Due pedine e un ritardo

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Non vedo l’ora che siano le 19:00… Oggi è sabato e io, mamma e papà mangiamo la pizza fatta in casa e dopo facciamo una maratona di giochi da tavolo. Non vedo l’ora che arrivi papà a casa! Adoro giocare con lui, è un ottimo compagno di giochi: quando giochiamo è sempre gentile e calmo, non come la mamma… Un racconto di Francesca Buszomany

Non vedo l’ora che siano le 19:00… Oggi è sabato e io, mamma e papà mangiamo la pizza fatta in casa e dopo facciamo una maratona di giochi da tavolo. Non vedo l’ora che arrivi papà a casa! Adoro giocare con lui, è un ottimo compagno di giochi: quando giochiamo è sempre gentile e calmo, non come la mamma che se perde si arrabbia; infatti è molto permalosa. A volte io e papà facciamo squadra e facciamo finta di perdere, sennò la mamma fa come me quando, dopo cena, non mi danno il gelato. Mette il broncio, però a papà piace e le dà un grande bacio sulla guancia e allora il broncio diventa un sorriso, un sorriso grande come quello che mi si stampa sul viso quando sono tra le braccia di papà. Papà…papà…papà continuo a pensare mentre sono appoggiata al vetro della porta-finestra. Intanto la mamma è in cucina e sta preparando la pizza.
«Alice vieni ad aiutare la mamma ad apparecchiare.»
«Un secondo solo!» dico mentre sistemo i soldi del Monopoli sul tavolo del soggiorno. Preparo il gioco già da adesso, così che sia tutto pronto per quando arriverà papà: non vedo l’ora, non vedo l’ora, non vedo l’ora!

Sono le 19:30, papà non è ancora arrivato: doveva essere a casa già da 30 minuti. Forse avrà fatto ritardo perché a lavoro qualcuno gli ha dato un compito difficile da fare e forse non ci ha capito niente, come succede a me quando a scuola mi danno un compito difficile a matematica. Oppure è bloccato nel traffico sulla strada lunga lunga che porta a casa nostra. Qualunque sia il motivo, so che alla fine arriverà, perché non si perde mai la nostra serata giochi e sa anche quanto io la adoro.

Le 20:00. Papà è di un’ora in ritardo.
«Mamma…»
«Vedrai che arriverà a breve, Alice. Su.»
I miei occhi sono fissi sulla porta d’ingresso: forse, se mi concentro abbastanza alla fine papà entrerà dalla porta chiedendomi scusa per avermi fatto aspettare tanto. Sono concentrata… sono concentrata… ancora… BOOM!
Scatto su me stessa: da dove arriva quel rumore?
«Mammaaa! Cos’è stato quel rumore?»
«Alice non ho sentito nulla: forse il vento, fuori. Non ti preoccupare tesoro.»
Mi sporgo dalla finestra e non vedo muoversi foglia.
BOOM BOOM-BOOM!
«Mammaaa» urlo dopo essere balzata in aria, come quando si spaventano i gatti. Mamma mi raggiunge nel salone e osservando i miei occhi fuori dalle orbite esclama: «Amore, te l’ho detto, sarà il vento. Non c’è nulla da temere».
«Ma….m-ma…, ti dico che non c’è vento fuori.»
«Alice, ora smettila!»

Lei torna in cucina, e io mi avvicino alla grande porta-finestra per vedere se nel giardino qualcosa è fuori posto. È molto buio, e la sola cosa che riesco a vedere è la cassetta degli attrezzi di papà che dalla mensola su cui stava poggiata è caduta a terra, sparpagliando i suoi attrezzi di qua e di là. Ecco cosa era
Ma una cosa che non capisco è come sia riuscita a cadere giù. Di sicuro non per colpa del vento perché, come ho detto, vento non c’è. Che sia stato un animale? Ah, spero di no. Di certo, comunque, ora non uscirò fuori per mettergliela apposto, lo farò più tardi.

Sono le 21:00 e nemmeno l’ombra di papà: sono due ore che lo aspetto. Io e la mamma abbiamo deciso di fare una partita a Monopoli dopo aver cenato. Non avevo tanta voglia di mangiare e non riesco a concentrarmi sul gioco perché i miei occhi tendono continuamente a fissare l’orologio che è all’entrata.
Finalmente abbiamo finito, ane approfitto per andare in cucina a bere un bicchiere di succo. Si sente ancora il caldo calore del forno che non è andato via perché la finestra della cucina è rimasta chiusa da quando mamma ha preparato la pizza.
Papà, ma che fine hai fatto stasera? Penso, mentre bevo il mio succo preferito. A un tratto sento un brivido veloce sfiorarmi il braccio all’improvviso; nessun filo d’aria fredda nella cucina. Immersa nel silenzio, mi guardo intorno, stranita.
Un respiro, ancora un tocco gelido: chi sei? «Alice…»
Il bicchiere mi cade di mano e il succo si sparpaglia su tutto il pavimento. Sento la mamma arrivare: «Alice, mio dio, che hai? Sei pallidissima!»
«S-stavo…bevendo il-il succo, q-quando a-all’improvviso…»
«Alice, amore, cerca di calmarti. Ecco tieni, bevi un bicchiere d’acqua.»
«Mamma, te lo giuro, stavo bevendo il mio succo alla pesca quando…non lo so, ho sentito all’improvviso un freddo addosso una volta…no, due volte! E…e poi di nuovo, ma con un sospiro, come una voce che diceva…»
«Su su, Alice, vedi? Il freddo che hai sentito proveniva dalla finestra. Guarda, è aperta, tesoro…»
«Cosa? Era chiusa. Mamma, era chiusa!»
«Alice è normale che la finestra si possa aprire con il vento. Ed è anche normale che faccia dei rumori simili a dei sibili, a dei sospiri. Proprio come hai detto tu, tesoro.»
«Ma…ma…»
«Niente ma. Ora vieni di là sul divano che attacchiamo un film.»
Provo a inseguirla ma inconsciamente mi sposto di nuovo vicino la finestra prima di raggiungerla e… nulla. Forse ha ragione mamma, mi sto solo lasciando condizionare. Non c’è nulla di strano, sono io che immagino cose inesistenti e la mamma ha… La cassetta, la cassetta degli attrezzi è tornata al suo posto… Papà

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