Pasta a vongole

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Illustrazione di Agrin Amedì
Questa maledetta pasta con le vongole, anzi “a vongole” – mi sono stancata di dover adattare la mia lingua a quello che vogliono gli altri. A vongole, sì, avete capito bene, le vongole che stasera sono amare le ho assaggiate e va bene così perché io voglio che ci intossichiamo tutti la Vigilia di Natale… Maria Teresa D’Agostino nasconde tra coperchi e pentole vendette affilate e un pizzico di ironia.

Questa maledetta pasta con le vongole, anzi “a vongole” – mi sono stancata di dover adattare la mia lingua a quello che vogliono gli altri. A vongole, sì, avete capito bene, le vongole che stasera sono amare le ho assaggiate e va bene così perché io voglio che ci intossichiamo tutti la Vigilia di Natale visto che la mia vita me la intossicano tutti i giorni loro e nessuno si pone il problema della mia gioia del mio dolore del mio Natale; sì perché questo Natale doveva essere mio e invece come sempre se ne sono appropriati senza pietà compresa mia madre che mi ha fatto invitare tutti alla cena della Vigilia ma come, pure Antonio? quello scornacchiato che mi ha tradita con Daniela, la migliore amica mia, sì sì, la migliore amica mia e mo’ mi vengono a dire che Antonio stasera sta qua per quella creatura che ha il diritto di stare con il padre, e i miei di diritti? chi ci pensa ai miei diritti, ah? fosse per Gesù Bambino, quello sì che penserebbe un poco a me, ma con questa compagnia di sicuro si girerebbe dall’altra parte e manco ci passerebbe davanti a casa mia dove ci sono pure Antonio e Federico, il suo compagno di merende o meglio il compagno di malavita, anche se lui dice che non è vero che sono tutte fantasie mie e chi me lo doveva dire che mi ero sposata un farabutto che spacciava droga in tutta Napoli? l’ho scoperto grazie proprio a Danielina che andava in giro con un brillocco al dito che faceva paura e lei ripeteva che Antonio suo i soldi li sapeva fare in un battibaleno ma io vorrei sapere da quando lo spaccio di droga si chiama come il detersivo dei pavimenti. Comunque sta di fatto che io quel fetente alla tavola della Vigilia non lo volevo mentre invece eccolo là che fa il buffonciello con i parenti miei dopo che ha portato un cofano di regali per tutti mentre le vongole sono veraci, ma a Bastiano gliel’ho chiesto espressamente “Bastia’ mi raccomando. Vedi quello che devi fare con queste vongole per la mia famiglia” “Stai tranquilla Angioletta è tutto a posto ti faccio portare a casa vongole e capitone per dieci persone sotto sotto l’orario di cena, vanno bene le sei? Ah scusa o’ baccalà ti serve? si può fare la Vigilia senza le pizzelle di baccalà?”. Alle sei in punto è arrivato il pesce e pure quel disgraziato, nello stesso momento, manco si fosse dato l’appuntamento col capitone mentre fuori sparano botti che mi fanno sbandare, sono forti ma la casa è piena di lucciole colorate che le ho messe per quella povera creatura perché Natale è la festa dei piccoli e chiamo mia madre in cucina e le dico di far sedere tutti a tavola perché tra poco arrivo con gli spaghetti a vongole in una zuppiera che sbatto sul tavolo facendo un rumore più forte dei botti là fuori e il sugo con tutte le vongole schizzano da tutte le parti “Ma che maniere? Angiole’, ma stai nervosa?” mia cognata, che non ha mosso un dito, ingessata nel suo abito rosso lacca, tiene pure da ridire e afferro gli spaghetti con le mani come Totò in Miseria e Nobiltà e glieli tiro in fronte con tutta la forza che tengo mentre Antonio cerca di mettersi in mezzo come l’arcangelo Gabriele, anzi Michele, perché è uno che uccide come lui solo sa, che uccide non solo i cattivi ma pure i buoni che gli danno fastidio mentre il sugo gli arriva sul bel vestitiello della festa che vale almeno mille euro mentre io i vestiti per me e la creatura li compro al mercato del Carmine e mi blocco il braccio all’idea che quel maledetto sugo a vongole è finito dovunque tranne che nello stomaco di chi lo doveva mangiare per stare male – che alla mia creatura non ci piace la pasta a vongole – con tanto di vomito e diarrea per finire la cena subito subito ma intanto il capitone, che scemo non è ha sentito la maleparata e si è buttato dalla finestra muovendosi lemme lemme mentre io per dimenticare bevo bicchieri di Fiano di Avellino e mi sento sempre meglio con la frittura delle pizzelle di baccalà, peccato che mia madre scivola in cucina e l’acqua della bottiglia che ha in mano va a finire proprio nella padella della frittura con gli schizzi di olio bollente che sparano come proiettili di bazuka in tutta la cucina e anche fuori dalla porta rimasta aperta fino a colpire un occhio del farabutto anzi, tutti e due, perché questa è la Vigilia più bella della vita mia e Gesù Bambino non si è dimenticato di me.

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