Cosa faccio?

di

Data

Sono le 7:22 del mattino. Alle 7:30 niente ci sarà più. Mancano 8 minuti e 10 secondi all’arresto del Sole. Cosa faccio? Ci penso. Una partita a calcio? No, il tempo non lo permette. Un ultimo saluto ai miei amici? No, abitano troppo lontano. Cosa faccio? Un racconto di Livio Strada

Questo racconto è stato scritto nell’ambito di un laboratorio di scrittura creativa
“Progetto scuola-lavoro 2022/23”, tenuto presso il Liceo Scientifico Tullio Levi Civita di Roma
 dalla Scuola Omero

 

Sono le 7:22 del mattino. Alle 7:30 niente ci sarà più. Mancano 8 minuti e 10 secondi all’arresto del Sole. Cosa faccio? Ci penso. Una partita a calcio? No, il tempo non lo permette. Un ultimo saluto ai miei amici? No, abitano troppo lontano. Cosa faccio? Immerso nei miei pensieri passano altri 2 minuti. Ne rimangono solo 6. Ecco un’idea, mi dico. Posso salutare i miei genitori al piano di sotto, senza dir loro nulla del Sole. Oppure glielo dico? «Ce lo dici dopo» dice mio padre. «Ora vai a scuola» «Vai a scuola invece di inventarti le cose» aggiunge mia madre.
Allora esco, ma non per andare a scuola, solo per uscire di casa e allontanarmi da quell’ atmosfera pesante. Do uno sguardo all’orologio. 7:26. Sono passati altri 3 minuti. Ne rimangono solo 4. Poi sarà buio.
Per strada mi trovo ad alzare gli occhi al cielo, provando una strana sensazione di solitudine mai provata prima d’ora.
Guardo il cielo. Guardo quella palla di luce gialla su sfondo azzurro. Penso che tra poco non ci sarà più. E penso ai miei genitori che non mi considerano affatto. Vorrei tanto urlare: «Il Sole sta sparendo!», ma non lo faccio per il timore di essere frainteso. E allora, cosa faccio in questo tempo che mi resta? Anche nulla. Allora mi siedo a un angolo di strada a pensare. A pensare a tutti i bei ricordi della mia vita, della mia infanzia, a tutti i miei parenti, ai miei amici. Penso alle mie vacanze al mare: il vento, il rumore delle onde, il sole che trapela appena appena sotto il tessuto dell’ombrellone; penso alla mia scuola, ai miei obiettivi per la vita, al desiderio in estate di trovare qualcosa da fare e a quello in inverno di non fare nulla. Penso anche agli sconosciuti che vedo camminare per strada come se niente fosse, ad una madre che accompagna i figli all’asilo, come se ce ne fosse ancora bisogno, incosciente del fatto che quei bambini non avranno un futuro; penso ad una coppia matura che passeggia serenamente – chissà quanti anni sono stati insieme?
Guardo l’ora. 7:29 e 20 secondi. Ne mancano sessanta alla fine del mondo e credo che sarebbe meglio fare qualcosa invece di restare qui seduto a lasciarsi andare. Ricominciamo in un altro modo: Cosa ho sempre desiderato di fare e non ho mai fatto? Beh, tante cose… vorrei viaggiare per il mondo, visitare l’Africa, l’Australia…
Alzo lo sguardo e vedo un albero. E sì, è proprio lo stesso albero su cui il mio sguardo piccino si depositava sempre quando mia nonna mi accompagnava all’asilo. Sì, ora ricordo… L’albero proietta la medesima ombra che faceva a all’epoca. L’ombra dell’albero si proietta sul muro vicino e che sembra quasi fare parte di un graffito. Mi trovo a percorrere con il dito tutta la sagoma dell’albero, provando un misto di felicità e nostalgia, come fossi in uno stato di assoluta beatitudine.
Uno sguardo all’orologio, però, mi riporta alla realtà.

Ultime
Pubblicazioni

I racconti di Omero

Bene 

I racconti di Omero

Zeno

I racconti di Omero

Abissi

Sfoglia
MagO'