il contorno delle mie labbra e ricalco col rossetto. Ecco, impeccabile. Si avvicinerà a me sulla terrazza del Gianicolo e mi darà un bacio dolce, amorevole, per dichiararmi tutto ciò che provo anche io. Mi vesto e mi guardo allo specchio, sono pronta. Sullo sfondo la luna e Roma che ci sussurra che è sabato sera. Non assomiglio a Reese Witherspoon, neanche un briciolo. Sento che fuori ha iniziato a piovere. Sono un po’ stanca. Guardo l’immagine che lo specchio mi restituisce, sembro mia madre quando ero ragazza, quando mi rubava i vestiti per sembrare più giovanile. Il vestito lilla è troppo corto per me, non mi abbraccia morbido come un tempo, mi cinge come una tenaglia, strozza il mio corpo cadente. Mi gira un po’ la testa. Il mio viso mi guarda come una maschera di carnevale, il mascara si è trasferito sulle palpebre e la terra è troppo scura sulla mia pelle piena di fondotinta troppo chiaro. Sono le 20.45, mi tolgo le scarpe. Mi guardo solo un altro attimo: sono raccapricciante, ridicola. Sono davvero stanca. Se mi appoggio sul letto per qualche minuto sarò ancora in tempo per la mia carrozza. Ecco, mi sdraio solo un po’, per sembrare più riposata per il mio principe. Chiudo gli occhi e lo vedo: è incantevole, vestito di bianco e con un girasole tutto per me. Fluttuo verso di lui e lo prendo, i petali sono morbidi, me li sfrego sul viso, sembrano quasi un guanciale di seta. Mi prende per mano e capisco. Combaciano perfettamente; il vuoto della mia mano aveva aspettato per tutta la vita la sua. Poi ci incamminiamo, non importa dove, insieme, perfetti, possiamo andare ovunque. Sembra quasi un sogno… Non mi pizzicherò.

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