Ti leggo

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Mia madre sapeva a grandi linee quando sarebbe morta. Non conosceva il giorno, tanto meno l’anno ma era più che certa che sarebbe morta a febbraio. Febbraio, breve e amaro. Per la sua famiglia tutte le cose brutte succedevano a febbraio… di Sarah Stikans

Mia madre sapeva a grandi linee quando sarebbe morta.
Non conosceva il giorno, tanto meno l’anno ma era più che certa che sarebbe morta a febbraio.
Febbraio, breve e amaro. Per la sua famiglia tutte le cose brutte succedevano a febbraio e la sua morte rientrava nelle calamità che avrebbero piegato la terra: doveva per forza morire a febbraio.
Così a gennaio, mentre le persone normali scrivevano liste di buoni propositi per l’anno nuovo, lei scriveva lettere d’addio, indirizzate soprattutto a me, che tra tutti i suoi figli ero quello più distante e problematico. Diciamo che ero il più stronzo per onorare al meglio le sue parole.
Basta così poco per trasformare qualunque cosa in ricordo. A volte anche solo un odore si trasforma in immagine e suono e sento la sua mancanza. Soffoco.
Non la cercherei se fosse in vita, ma sapere che non c’è più e che non sarà più lì a cercarmi mi getta nello sconforto più totale, come se mi mancasse un pezzo. Allora prendo le sue lettere e respiro di nuovo.
Le lettere d’addio di mia madre mi riportano alla vita, come se mi partorisse ogni volta attraverso l’inchiostro.
In realtà leggo sempre la stessa, che a mio parere è la migliore, le altre sono tutte bozze in cui faceva i conti con una morte lontana e vaga.
Leggo solo l’ultima che è la più autentica, perché poi è morta davvero.

Mio caro adorato,
spero con tutto il cuore che questa mia ti trovi nel più profondo sconforto, attanagliato dai sensi di colpa per quella madre che non hai mai tenuto troppo in considerazione. Spero che il dolore abbia tormentato le ultime notti togliendo il sonno e la speranza alla tua irreprensibile mente contorta.
Lo spero e me lo aspetto, con tutta onestà, perché così non mi avrai privato dell’onore di consolare per l’ultima volta il mio bambino ostinato.
Io sono in debito con te dal momento in cui sei nato e per questo motivo nessun torto che pensi di aver commesso nei miei confronti potrà mai venire lontanamente considerato tale, né mai ricordato come colpa per cui redimersi. Vedi, molto semplicemente quando sei venuto al mondo mi hai tolto dall’impiccio di trovare una destinazione, uno scopo. Hai dato un perfetto senso alla mia esistenza, per questo hai un eterno credito nei miei confronti, caro mio!
Quando e se ti dovessero venire a memoria scene di scontro e ostilità tra noi, ti prego di guardarle con gli occhi clinici di chi osserva la natura umana e il complesso ordine delle relazioni familiari. Nello specifico, il nostro rapporto rientra perfettamente nelle dinamiche improntate sulla “rivalità”, hai avuto il bisogno di vedermi come un ostacolo da superare, per trovare il tuo spazio al di fuori di me e posso dirti senza remore che sono molto orgogliosa dell’uomo che hai scelto di diventare e della madre che hai fatto di me. Quindi per cortesia, guarda ai brutti momenti senza senso di colpa perché questa è la mia volontà e sei costretto a rispettare le volontà dei defunti senza discuterle.
Non c’è mai stato e mai ci sarà niente che io non abbia già perdonato, sei stato solo felicità e fatica, per questo vorrei chiudere definitivamente il paragrafo di conflitto genitore-figlio, per affrontare temi concretamente più interessanti e soprattutto più utili nei prossimi anni a venire.
Non ho alcuna intenzione di stilare una lista di ovvietà sdolcinate sulla vita mia o di quella che abbiamo trascorso insieme come famiglia, purtroppo non esistono parole in grado di descrivere l’amore di un genitore per i figli e non sarò certo io a inventarle oggi.
Ci tengo a dirti che sono stata molto felice, ho vissuto tutto con presenza d’anima e trasporto, anche le cose difficili, ho amato con tutte le mie forze e non ho troppi rimpianti.
Grazie a Dio, sono atea e non sono vittima di costrutti già stabiliti secondo una schema meritocratico, su che cosa succederà davvero se dovessi morire questo febbraio, ma ho un’ipotesi che vorrei condividere con te per rassicurarti sul fatto che se dovesse accadere non avrò paura, ma solo tanta curiosità.
Credo che tornerò da dove siamo venuti tutti prima di nascere, il niente che racchiude tutto. Lascerò questa vita tornando a far parte di quella luce che fa nascere tutti i colori, dove il senso dello spazio e del tempo viene superato dall’estasi di sentirsi parte di un bagliore universale.
Bellissimo.
Se così dovesse essere, non avrebbe senso cercarmi intorno a te, piuttosto cercami nei segni che il mio passaggio ha lasciato in te. D’altronde, mi rendo conto che arrivati a un certo punto, bisogna lasciare il posto sulla giostra a qualcun altro.

La corsa è molto breve, divertiti.

Con amore,
Mamma

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