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Dici sempre che non esci mai con nessuno e poi, quando sei con qualcuno, ti tiri indietro. Adesso smetti di guardarti allo specchio. Esci dal bagno. Sarai gentile con lui. È vero, vi siete conosciuti in chat, in “quella” chat, che serve per scopare, ammettilo. Ma perché ti sei iscritta, se poi hai tutta quest’ansia?...

Dici sempre che non esci mai con nessuno e poi, quando sei con qualcuno, ti tiri indietro. Adesso smetti di guardarti allo specchio. Esci dal bagno. Sarai gentile con lui. È vero, vi siete conosciuti in chat, in “quella” chat, che serve per scopare, ammettilo. Ma perché ti sei iscritta, se poi hai tutta quest’ansia? Forse, semplicemente, non vuoi più. Certo, accettare l’invito a cena a casa di uno che, di fatto, è uno sconosciuto, uno con cui hai scambiato solo messaggi e qualche foto, è da incoscienti e lui quell’idea potrebbe essersela fatta. Se è successo, ha ragione.
Però hai visto com’è stato carino quando sei arrivata? Molto gentile, premuroso. Ha subito offerto un rosé raffinato, segno che non è un tipo scontato. Hai guardato in giro, poi? L’appartamento è arredato in modo essenziale, ma con cura, almeno il salone. Sobrio, ma elegante. Hai visto anche due belle tele, forse tre: un po’ te ne intendi. E c’è buona musica in sottofondo. Poi lui ti ha presentato i due domestici che hanno apparecchiato la tavola in terrazzo, anche lì grande cura per i dettagli. È vero: poco dopo sono andati via. Però, mettiamola così, qualcun altro sa che sei a casa sua. Oltre a Marilena intendo, che sta ancora ridendo, secondo me, al pensiero che tu sia qui, ora, mentre il sole tramonta.
Però… Si vede un bel pezzo di fiume anche dalla finestra del bagno. Il rumore del traffico da quest’altezza è un brusio appena decorativo. È quasi impercettibile. Poi c’è talmente tanto verde attorno, non appena alzi lo sguardo, che – maledizione – sembra quasi di essere in campagna. Ecco, la campagna. Il verde non ci voleva. Devi dimenticare Goffredo. Anche se – accidenti la sfiga – lui indossa lo stesso profumo. Mentre gli camminavi di fianco, appena entrata, non vedevi lui, poverino, ma eri con Goffredo, a cercare mobili d’epoca in Toscana – e lui ti passava il bicchiere di rosé – in quel paesino meraviglioso, in collina, che conoscevate solo di nome, prima di scoprirlo e viverlo assieme per tre meravigliosi giorni, trascorsi a camminare per vie e piazze semibuie e fredde nella luce bassa e obliqua dell’autunno inoltrato. Un freddo che spezzavate con il pensiero costante dei vostri corpi uniti e anche grazie al tepore dello splendido camino nel piccolo b&b dove alloggiavate. È stato bello sentirsi coccolata, allora.
E sempre c’era la voce calda di Goffredo che sceglie il vino, la sera a cena, mentre osservavi i quadri alle pareti, belli, ma dai toni scuri, per la verità. Basta, vuoi andare via, ma come fai? Lo ferirai e ti dispiace. Adesso apri la porta del bagno e semplicemente glielo dici: mi spiace, c’è ancora Goffredo. Anche se lui potrebbe dire: e chi cazzo è Goffredo? Giusto. E allora gli dici che ti sono venute le tue cose. No, dai, questa è una cafonata. Su, esci.
“Lorena.. Mi stavo preoccupando. Tutto bene? Posso fare qualcosa?”, dirà così e tu non saprai cosa rispondere.
O forse potresti dire: “No, guarda… sai. È che devi avere pazienza”. Mamma mia, no. È tremendo chiedere o, peggio, pretendere pazienza da uno sconosciuto. Ma che figura è? No, non dirai nulla. Prenderai la borsa e te ne andrai, punto e basta.
Eccolo. Viene incontro sorridendo. Come nulla fosse, ti parla di musica, di tango. Chiede se sai ballare. Anche se lo sai fare, preferisci dire no, che non sei capace. E lui ti risponde che è meglio così, perché allora potrai comprendere quanto è bello abbandonarsi nel ballo, stupendoti del fatto che il tuo corpo di donna sa ballare lo stesso, perché è nato e fatto per questo.
Magari, sì. Ma quante parole…
Tu il tango lo conosci benissimo e sei pure bravina. Con Goffredo vi eravate conosciuti proprio in una milonga, nemmeno lontana da qui, dove tu muovevi i primi passi, dopo la fine della storia con Giancarlo. Goffredo fece una battuta cretina sulla mirada, lo sguardo con cui si invita al ballo, anche una sconosciuta. E tu ridesti di gusto, perché lui ti piaceva fisicamente (lo avevi già notato) e perché la battuta, anche se scema, l’aveva fatta in modo carino. Adesso, ripensandoci, sorridi a Goffredo che non c’è, mentre davanti a te c’è lui, che parla del tuo corpo di donna fatto per ballare.
Tu e Goffredo, la prima sera, danzaste per ore e poi finiste per baciarvi a lungo, quando la musica era esaurita da un bel po’ e lui ti accompagnò alla macchina. Ma poi non successe nulla. O no? Forse sì, invece successe eccome, e fu incredibilmente bello e poi da lì furono i vostri tre anni di amore che, nel ricordo, non saranno mai rovinati dall’ultimo: un anno di sofferenza, lontananza e indifferenza crescente, dopo che Goffredo si trasferì a Londra per lavoro.
Adesso, però, è meglio che tu faccia finta di non saper ballare. Seguilo, anche se non è Goffredo. Lui ti sta porgendo il braccio.
Anche se siete solo voi due in quella casa, rispetta il codice del tango e, prima di cominciare, ti rivolge lo stesso una mirada, rapida ed educata. Ti cinge e apre sulla sinistra, trascinando la punta del piede con delicatezza. Un movimento elegante, per nulla eccessivo, anche questo.
Rimani giusto per un ballo, decidi.
In sottofondo, c’è anche la voce di Gardel. È un tango struggente, che incede in quattro quarti. La registrazione è antica e fruscia sincopata, per i movimenti incerti e ondulati della puntina sul 78 giri. Racconta di vizi irrefrenabili e donne.
Lui stringe in modo sicuro, ma è leggero. Goffredo non era così bravo. Si muoveva bene, ma non aveva questa grazia. Però ti sorrideva, quando ballavate in milonga. E sembrava capire ogni tuo pensiero o desiderio, o forse non ne avevi nessuno quando eri con lui. Adesso ti appoggi al suo petto e ti abbandoni. Annusi il profumo di Goffredo, mentre balli sul terrazzo con uno sconosciuto che ti ha invitato a cena a casa sua dopo che, per tre giorni, ci hai scambiato solo messaggi in una matching chat che, nella comune visione, servirebbe per scopare. Ma forse sei solo una donna piena di pregiudizi di cui liberarsi. Forse lui è la risposta. È qualcosa di diverso e cerca qualcosa di diverso, anche se adesso stringe di più e lo percepisci eccitato. Ma non c’è nulla di male. Anche tu lo sei.
Fermati. Bacialo.
È un’esperienza intensa, la sua lingua che preme sulla tua, continuando a ballare. Ha il profumo di Goffredo, sì, ma non è Goffredo. Pensi e vedi il primo bacio con lui; ma adesso questo è un altro primo bacio e con un altro lui. Le spalle sono diverse ed il petto è più aggraziato. Adesso sei mezza nuda e vi consumate reciprocamente, a ridosso della terrazza, su una specie di grande divano che sembra trovarsi lì apposta, alimentati dalla passione di un tango, con movimenti d’amore vagamente meccanici. Non puoi negarti che sia molto bello che lui, non essendo Goffredo pur indossando il suo stesso profumo, forse sarà finalmente in grado di fartelo dimenticare e, forse, già lo sta facendo mentre ti sfiora ti tocca ti possiede.
Ora siete distesi, dopo le fatiche della carne e tu ripensi rapidamente al rosé, al tramonto, a Goffredo, al panorama, alla tavola imbandita per la cena, alla voce di Gardel e al tango, al ballo, di nuovo a Goffredo e, infine, per un istante, anche al brusio decorativo del traffico. Riapri gli occhi e subito immagini quanto potrà essere piacevole proseguire la serata, cenando e chiacchierando.
Ti giri e lo vedi che ti fissa, dopo che si è riavuto da un breve torpore. Senti la sua voce. Ora è completamente diversa da prima. Alzandosi dal divano ti dice: “Se vuoi, puoi fare una doccia. Poi ti chiamo un taxi”.

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