Brevetto d’amore

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Illustrazione di Agrin Amedì
So che mi sta riempiendo di bugie. Lo so per certo. Adesso ricomincerà a sciorinare le solite storie, ma non ci casco più. Non adesso. Ancora con la storia del lavoro che mi stressa, sembra un disco rotto. Sì, la storia del brevetto mi sta prendendo un sacco di tempo ma non mi ha resa mica cieca… Giulia Vassena si immerge nella mente di una donna tanto innamorata da far venire i “brividi”.

So che mi sta riempiendo di bugie. Lo so per certo. Adesso ricomincerà a sciorinare le solite storie, ma non ci casco più. Non adesso.
Ancora con la storia del lavoro che mi stressa, sembra un disco rotto! Sì, la storia del brevetto mi sta prendendo un sacco di tempo ma non mi ha resa mica cieca. Lui sta solo cercando di decentrare l’attenzione e porre me al centro della discussione.
Sto arrivando al limite, sul serio.
Quali prove? Le prove non mi servono. Sì, sì, tanto avrà sicuramente cancellato le chat dal telefono o qualunque altra robaccia si scambia con lei. È uno schifoso.
Bravo, adesso se ne va a dormire! Bel modo di affrontare i problemi, davvero.
Tutto questo continua anche a distrarmi dal lavoro, è proprio il periodo peggiore per questa giostra di pensieri negativi. Dannato uomo, lo odio! Perché mi sta facendo questo, perché?
Va bene, ho ancora del lavoro da fare. Quei dati non si analizzeranno di certo da soli.
Ho lavorato sodo tutta la vita per trovarmi qui ora. Gli anni di studi incessanti in medicina, la specializzazione, le nottate insonni dedicate prima allo studio, ora alla ricerca. Per me è stato come prendere i voti, ma io li ho presi per la scienza e ho ricevuto la chiamata quando ancora andavo alle superiori: farmacologia. Tutta la mia vita è stata rivolta a questo momento e ora si sta avverando tutto.
Il momento è vicino, presto brevetterò il mio farmaco e sono sicura che sarà un successo. Ho tanti medici anestesisti che sostengono appieno il mio progetto e sono pronti a dare il nullaosta per una prima fase sperimentale.
I miei studi sulla pianta di aconito sono cominciati tantissimi anni fa, fin dalla mia specializzazione. Le prime espressioni incredule sono molto presto state sostituite da moti d’interesse e incoraggiamento nei miei confronti, nonostante la grande competizione che permea tutto l’ambiente medico di ricerca.
Il mio farmaco anestetico sarà poco invasivo, così da poter essere somministrato anche agli individui più fragili che necessitano di un intervento chirurgico importante.
Quindi, con tutti gli impegni, con tutte le serate passate in laboratorio, il sonno mai recuperato, cosa mi ritrovo? Un marito che fa i suoi porci comodi mentre io sto a sgobbare per un futuro migliore per entrambi. Lui continua a negare, non ho ancora prove solide, ma una donna certe cose le sente per istinto. Continua a dire che sono io, che sono esaurita, che sfogo la mia stanchezza e il mio nervosismo addosso a lui… ma va’!
Lui non sa che un mese fa gli ho messo alle calcagna un investigatore privato. Nulla. Suo marito è candido come un abito nuziale, mi ha detto. Balle.

*

Ah, quindi avrei bisogno di uno psichiatra? Sul serio? Io non devo certo spiegare a un altro medico come funziona il senso dell’olfatto umano, perché di quello si tratta. Lui odora di donna, ma quella donna non sono io! Più si giustifica, più si mette nei guai.
Non vuole più dormire in camera con me. Si è relegato sul divano dello studio, lo trovo lì quando torno tardi o vedo che ci si sposta appena finito di cenare. È diventato un estraneo, ignora volutamente le mie domande. Continuo a urlargli addosso, mi dà sui nervi che non mi guardi nemmeno più in faccia. È una maschera la sua, lo so per certo, e so che di sotto sta bruciando per la vergogna e il pentimento.

*

Stamattina ha parlato, finalmente. Era vestito per andare in ufficio e si è affacciato in camera. Ha detto che comincerà a fare i bagagli, che entro la fine della settimana se ne andrà. Ero furiosa, ma sono rimasta calma. Dove te ne andrai, ho chiesto. Non mi ha risposto. Probabilmente ha intenzione di andare a dormire da quel suo amico scapolo sciupafemmine. Il modo migliore per togliersi da quella matassa di responsabilità che non vuole gestire.
Ma non andrà via. No, non può. Noi ci apparteniamo, ci apparteniamo per sempre. Supereremo le difficoltà, perché siamo più di questo. Siamo più delle coppiette lì fuori che si mentono, si tradiscono e poi si lasciano perché non vogliono affrontare la realtà uno di fronte all’altra. Noi siamo sempre stati speciali. Il mio amore per lui è speciale.
Sì, lui tornerà sui suoi passi, metterà la testa a posto, io brevetterò il mio farmaco e la vita sarà diversa. Niente litigi, niente stress; insieme godremo dei frutti dei miei anni di lavoro e avremo una vita piena, invecchieremo insieme, lui non si farà più strane idee dietro alle donnette perché la nostra vita sarà grande. Non sarà come quella di tutti gli altri. Lui vivrà della mia luce, io vivrò del suo rispetto e tutti ci invidieranno, ci ammireranno. Guarda un po’ quei due, diranno, dopo tutti questi anni ancora sono felici e si amano, nemmeno fossero novelli sposi!

*

Sono esausta. Sento gli occhi pesanti, non so nemmeno più che ora sia. Oddio, è tardissimo, devo tornare a casa. Per oggi può bastare, la formula è stabile. Solo qualche piccola variazione nelle dosi di aconito e l’effetto sarà quello che mi serve. Va bene, la strada è quella giusta, ci siamo.
Sono tornata a casa serena, dopo mesi e mesi di rabbia e sospetti. Non mi interessa più tutto questo, perché so che si sistemerà.
Finalmente sono a letto e mi sento rilassata. Sono da sola, ma non importa.
Al ritorno a casa mi è venuto incontro per parlarmi. Da giorni ho visto i pacchi e le valigie aumentare. Mi ha detto che se ne andrà via giovedì, tra due giorni. Le ultime notti le passerà dormendo nello studio, poi toglierà il disturbo.
Va bene, gli rispondo. Sorrido.

*

È fatta! Sono incredula, in pochissimo tempo ho stabilizzato la formula. In laboratorio ero raggiante, ammetto di aver percepito un senso d’onnipotenza che non mi ha abbandonata per ore. La mia adrenalina è salita alle stelle e il mio corpo fa fatica a smaltirla. Sta arrivando. Tutto ciò che ho sempre desiderato sta arrivando. Lui, vicino a me. Insieme.
Il mio lavoro è finito, posso tornare a casa presto. Riuscirò a farmi un lungo bagno caldo invece della veloce doccia che sorbisco, piena di sonno e stanchezza, tutti i giorni che torno tardi dal laboratorio.
Entro in casa. Buonasera. Lui è in cucina a consumare la solita cena frugale con la sua maschera di tristezza.
Salgo di sopra, preparo il mio bagno caldo. Mi immergo.
Lui non vuole andare via, lo percepisco. Sta cercando di posticipare la partenza di sicuro e non l’ho mai visto così affranto.
… So che vorresti salire su da me adesso, mio caro. Non farlo. Rilassati, vai a dormire, domani è la giornata della partenza. Vuoi cambiare vita, no? Non vuoi? Una nuova vita da scapolo senza di me, cosa può esserci di meglio?
Non puoi vivere, non puoi sorridere, non puoi respirare senza di me. Ammettilo.
I vapori dell’acqua hanno appannato lo specchio sopra il lavandino. Sento i tuoi pensieri, amore mio. Non ti ho nemmeno qui davanti a me, ma percepisco le tue emozioni. So tutto di te.
Io sarò tutto per te.

È passata forse un’ora, esco dalla vasca, mi asciugo, mi sistemo per la sera.
La cucina è vuota, lui si è già ritirato nello studio. Le valigie in salotto sono tutte pronte.
Essendo tornata prima, sono riuscita a comprare qualcosa di diverso per cena. Stasera ci vuole qualcosa di speciale.
Stappo una bottiglia di champagne, me lo verso. Tiro fuori il burro dal frigo, metto a tostare il pane. Tartine di caviale e champagne, stasera si festeggia. Una mangiata di lusso per un grande traguardo.
Bevo solo qualche sorso dal bicchiere, non devo essere brilla. Il resto lo berrò dopo.
Non si sente più alcun rumore dallo studio e dalle porte di vetro scorrevole noto che anche la luce è stata spenta.
Aspetto.
L’attesa è interminabile, in casa domina il silenzio.
Mi alzo e mi muovo verso lo studio, apro la porta scorrevole e poca luce filtra sul suo viso. Sta dormendo.
Mi avvicino, gli poggio delicatamente il fazzoletto su naso e bocca, poi spingo. Cloroformio. Un po’ retrò, lo ammetto, ma lo utilizziamo in laboratorio come solvente. Troppo facile…
Lui scosta il viso, poi si sveglia. Io spingo più forte e lui comincia a dimenarsi.
Dannazione, nei film sembra così facile ma me lo aspettavo, non fa effetto subito. Devo resistere, niente panico. Il fazzoletto è imbevuto in abbondanza ma non da farlo secco, ne sono sicura. Tengo duro, per un momento rischio di farmi colpire. Questo ometto flaccido potrebbe di certo fare di meglio, ma sono certa che da due anni non rinnova l’abbonamento in palestra, quindi è diventato molle e debole. Sono comunque più forte di lui e l’adrenalina mi dona un’energia sovrumana. Tengo ben serrato il fazzoletto sul suo viso. Fatto.
Tiro fuori la siringa e la boccetta che contiene la formula magica. La mia formula magica. La pozione d’amore.
Soffoco una risatina, paragonarmi a una fattucchiera è forse svilente, ma troppo divertente.
Stringo il laccio emostatico sul braccio destro. Il suo destro è quello buono, le vene escono fuori meglio, gliel’ho sempre detto. Ai prelievi di sangue per le analisi si fa bucare sempre lì da quando glielo feci notare. Tutti noi abbiamo un braccio con le vene migliori dell’altro, è la natura.
Inietto il farmaco. È fatta, almeno per ora. Riposa, tesoro, domani sarà il primo giorno della nostra nuova vita.
Torno in cucina e mi godo ancora un po’ di champagne, tanto domani mi sono presa il giorno libero per festeggiare.
Mi spiace non farti salire a letto, caro, adesso sono stanca. Troverò il modo di portarti su con me, stai tranquillo.
Mi riempio un ultimo bicchiere di champagne e salgo su, finisco di bere seduta a letto. Sorrido, lo champagne mi ha inebriata con delicatezza. Mi metto a letto.

*

Nonostante le forti emozioni di ieri sera, stanotte ho dormito tranquilla. Ho aperto gli occhi intorno alle sette, oramai sono abituata a svegliarmi presto comunque.
Il mio umore è alle stelle, non mi sono mai alzata dal letto così raggiante. Lo confesso: non mi sentivo così da quando eravamo giovani e innamorati, invasi dalla passione e dall’ infinita speranza per un futuro felice.
Scendo in fretta, ho così tanta voglia di vederlo.
Eccolo lì, dove l’ho lasciato ieri sera.
Ti sei svegliato, amore! Hai dormito bene? Sembri riposato, ti trovo molto bene.
Ha gli occhi sbarrati adesso, mi fissa con un’aria tra l’incredulo e il terrorizzato.
Non temere, caro, è solo l’inizio di una nuova vita insieme. Se sei preoccupato per le valigie non pensarci, le disferò io per te.
Stai tranquillo, ti ci abituerai. Ora sei sveglio, sei cosciente di tutto ciò che ti accade. I tuoi sensi sono svegli, sei presente e vigile, ma non puoi muoverti. È la felicità che stavi cercando e io te l’ho donata. Visto che bel regalo ti ho fatto?
Ho portato un’altra dose, avrai bisogno di una siringa ogni mattina. Penserò a tutto io. Non vuoi tornare a essere tetro e spento, vero? Ti trovo così bene, adesso!
Godiamoci questo giorno, il nostro nuovo inizio.
Stai pensando a cosa diranno gli altri? Non diranno nulla. Hai semplicemente avuto un terribile malore che ti ha ridotto così, glielo spiegherò io.
Non verranno a controllare, si fideranno di me. Sono o non sono un medico stimato? Sarò io il tuo dottore. Chi può prendersi cura di un uomo meglio della sua donna?
Rido. Una lacrima gli scende sulla guancia e va a nascondersi tra i suoi capelli, le sue labbra continuano a tremare leggermente, ma non articola suono. Forse sta cercando di parlare.
Il brevetto, dici? Il brevetto sarà un successo. Ovviamente la versione modificata del farmaco è riservata a te, soltanto a te. La versione commerciale la lasciamo a quegli anestesisti provincialotti, ci andranno matti.
Penseremo a tutto. Io penserò a tutto, penserò a te.
Ti porterò su a letto e quello sarà il tuo posto.
Lì, nel nostro letto, mi prenderò cura di te.
Per sempre, amore mio.

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