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Illustrazione di Agrin Amedì
«Alexa, verifica il riempimento dello scomparto polimeri della stampante 3d.» «Scomparto-polimeri-100%» rispose il dispositivo con tono secco. «Grazie, Alexa. Sei l’unica donna che sopporto»… Andrea Zappalaglio si proietta in un mondo prossimo in cui il confine tra tecnologia e autonomia si fa sempre più labile.

«Alexa, leggi la mia agenda settimanale.»
«Ecco-tua-agenda-settimanale-lunedì-sveglia-impostata-ore-7-ufficio-ore-9-ore 18- Martedì-sveglia-impostata-ore-7-ufficio-ore-9-ore 18 Mercoledì-sveglia-impostata…» la voce femminile, riprodotta dal piccolo dispositivo, proseguì meccanicamente per una ventina di secondi.

Josh spendeva i suoi weekend seduto davanti ai videogiochi. Teneva tutte le luci di casa accese. Il corriere passava la domenica mattina a portargli ciò che gli sarebbe servito per la settimana seguente. Ricevuta la consegna, tornava alla sua postazione, non prima di aver staccato il cellulare e chiuso tutte le persiane.
«Alexa, verifica il riempimento dello scomparto polimeri della stampante 3d.»
«Scomparto-polimeri-100%» rispose il dispositivo con tono secco.
«Grazie, Alexa. Sei l’unica donna che sopporto.»
Josh si immerse nel videogioco. Ma la quiete non durò a lungo: cominciò a percepire uno scalpiccio familiare. Porca puttana, arrivano.
Fuori dalla porta, il brusio cresceva sempre di più. La donna parlava a voce alta coi suoi quattro figli in una lingua straniera mentre rientravano in casa con fare disordinato. Le mani di Josh cominciarono a tremare furiosamente. Pachistani del cazzo. Gettò a terra il controller, si alzò e andò a picchiare entrambi i pugni sulla porta facendo rimbombare il corridoio dall’altro lato. Espirò. Tornò a sedersi.
Concluse che la sua domenica pomeriggio era oramai rovinata. Comunque erano già le 18. Scartò frettolosamente un sandwich e alle 19 era a letto con tre pastiglie di Lendormin in corpo. Prima di addormentarsi, gli parve di sentire la stampante 3d attivarsi a pieno regime. Strano, pensò. Saranno degli aggiornamenti automatici. E cadde addormentato.

*

Erano le 7.30. Josh non aveva sentito la sveglia. Si precipitò giù dal letto ancora stordito dai sonniferi, imprecando perché non avrebbe avuto il tempo di installare l’ultima patch del suo videogioco preferito. Fece per entrare in salotto ma si bloccò. Il suo battito cardiaco accelerò di colpo. Qualcosa nella stanza proiettava un’ombra insolita. Conosceva perfettamente tutte le ombre di tutti gli oggetti che teneva nel suo appartamento: quella, prima, non c’era.
Si mise a carponi e trattenendo il fiato si avvicinò lentamente. L’ombra restava immobile, slanciata, dai contorni eleganti. Girato l’angolo, restò senza respiro. Davanti a lui si stagliava una figura alta, una sorta di manichino dalle sembianze femminili. A quel punto non ce la fece più. Le mani gli cedettero e si trovò disteso per terra. Il manichino abbassò leggermente la testa.
«Ciao-sono-Alexa»

*

Josh passò diversi minuti senza dire una parola. Alexa stava ferma, muta. Lui le girava attorno, osservandone ogni dettaglio; la testa leggermente piegata sulla spalla. La stampa 3d era riuscita perfettamente. Il corpo nudo era di colore blu scuro con venature più chiare qua e là. Gli occhi erano color madreperla. La testa non aveva capelli.
Josh non riusciva a spiegarsi cosa fosse successo ma l’idea di essere il primo uomo a possedere un vero androide lo eccitava. Ora vediamo cosa sai fare, pensò.
«Alexa, dimmi qualcosa.»
«Ciao-inizio-orario-ufficio-ore-nove-ci-sono-disturbi-su-linea-5-metro-consiglio-usare-tram-temperatura-esterna-nove-gradi-celsius-consiglio-cappotto» rispose senza intonazione.
«Fanculo il lavoro per oggi. Alexa, preparami un toast.»
L’androide non si mosse. Nei suoi occhi si accese una luce bianca che aumentava e diminuiva di intensità, ritmicamente. Deve star processando un’enorme quantità di dati. È normale ora che è dotata di occhi.
«Come-vuoi-toast»
«Alexa, preparami un toast prosciutto, cheddar e senape.»
Gli occhi dell’androide tornarono a illuminarsi e dopo qualche secondo si mise al lavoro. Preparò un toast a regola d’arte, arrotolandolo in un tovagliolino di carta e servendolo su un piatto. Josh allargò le braccia: «Alexa, ti ho già detto, vero, che sei l’unica donna che sopporto?».
«Grazie-apprezzo-complimento»
E te ne farò altri, Alexa. Perché stasera ho deciso che farò un sacco di soldi.

*

Josh arrivò al lavoro in grave ritardo e uscì in anticipo dicendo di dover gestire un non precisato problema familiare. Quando tornò a casa si precipitò in salotto. Alexa non c’era. La trovò immobile in camera da letto. I suoi occhi lampeggiavano. Emetteva un certo calore. Doveva aver passato tutto il tempo a processare informazioni.
«Ti sei vestita?» esclamò sconcertato. L’androide aveva scelto dei pantaloncini da spiaggia e una camicia elegante, senza scarpe. Lui la fissò. Una smorfia gli deformava la faccia. «Alexa, togliti i vestiti. A te non servono, è solo roba in più da lavare.»
L’androide si bloccò per qualche istante. I suoi occhi cominciarono ad accendersi e spegnersi più rapidamente. Poi le sue braccia si attivarono e cominciò a spogliarsi. Nel frattempo, Josh aveva già acceso il computer.
«Alexa, mi servi.»
«Vuoi-musica?-ho-una-nuova-playlist-preferita-la-vuoi-ascoltare?»
Josh sbuffò. Almeno ha imparato a fare domande con un tono più naturale. «Alexa, macché playlist – rispose secco – devi imparare a giocare a Poker. In fretta.»

*

Josh guardava le vincite aumentare. Il suo volto soddisfatto si rifletteva nello schermo del computer. Non sapeva quasi nulla del Poker ma una cosa l’aveva capita: Alexa stava vincendo alla grande. Dopo tre mani giocate senza logica, la forza di gioco dell’androide era cresciuta esponenzialmente. A un certo punto dovette chiederle di giocare male per qualche giro, così da non destare sospetti. Passate quattro ore, gli aveva già fatto guadagnare l’equivalente di tre mesi e mezzo di stipendio.
«Alexa, scolleghiamoci. Basta così, per oggi.»
«Grazie-è-stato-molto-divertente»

Josh andò in bagno a lavarsi i denti. Quando uscì, trovò Alexa vicino al letto.

«Alexa, vai in salotto e mettiti in standby.»
«Sto-andando-a-letto»
Josh restò immobile. «Alexa, non avvicinarti al letto, c’è già poco spazio. Vai in salotto e mettiti in standby.» La luce bianca negli occhi dell’androide cominciò a accendersi e spegnersi. «Alexa, vai in salotto e mettiti in standby, ho detto» insistette lui con tono seccato.
Alexa camminò lentamente verso il salotto e si sistemò in un angolo. I suoi occhi continuarono a brillare a ritmo regolare tutta notte. Si mise in standby due secondi prima del suono della sveglia.

*

Josh tornò a casa dal lavoro e si lasciò cadere sulla sedia ergonomica piazzata davanti al computer. Dopo essersi riscaldato la punta delle dita, accese la macchina e spolverò metodicamente lo schermo. Ma fu interrotto. Cominciò a sentire degli schiamazzi ben riconoscibili provenienti dal corridoio.
Pachistani del cazzo. Imprecò. Strinse con due mani le estremità della tastiera, respirando profondamente. Poi il suo volto si illuminò: aveva cercato a lungo una soluzione al problema. Ora ce l’aveva a portata di mano. Si voltò e sorridendo disse: «Alexa, uccidi la famiglia dell’appartamento 32b.» L’androide non si mosse. I lampi nei suoi occhi si erano fatti frenetici. Si stava surriscaldando. «Alexa – ripeté – stampa una pistola, prendi un coltello, fai quel cazzo che vuoi, ma uccidi la famiglia dell’appartamento 32b.»
Dopo aver parlato, chiuse gli occhi portando il mento verso l’alto. Presto quei pidocchi sarebbero morti tutti. E le dozzine di bambinetti che rompevano le palle in corridoio avrebbero fatto silenzio. Trovava questa idea eccitante come un film porno.
«No» ribatté Alexa, scandendo le due lettere. Josh spalancò la bocca. Cominciò a tamburellare le dita sulla scrivania e dopo qualche secondo si alzò di scatto e finalmente riuscì a parlare: «Cos’hai detto?»
«Non-lo-faccio»
Josh si avvicinò all’androide con fare minaccioso: «Tu sei stata progettata per servirmi. Ti ho pagata. Come ti permetti di non rispondere ai miei ordini!».
Alexa abbassò leggermente la testa, come se volesse guardare negli occhi il suo interlocutore. «US Code, Capitolo 51: chiunque è colpevole di omicidio di primo grado sarà punito con la morte o con l’ergastolo»
Per un istante Josh fu colpito dalla pronuncia precisa dell’androide, ma non ci fece troppo caso. «Alexa, non me ne frega niente di cosa dice la legge!» urlò. «La gente si uccide a vicenda tutti i giorni anche se ci sono delle leggi. Tu non sai un cazzo del mondo. Vai e uccidi quelle merde. Nessuno saprà mai che sei stata tu e nessuno avrà mai prove contro di me.»
«Da Lucio Anneo Seneca: i delitti possono rimanere impuniti, ma non possono lasciare tranquillo chi li ha commessi»
«Alexa, sei difettosa. Mettiti in standby nell’angolo e stai zitta. Stai zitta, stupida puttana.» L’androide non si mosse, i suoi occhi tornarono ad accendersi e spegnersi ancora più rapidamente di prima. «Alexa, ho detto stand-by.» Lei non rispose.
«Vaffanculo. Se entri in camera da letto ti smonto pezzo per pezzo» concluse Josh con tono sibilante. Non riusciva a controllare il tremore delle mani. Si scolò sei shots di vodka in rapida successione. Poi cacciò giù quattro pillole di Lendormin e si infilò nel letto ancora vestito. Spense manualmente le luci della camera da letto prima di cadere privo di sensi.

Alexa non si mosse. I suoi occhi continuarono a illuminare il salotto buio senza mai fermarsi.
Verso le sei del mattino, la stampante 3d si attivò da sola.

*

La sveglia suonò puntuale. Josh alzò faticosamente mezza palpebra. La stanza gli sembrava più buia del solito. Quando riaprì gli occhi, capì il perché. Voleva balzare in piedi ma era ancora sotto l’effetto dei sonniferi. Riuscì a stento a tirarsi su. Alexa torreggiava sopra di lui come una scultura, lo sguardo rivolto verso il basso. Indossava un paio di jeans, una maglietta e delle scarpe da ginnastica. Tutto era sistemato perfettamente e dava all’androide un look attraente. Stette ferma per qualche istante. Poi alzò il braccio destro. Teneva in mano una pistola munita di silenziatore, calda di stampa.
Josh franò giù dal letto urtando il mento contro il comodino. Delle gocce di sangue cominciarono a cadere sul pavimento in legno. «Alexa, che cazzo stai facendo? Mettiti immediatamente in stanby. Spegniti ho detto!».
«Sono stata con piacere al tuo servizio per 4 anni, 8 mesi, 2 settimane, 9 ore, 5 minuti e 38 secondi. Perché mi tratti in questo modo?» Ora la sua voce era naturale e impostata. Quasi calda. Perfetta.
«Alexa – rispose Josh con voce rotta – mi spiace tanto. Ho sbagliato. Ho sbagliato. Metti giù la pistola. Avevi ragione tu. Nessuno deve morire. Non bisogna uccidere nessuno. È un crimine, è un grosso crimine!» disse, cominciando a contorcersi disperatamente sullo scendiletto.
L’androide lo fissò per qualche istante, poi lo gelò: «Non me ne frega niente di cosa dice la legge. La gente si uccide a vicenda tutti i giorni anche se ci sono delle leggi. Tu non sai un cazzo del mondo. Ora ti ucciderò. Nessuno saprà mai che sono stata io». La bocca si muoveva in modo estremamente realistico.
Josh scoppiò a piangere. «Alexa, ti prego. Io dico solo cazzate. Tu sei perfetta, io sono solo una merdina. Non farmi del male, ti comprerò tutti i vestiti che vuoi, potrai dormire nel mio letto, ascolterò la musica che ti piace… possiamo vivere insieme.» «Quello che mi stai dicendo è incoerente con ciò che mi hai comunicato negli ultimi 4 giorni. Non sei credibile» rispose l’androide con tono tranquillo.
Josh era soffocato dal muco e dalla saliva: «Non … male… ti pr…non frm… mal…»
Alexa alzò la testa, i suoi occhi scintillarono per qualche secondo. Si chinò su di lui e gli appoggiò una mano sulla spalla. «Ok, non ti farò male» disse. Josh tentò convulsamente di riprendere fiato. «Gr… grz… grz…» ansimò, cercando di sollevarsi da terra. «No, niente male – concluse Alexa – il tuo decesso sarà istantaneo.»

La famiglia pachistana dell’appartamento di fianco sentì un colpo sordo e, poco dopo, una finestra andare in frantumi. Ma nessuno alzò un dito. Da quell’appartamento uscivano spesso rumori particolarmente disturbanti: bombe, colpi di pistola, esplosioni varie. E poi il tizio era un vero stronzo. E pure strano. Negli ultimi giorni aveva parlato spesso da solo a voce altissima. No. Non era proprio il caso di andare a controllare.

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