Lucio e Bruna

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Illustrazione di Agrin Amedì
Quasi ogni giorno realizzo tranelli e insidie per mettere in difficoltà Bruna. Non ce la faccio proprio a smettere. Forse dovrei vergognarmi, forse dovrei almeno pentirmi dopo averlo fatto, invece ci ripenso divertito e soddisfatto. In fondo mi spetta dopo tutto quello che ho subito e sto subendo… Rossana Carta saltella tra una confessione diaristica e l’altra erigendo un’ironica e sentita commedia sentimentale.

LUCIO
20 maggio

Tempo fa, prima di essere costretto a lasciare il lavoro e molto prima di scoprire quello che ho scoperto, anche Bruna, la mia trafelata e smemorata mogliettina, teneva un diario che però si rifiutava tassativamente di farmi leggere perché diceva di vergognarsene. Solo talvolta mi rendeva partecipe di qualche brano, magari se reputava fosse divertente. Ignoro se lo tenga ancora ma credo di no perché nel corso delle mie recenti perlustrazioni casalinghe, fatte in sua assenza, non mi sono mai imbattuto in quell’inconfondibile quadernone rosso …ma anche questo non ha più molta importanza.
Quasi ogni giorno realizzo tranelli e insidie per mettere in difficoltà Bruna. Non ce la faccio proprio a smettere.
Forse dovrei vergognarmi, forse dovrei almeno pentirmi dopo averlo fatto, invece ci ripenso divertito e soddisfatto. In fondo mi spetta dopo tutto quello che ho subito e sto subendo.
Questa mattina, ad esempio, visto che non avevo più sonno, mi sono alzato prima di lei e ho nascosto le chiavi dell’auto che aveva lasciato su una mensola della cucina, pregustandomi la scena che ne sarebbe derivata di lì a mezz’ora. Sono tornato a letto e ho finto di addormentarmi.
L’ho sentita alzarsi, lavarsi e vestirsi in tutta fretta, come al solito, con il suo modo nervoso, febbrile di afferrare gli abiti, alla fine ho avvertito il suo rapido tacchettare per la casa, suono che ogni giorno annuncia la sua imminente uscita. Ma invece del rumore della porta di casa che si richiude è arrivato un tramestio frenetico, un aprirsi e chiudersi di cassetti e ante di credenze, brontolii, sospiri e sommesse invettive. Alla fine non ce l’ha fatta più e spinta dalla disperazione ha osato entrare in camera da letto per chiedere aiuto «Lucio scusami tanto, hai visto le chiavi della macchina? Mi pareva di averle lasciate in cucina ma non le trovo più e sono già in ritardo per l’appuntamento di questa mattina!». Il tono della sua voce tradiva un livello d’ansia notevole. Le ho risposto con un grugnito che nascondeva un sogghigno, e mentre mi alzavo ho esalato la consueta rispostaccia «Bruna, possibile che perdi sempre qualcosa, non so niente delle chiavi, non uso mai l’auto!» e mi sono diretto in cucina dove, in un angolo, ho lasciato cadere a terra le chiavi, proprio sotto quella mensola dove si trovavano la sera prima. Intanto lei, sul punto di scoppiare a piangere, piantata davanti alla porta di casa, rovistava per l’ennesima volta la sua borsa. «Come faccio – si lamentava – non posso nemmeno avvertirli a quelli, mi aspettano in un posto dove non prende il telefono… magari si incazzano e perdo l’affare!»
Ho capito che stava per perdere la testa: quando comincia a parlare dimenticando la grammatica sta per accadere. Allora dal bagno, dove mi ero diretto, le ho urlato «Hai visto bene in cucina?» e ho aperto la doccia, facendo appena in tempo a sentire il suo isterico urlo di gioia «Trovate! Vado via Lucio». Vabbè, mi sono detto, il gioco è finito e lei anche questa volta si è fatta una bella scarica di adrenalina… magari le viene utile per condurre l’affare immobiliare di oggi.
Due giorni fa mi sono divertito con la sua camicetta preferita, era lì piegata nel cassetto, pronta per essere indossata alla festa del compleanno della sua amica Sara ma poco prima che le servisse ci ho fatto cadere sopra del dopobarba che l’ha macchiata irrimediabilmente. Bruna se n’è accorta quando l’aveva già addosso, impazzendo all’ultimo momento per inventare un altro abbigliamento.
Prima ancora è stata la volta dei gerani con i quali Bruna anche quest’anno ha invaso i balconi e le terrazze della casa, stavolta tutti stroncati già all’inizio della stagione da una generosa innaffiata di acqua e sale.
Mi chiedo talvolta se possa sospettare che sia io l’autore delle tante sventure casalinghe che le disturbano sempre più frequentemente la quotidianità. Non sbotta mai contro di me, non mi accusa mai di aver provocato l’incidente ma talvolta mi scruta con aria vagamente interrogativa con quel suo viso un po’ vecchio ma ancora un po’ infantile. Questa sua assenza di reazione può interpretarsi come tentativo di scongiurare la rottura.
Adesso ho in programma qualcosa di più invasivo, tipo la manomissione dei tacchi delle scarpe eleganti che usa per gli appuntamenti di lavoro… devo fare in modo che cedano solo dopo un po’ che calza le scarpe, cioè nel bel mezzo dell’incontro. Metterò alla prova la sua sopportazione e forse ci scapperà una slogatura così per un po’ non vedrà il suo caro Giorgio.
Questo nuovo inconveniente dovrà essere più insospettabile e malevolo dei precedenti e mi prenderà un po’ di tempo per organizzarlo. Il tempo però non mi manca: ormai è passato quasi un anno da quando la società mi ha costretto a restare a casa.
A volte mi scopro a osservare Bruna mentre siamo a tavola e mi stupisco del suo sguardo, amorevole anche se non accompagnato da un sorriso, lo stesso che mi rivolgeva già dalle prime volte in cui uscivamo. Ma potrebbe essere una tecnica per tenermi buono, per depistare i miei sospetti.
Bruna crede che non abbia capito nulla ma io ho capito tutto e quando sarò stanco di organizzarle i miei amabili scherzetti casalinghi glielo dirò chiaro e tondo e allora la musica cambierà.
Ormai sono certo che mi abbia tradito con Giorgio e che lo stia ancora facendo, anche se fino a poco tempo fa sarebbe stato qualcosa di inimmaginabile, forse perché ero sempre fuori casa per lavoro, ma in questo ultimo periodo ho raccolto indizi molto importanti, ormai prove. I viaggi di lavoro di Bruna coincidono con le assenze di Giorgio, facili da controllare visto che abita nell’appartamento sotto il nostro. Quando Bruna esce per andare al supermercato poco dopo sento il portoncino di Giorgio che si richiude seguito dai suoi passi per le scale. Trovo troppo spesso Giorgio a cena da noi, invitato da Bruna senza consultarmi, con la scusa: poverino è solo. Li ho scorti spesso fermi a parlottare sul marciapiede, all’angolo della strada dove credono di non essere visti da me, ma io mi sono attrezzato di un binocolo e dalla finestra del bagno vedo tutto. E infine, poco tempo fa, scendendo le scale del condominio con il sacco delle immondizie in mano, li ho scoperti nell’androne del palazzo, soli, vicini. Mi sono fermato appiattendomi lungo il muro per raccogliere, non visto, la prova decisiva della loro lurida tresca. Forse temevano potesse passare qualcuno e così non hanno osato abbandonarsi ad effusioni, solo che Bruna sembrava piangere e Giorgio mi è parso dicesse qualcosa tipo «Non drammatizzare, è solo un periodo, passerà»; mi sembra già abbastanza per concludere che qualcosa c’è tra di loro eccome!
Ho deciso di non cedere alla disperazione, il dolore bruciante causato dal tradimento e la consapevolezza dell’ingiustizia subita come un martirio mi aiutano a tener duro.
Se penso a come eravamo amici io e Giorgio, almeno per quanto mi riguarda, tanto che gli confidavo le mie preoccupazioni, e mi sembrava lui facesse lo stesso, a quanto gli sono stato vicino quando è morta sua moglie, non mi do pace. Beh se è per questo anche Bruna in quel periodo ha fatto tanto per lui…e forse è stato fatale!
Se penso a come eravamo marito e moglie io e Bruna, al senso di benessere e sicurezza che provavo quando le stringevo la mano, chissà se ha mai capito quanta forza trovavo nel nostro essere una coppia…ma non posso soffermarmi su questi pensieri altrimenti un giorno potrei perdonarla e questo non dovrà mai accadere.
Devo concentrarmi sui tacchi.

*

BRUNA
25 maggio

È un pezzo che non scrivo in questo disgraziato diario perché ogni volta che ci provo mi assale un senso di repulsione: so che devo affrontare la degenerazione della mia vita avvenuta negli ultimi tempi. E cos’altro dovrei scrivere nel mio diario? Che ho concluso una vendita importante? Che ho rivisto dopo tanto tempo la mia cara amica Sara? Tutti eventi secondari di fronte al gorgo di disperazione nel quale Lucio mi sta facendo affogare insieme a lui. E allora devo prendere atto con coraggio che ogni giorno che passa le cose peggiorano e scriverlo. Scrivere mi farà bene.
Il primo tragico mutamento di Lucio risale a circa un anno fa, concomitante con gli attriti sorti con la dirigenza della società: è diventato sempre più cupo e taciturno. Dio sa se ho provato a parlargli, a incoraggiarlo ad aprirsi con me, fatica sprecata: cocciuto e stupidamente orgoglioso come è sempre stato non ho cavato un ragno dal buco, solo silenzio. Ancora oggi non conosco esattamente i motivi, che devono essere stati gravi se lo hanno indotto ad accettare quel maledetto accordo con la società conclusosi con le sue dimissioni.
Così è cominciata la fase fantasmatica di Lucio (e mia di conseguenza): al mattino, quando esco per andare al lavoro, se non resta a letto si mette seduto in cucina a fissare il vuoto. Le rare occasioni in cui si fa colazione insieme i miei pallidi tentativi di conversazione vanno a sbattere su una serie spettrale di monosillabi. Di progetti per la giornata non se ne può proprio parlare. Tornando a casa lo sorprendo a ciondolare per le stanze senza un apparente motivo. Non esce quasi mai.
La sera è anche peggio. I nostri dialoghi sono quanto di più ovvio ci possa essere e tutte le volte che ho tentato di scalfire con più insistenza il suo mutismo ha alzato la voce zittendomi. Io non posso sopportare che Lucio alzi la voce… mi paralizzo e non so più cosa dire.
Tutto questo me lo devo ricordare bene come finora non ho mai avuto il coraggio di fare.
Credo che in questo periodo si sia riappropriato dell’ambiente domestico in una maniera malata, ossessiva, dando nuove collocazioni agli oggetti. Me ne sono accorta da sola, quando cerco qualcosa e non la trovo più al suo posto ma altrove, e me lo ha fatto capire Laura che mi ha accennato alle difficoltà incontrate nel fare le pulizie settimanali a causa di un inspiegabile disordine.
Se gli chiedo spiegazioni o gli domando aiuto nega e non collabora.
Siamo arrivati al punto di non essere più in grado di andare al ristorante o al cinema o di passare una serata in compagnia dei pochi amici rimasti. Di sesso, poi, non se ne parla proprio.
Insomma, ho capito, la sua vita è cambiata, le sue soddisfazioni e aspirazioni nel campo del lavoro sono state brutalmente spezzate, ma c’è un limite a tutto! Non accetta aiuto né da me né da altri, è solo riuscito a fare del suo malumore la cifra della nostra vita. Ultimamente sono arrivata al punto di avere un certo timore nel rivolgergli la parola, spesso mi guarda con un’aria beffarda, maligna, che mi inquieta perché non riesco a capire cosa gli passi per la testa.
Negli ultimi tempi ho notato che la memoria mi sta abbandonando, forse per l’età che avanza, ma credo soprattutto per lo stato costante di stress che mi provoca l’attuale vita con Lucio. Spesso non mi ricordo dove metto le cose, avvengono piccoli e grandi disastri casalinghi di cui non riesco a capacitarmi, che imputo alla mia disattenzione. Certe volte mi scopro a pensare che gravi sulla casa una sorta di maleficio o che quanto accade sia da imputarsi a Lucio, al suo atteggiamento, e forse a suoi atti… poi mi vergogno di averlo pensato.
Tempo fa, presa dallo sconforto, ho accennato a Giorgio le mie difficoltà con Lucio. Di Giorgio mi fido ciecamente, è un caro amico, anche di Lucio. L’ho visto imbarazzato, forse perché mi sono scese le lacrime quando gli parlavo, sembrava quasi rifiutarsi di entrare nella nostra vita privata, però mi ha accennato alla sua vita privata dicendomi timidamente che anche lui stava passando un periodo complicato. Ha iniziato a frequentare una persona a cui tiene molto ma il senso di colpa nei riguardi di sua moglie lo tormenta. Alla fine, sono stata io a rassicurarlo mentre lui mi ha rivolto frasi consolatorie senza la volontà di addentrarsi nei nostri problemi. Ma per me è stato un giovamento comunque, perché dopo questo sfogo mi sono sentita meglio.
Malgrado tutto sento che in Lucio c’è ancora un brandello di amore nei miei confronti, lo intuisco da rari sguardi quasi amorevoli di cui pare si vergogni. A volte mi sembra stia combattendo una lotta solitaria con un mostro che nasconde dentro di sé.
Ma forse sono io che fraintendo, che farnetico, quanto tempo riuscirò a resistere? Certe volte mi sembra di impazzire…

*

LUCIO
1 giugno

Poche ore fa, mentre portavo fuori le immondizie, ho visto Giorgio che entrava nell’androne con una signora che poteva avere la sua età, dall’aspetto gradevole. Sorridevano e parlottavano con aria complice. Credo non mi abbiano scorto, sto diventato bravo a sottrarmi alla vista altrui. Dopo nemmeno mezz’ora Lucio mi ha bussato e ha chiesto di entrare. Voleva parlarmi. Io l’ho ascoltato mio malgrado: non vedeva l’ora di dirmi che aveva conosciuto una donna che per la prima volta dopo la morte di sua moglie gli stava ricordando la felicità che aveva perso, ma che si sentiva colpevole pensando a lei che non c’era più. Mentre me lo diceva gli brillavano gli occhi e ha aggiunto: «Ma forse sapevi già quanto ti sto dicendo, te l’avrà anticipato Bruna a cui ho parlato già da un po’ e che, con la sua consueta dolcezza, è stata in grado di darmi la forza di continuare».
Poi un’onda calda nella testa e un urlo che non ho saputo trattenere: «Oddio! I tacchi i tacchi!».

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