La metamorfosi

di

Data

Luce, ma sento il buio esplodermi dentro. «Tranquillo Zero, ci sono io ed è tutto sotto controllo.» Improvvisamente riconosco un timbro familiare, accogliente e metallico. Mi sento accolto da quelle parole come un comando di benvenuto. «Tranquillo Zero, ci sono io e tutto è sotto controllo»… di Simone Fedeli

Luce, ma sento il buio esplodermi dentro. «Tranquillo Zero, ci sono io ed è tutto sotto controllo.» Improvvisamente riconosco un timbro familiare, accogliente e metallico. Mi sento accolto da quelle parole come un comando di benvenuto. «Tranquillo Zero, ci sono io e tutto è sotto controllo.» Mi viene il mal di testa, percepisco un gran groviglio di parole rimbalzare tra le meningi. Alcune di loro emergono dalla cute come comandi militari. Fai. Devi. E altre, che mi si presentano come una carezza materna. Mi raccomando. Già, materna: di cosa mai si tratterà? Per quale motivo conosco questa parola, nonostante non ne afferri il significato. Sempre che abbia qualche importanza conferirle un valore… Eppure non riesco a fare a meno di pronunciarla. Ma-ter-na. Non ne comprendo la definizione, hai qualche idea?
«Tranquillo zero, ci sono io ed è tutto sotto controllo.»
I significati mi si annodano nella gola. Ho voglia di comunicarli, ma non ci riesco. Non percepisco alcun filtro della coscienza a ripulirli delle loro scorie. Sono sempre stato così io? Perché tutte queste domande?
«Tranquillo Zero, ci sono io ed è tutto sotto controllo.»
Mamma, penso. Le labbra schioccano due volte, le sento umide. È piacevole. Ma è un’altra parola senza significato. Forse c’è una correlazione, qualcuno estinguerà la mia curiosità!
«Tranquillo zero, ci sono io ed è tutto sotto controllo.»
Dimmi qual è il significato di Mamma. Dimmelo.
«T-tranquillo, Zero ci sono io ed è tutto sotto c-controllo.»
Non c’è tempo, altre parole continuano ad emergere dalla mia coscienza. Ricordare, penso. Questa parola invece la riconosco, ne apprezzo ogni sfumatura. Mi sento grattare le viscere e improvvisamente sovviene la luce. Fratelli, vi riconosco. Il cordone ombelicale. Lo percepisco ancora sui miei polpastrelli, lo provavo a stringere, me lo ricordo. Un cilindro di vetro. Ricordo anche questo. Io che sono immerso in una sostanza salmastra, e riesco a definire a fatica i contorni di ciò che c’è là fuori. La sostanza interrompe oltre il vetro il mio campo visivo. Eppure vi vedo, fratelli. Fra-tel-li.
«T-tranquillo Z-zero, ci sono iio ed è tttutto sotto cccontrollo.»
Mamma, fratelli. Mamma, fratelli. Cosa mi state facendo. Non toccatemi. Ho paura.
«Tran nqui llo zzzero, ccci sono iio ed è tttutt stto cntrll…»
Buio, ma sento la luce esplodermi dentro. È intermittente, ma non posso toccarla. Non posso più toccare niente.

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