L’epica di un calzino

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Illustrazione di Agrin Amedì
È un po’ che non passo l’aspirapolvere sotto al letto, ma comunque lì non ci sei. Nello zaino della palestra, magari sei rimasto avvolto nell’asciugamano. Tra i cuscini del divano… Walter Di Mauro percorre la strada di un calzino e, forse, la stessa di qualcos’altro.

2, 4, 6, 8, 10, 11…
Avrò contato male.
2, 4, 6, 8, 10, 11…
Non può essere, riprovo più lentamente.
2, 4, 6, 8, 10 e ancora 11…
5 coppie e lui è da solo. Non sarà mica successo di nuovo.
Provo a cercarti.

È un po’ che non passo l’aspirapolvere sotto al letto, ma comunque lì non ci sei.
Nello zaino della palestra, magari sei rimasto avvolto nell’asciugamano. Tra i cuscini del divano, l’altra sera mi sono addormentato lì. Niente da fare, sei scomparso. E sono certo che sei tornato a casa con me. Proviamo in bagno, nella cesta dei panni sporchi o magari per terra, lì vicino. No, neanche lì.
Che poi sei quello più importante, ti uso spesso per andare a correre, insieme al tuo compagno non mi fate mai sudare i piedi. Non voglio immaginare che sei stato anche tu mangiato da lei. Succede sempre più spesso di perdervi, e mai in coppia. Sembra incredibile ma è cosi.
E se invece la lavatrice non ti avesse mangiato e fosse stata una tua fuga volontaria? Se fossi scappato? Allora la lavatrice sarebbe lo Stargate!

Se le cose stessero davvero così, non potrei fare altro che scriverti, immaginare l’inizio della tua avventura e augurarti buon viaggio, mio caro calzino.
Il tuo viaggio, non so per quale magia o dispositivo assurdo, me lo vedo iniziare durante la centrifuga a fine lavaggio, quando sei pulito e profumato, pronto per l’evasione, passando attraverso una fessura che si trova tra il cestello e il rivestimento di colore grigio che avvolge la bocca della lavatrice. Con la tua fuga hai abbandonando il tuo compagno. Ma poi mi chiedo… chi ha abbandonato chi? Forse il tuo compagno non ha avuto il coraggio di seguirti, troppo spaventato per non aver mai visto il ritorno degli altri. Ha preferito restare, dando vita al suo calvario solitario in fondo all’armadio, in una lunga attesa di qualcosa che non potrà mai accadere.
Io comunque ti immagino… come ti immagino?
In fondo al mare accarezzato dalla corrente e trasformato nella tana di un polpo?
O nella casa di un paguro?
Oppure chissà… sarai stato assunto dalla Disney come naso di Robin Hood che finge di essere l’avvoltoio di nome Tonto che grida: è l’una di notte e tutto va bene!
Con due bottoni di altro colore e un pezzo di stoffa a mezzaluna saresti la marionetta di un burattinaio che nei borghi lieta i bambini nel giorno della sagra. Potresti essere la calza del 6 gennaio, appesa nella stanza di un bambino o sopra al caminetto, piena di dolcetti, caramelle e di pezzetti di carbone. Ti immagino sventolare durante la bassa marea appeso alle radici delle mangrovie, a indicare la direzione del vento. Lo stesso magari sull’albero di una barca a vela, come fossi una bandiera. Oppure, saresti il nido caldo per le uova di un uccello o la tana di uno scoiattolo a Central Park. Chissà quale identità potresti assumere…

Mi restano tantissimi ricordi legati a te, mi hai seguito in avventure indimenticabili. Come alla mezza maratona di Roma, gli amici del Parco degli acquedotti avevano tutti le vesciche ai piedi e furono costretti a fermarsi, mentre noi riuscimmo insieme a finire la gara! O quella volta in cui non mi sono fidato di te e del tuo compagno e ho indossato altri calzini, eravamo in montagna e a metà salita ho deciso di indossarvi per raggiungere insieme la cima del Monte Spicco, che soddisfazione!
Sei stato il mio contapassi naturale e silente. Mai una delusione. E la tua mancanza si sente. Dopo tanto indossarti hai assunto la forma del mio piede e non sarà per niente facile sostituirti.

Il tuo sarebbe stato un destino segnato: umido, sporco, puzzolente, imprigionato, bagnato, tirato, arrotolato, chiuso in un armadio, in uno zaino, chiuso nel trolley in una stiva, nel bagagliaio di una macchina. E tu allora sei scappato. Il Papillon dei calzini, non ti sei mai arreso! Voi calzini non sparite mai in coppia, sarebbe una bella fuga romantica quella…

…e invece il tuo compagno resterà con me; è ancora in buone condizioni e non voglio abbandonarlo. Ma se sapessi che direzione hai preso farei di tutto per metterlo sulle tue tracce.
Provo a immaginare il tuo viaggio per poi chissà, vederti tornare indietro.
Ma torneresti davvero, e io vorrei davvero il tuo ritorno?
In fondo sarei deluso se tornassi, come nel più banale dei matrimoni combinati. Chissà se il tuo compagno ha capito come sei riuscito a fuggire, in modo che possa raggiungerti. Io, nel frattempo, continuerò a lavarlo in lavatrice, sperando un giorno di non rivederlo più. Sperando un giorno di poter immaginare un’altra storia come questa.

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