È amore?

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Giulia passò il badge, salutò il portiere dell’azienda dove lavorava e uscì dal portone. Guardò il cielo plumbeo, l’aria era fredda e si abbottonò il giaccone. Il mese d’aprile è il più imprevedibile della primavera, sembra di essere nel pieno dell’autunno. Il tempo è incostante come Giulia in questi ultimi tempi… di Laura Renzi

Giulia passò il badge, salutò il portiere dell’azienda dove lavorava e uscì dal portone.
Guardò il cielo plumbeo, l’aria era fredda e si abbottonò il giaccone.
Il mese d’aprile è il più imprevedibile della primavera, sembra di essere nel pieno dell’autunno. Il tempo è incostante come Giulia in questi ultimi tempi.
Camminò verso la sua auto, affrettando il passo, mentre il cellulare iniziava a squillare.
Proseguì e lasciò che il suono guidasse la sua mano nella borsa.
Il sorriso si trasformò in un’espressione inquieta quando vide sul display il nome di chi la stava chiamando.
Era Saverio, appena atterrato all’aeroporto.
«Ritiro il bagaglio e vado a casa, ti aspetto per cena.»
«Purtroppo, stasera non posso, ho un altro impegno. È andato bene il tuo viaggio?»
«Tutto molto bene, però mi dispiace non vederti.»
La sua voce si era fatta lamentosa, come quella di un bambino e Giulia s’infastidì.
«Se mi avessi avvisata avremmo potuto organizzarci. In questi dieci giorni non hai chiamato e non sapevo quando saresti rientrato.»
Lui non badò alla sua risposta e riacquistò il tono sicuro.
«Non fa nulla, ci rifaremo nei prossimi giorni. Passa una buona serata.»
«Buona serata anche a te.»
Era contenta che la telefonata si fosse conclusa, ma ebbe la sensazione di contare poco per lui. In fondo stavano insieme, ormai, da quasi dieci anni. non avevano alcun progetto comune e ogni giorno replicava il precedente. Era amore? No, almeno non lo era per lei. Allora perché continuava a trascinare quel rapporto? All’inizio c’era stata la passione, ora cos’era? Abitudine?
Rabbrividì al pensiero, ma era così, come nel lavoro. Trascinava le situazioni, c’era qualcosa che le impediva di scegliere il cambiamento, di esplorare nuove strade.
Dov’è finita la ragazza impavida che ero, quella che amava i viaggi e l’avventura? Per fortuna domani è sabato e ho due giorni liberi.
Trascorse il sabato con Camilla, una delle sue figlie, che le chiese se era stanca, perché aveva gli occhi segnati.
«È vero, non sono nella mia forma migliore, sarà la primavera.»
Saverio, la chiamò domenica per andare al cinema. Terminato lo spettacolo proseguirono la serata a casa di lui. Appena arrivati iniziò a baciarla, poi la portò in camera da letto. Fecero l’amore e dopo Saverio la guardò, soddisfatto. A lei, per la prima volta, sembrò un estraneo. Divenne un estraneo spiacevole quando pensò di farle un complimento.
«Sei ancora una donna piacente, per la tua età. Cosa possiamo desiderare di più?»
«Io ho ancora molti desideri da realizzare.»
Lui si voltò su un fianco, fiero di sé stesso.
«Hai già tutto quello che puoi desiderare. Sai quante donne ti invidierebbero per frequentare un uomo come me? Non hai obblighi, hai la tua libertà. Devi soltanto essere affascinante per me.»
Dopo essere tornata a casa ripensò alla serata. Perché aveva sempre la sensazione di non essere all’altezza quando stava con Saverio? Quelle briciole che le dava non erano ciò che desiderava, il loro rapporto era rimasto lo stesso negli anni, non era cresciuto.
Forse vedeva tutto nero perché si stava deprimendo, sentiva dentro di sé un malessere costante.

Mercoledì le telefonò Saverio, era allegro.
«Ciao bella donna, posso invitarti a cena?»
Giulia, ancora irritata per il suo comportamento della domenica, fu tentata di rifiutare, ma poi cambiò idea.
«Volentieri, a che ora passi a prendermi?»
«Pensavo venissi tu a casa mia.»
Giulia finse di non aver sentito.
«Mi piacerebbe molto andare a provare quella nuova pizzeria che hanno aperto dalle mie parti e di cui tutti parlano bene. Ti va di accompagnarmi?»
«Va bene, allora mi vesto e sarò da te… diciamo tra un’ora.»
Durante la cena gli fece notare che era rimasta delusa dalla sua assenza alla festa della figlia.
«Giulia lo sai che il sabato sera gioco a calcetto con gli amici…»
«Ti avevo avvertito con più di una settimana di anticipo e poi, alla tua età, mi sembra una scusa un po’ infantile, non credi?»
«Ma quale età! Ho l’energia di un trentenne e se fossi venuta stasera a casa mia, dopo cena te lo avrei dimostrato.»
Le prese la mano sul tavolo e la guardò con l’espressione di chi è certo di essere sempre giustificato.
«Dai non litighiamo, domani parto per Berlino e starò fuori una settimana.»
Giulia fece un sorriso di circostanza, chiedendosi perché continuava ad accettare, consapevole che la fine della storia era imminente.
Quando l’accompagnò sotto casa si salutarono con il solito bacio a fior di labbra e, mentre apriva la porta, un pensiero la fece sorridere.
Sono brava a consigliare le mie figlie, quanto sono incapace di fare le scelte giuste per la mia vita.
La settimana successiva, al lavoro, le fecero un’offerta per un’uscita anticipata.
Per la prima volta, da anni, non aveva paura, era eccitata.
Sarà un segno del destino? Questa volta non perderò il treno.
Nell’arco di una settimana concluse l’accordo e ne parlò con le figlie.
«Siamo felici, è tornato il sorriso sul tuo volto. Hai già pensato a cosa farai?»
«Ancora no, per prima cosa mi concederò un lungo viaggio con un biglietto di sola andata, è il primo sogno che voglio realizzare. Sono così felice di questa decisione, che voglio organizzare una grande festa per il mio compleanno, non è una cifra tonda, ma questi 59 anni la meritano. È tra dieci giorni, mi servirà il vostro aiuto.»
Nella grande sala Saverio arrivò in ritardo, l’interno era già affollato. Baciò Silvia sulle guance.
«Tesoro, ho faticato a riconoscerti. Sembri diversa, come mai tutti questi cambiamenti?»
«Sarà l’abito lungo o forse il nuovo taglio di capelli…»
La guardò, prima di aggiungere che la preferiva prima.
«Lo immaginavo, ma a me questo taglio di capelli piace molto.»
«Questo è il mio dono per il tuo compleanno, gli auguri te li faccio a voce, lo sai che non mi piace scrivere i biglietti» le disse con un tono soddisfatto.
Giulia aprì il pacchetto e tirò fuori una spilla d’oro a forma di ramo con pietre dure colorate al posto dei fiori.
Sorrise pensando che quel dono era la sintesi della loro storia e dell’interessamento di Saverio nei suoi confronti.
Io detesto le spille e non le indosso mai. Chi è avaro nei regali lo è anche nei sentimenti.
«Grazie, è bellissima.»

Sabato sera Giulia giunse a casa di Saverio sorridente, aveva accettato l’invito con un piglio nuovo.
Lui ripeté che sembrava diversa.
«In parte è vero, mi sono chiesta a lungo, in questo ultimo periodo, se tu sei soddisfatto della nostra storia.»
«Perché non dovrei esserlo? Abbiamo tutto quello di cui abbiamo bisogno, senza obblighi né responsabilità. Ci vediamo quando possiamo e se lo desideriamo.»
«Questo va bene per te, ma hai mai pensato che io potrei volere altro?»
«Per carità, non cominciare anche tu come tante donne, cosa puoi volere di più, per caso ti vorresti sposare? Alla tua età non penso proprio e poi l’esperienza l’hai già fatta una volta e mi sembra che non sia stato un successo» aggiunse con un’inutile cattiveria.
C’è un istante preciso in cui tutto può cambiare, per Giulia fu quello.
«Alla mia età posso permettermi di scegliere cosa fare e cosa eliminare. Ho già lasciato il lavoro e presto partirò per un lungo viaggio da sola. Questo è quello che ora voglio fare. Ma so anche con certezza cosa non voglio più.»
Si alzò, prese la borsa e regalò a Saverio il più bello dei suoi sorrisi. «Tu sei la prima cosa inutile di cui disfarmi. Non ho alcun bisogno di un anziano adolescente, che non vuole alcuna responsabilità, che crede che io debba essergli grata per ogni misera attenzione che mi dedica.»
Aperta la porta di casa, dedicò un’ultima occhiata alla sua faccia attonita, poi si chiuse la porta alle spalle.
Raggiunse la macchina quasi volando e, una volta partita, cominciò a cantare a squarciagola, si sentiva leggera. La domenica mattina aprì gli occhi e vide che il sole era già alto, guardò l’orologio dove lampeggiava il numero 10.
Ho dormito dieci ore filate, erano anni che non mi capitava.

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