Scrivere è un atto di resistenza

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A volte è l’urgenza ad avere il comando, altre volte il vuoto. Che si tratti di un caso o l’altro, la necessità resta invariabile: ordinare il caos.

A volte è l’urgenza ad avere il comando, altre volte il vuoto. Che si tratti di un caso o l’altro, la necessità resta invariabile: ordinare il caos. È un bisogno primordiale. Dall’antichità a oggi variano e si ampliano gli strumenti, le arti. Dalle incisioni, questa necessità si è trasformata in parola. Ma entrambe non erano sufficienti, così abbiamo fuso le incisioni e la parola con la scrittura. Da quel momento qualcosa è cambiato, resistendo al tempo, allo spazio e ai mutamenti delle società. Per questo considero la scrittura la più alta forma di resistenza. Al caos. Alla perdita di sensibilità. Alla rinuncia delle emozioni. Alla parte più umana e animale che è in noi.

 

Questa settimana i nostri allievi ribadiscono la propria unicità, fissandola sulla carta…

Augusto si appoggiò al bastone, alzò il sedere dal divanetto, perse l’equilibrio e ricadde sui cuscini. Tolse pantofole e calzettoni. I piedi erano gonfi. Affondò l’indice nella carne. Rimase a fissarla finché l’impronta del dito scomparve… Nora Babudri attraversa minuziosamente le piccole incrinature di un ampio momento esistenziale.

Betto fissava la ragazza di fronte a lui senza riuscire a parlare: la pelle di lei risplendeva come il tesoro di Eldorado, emanando un fresco profumo di scoperta; al sopracciglio destro aveva un piercing argenteo che era per lui un appiglio per non perdersi nei suoi scuri occhi da sudamericana… Federico Mari si riveste di logica per parlare d’amore.

Fuori c’era molto rumore. Il vento ululava, scaricando chicchi di grandine contro la finestra. Il ragazzo, seduto al tavolo della cucina guardava in basso verso il toast poggiato sul tavolo. Assente. Il padre gli stava seduto accanto. La luce giallastra di una lampadina proiettava su di lui una lunga ombra che accentuava gli occhi infossati e il mento tagliente… Andrea Zappalaglio si inabissa nelle pieghe di una mente oscura e abbagliante.

L’aria fredda della notte penetra forte nelle narici e si insinua sottilmente tra le labbra screpolate. Porti una mano alla bocca per proteggerle, non perché l’aria sia fastidiosa, anzi, ti fa pensare a una carezza invisibile. La carezza di una donna che ti piace, con le mani morbide ma fredde. Sorridi appena e continui a camminare… Stefania Fazza percorre una vecchia strada sotto un vento indecifrabile e pungente.

La mattina del 24 agosto, reduce della più grande abbuffata di würstel e patatine della sua vita, e stordito dall’eccessiva quantità di birra ingurgitata la notte precedente per accompagnare il pasto, il signor Falchetti, classe ‘48, si risvegliò all’interno del suo televisore… Minerva Arevalo entra in un mondo western, così lontano quanto presente.

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