Vorace

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Illustrazione di Agrin Amedì
Ciao Angela, ce l’hai un momento? Lo so che mi dici sempre che ti tengo ore sui vocali, ma oggi davvero ne ho bisogno. Che giornata... non ci capisco niente, mi manca il respiro... non so che mi è successo in testa, da dove viene tutta questa fame. Sono a casa di Mauro, lui però non c’è più… Irene Amore si lascia andare a un delirio incalzante tra fame e amore.

Ciao Angela, ce l’hai un momento? Lo so che mi dici sempre che ti tengo ore sui vocali, ma oggi davvero ne ho bisogno. Che giornata… non ci capisco niente, mi manca il respiro… non so che mi è successo in testa, da dove viene tutta questa fame. Sono a casa di Mauro, lui però non c’è più. Mi è scoppiata la fame. Mi ero svegliata con una curiosa smania allo stomaco stamattina, non so, forse ho dormito male. Ho chiamato Mauro appena mi sono svegliata. Dovevo dirgli una cosa, volevo pescarlo prima che uscisse di casa per andare in ufficio. Mi ha risposto subito, che strano ho pensato.
Buongiorno, hai dormito bene?
Non molto, ha detto lui.
Problemi in ufficio? ho chiesto io.
Problemi in ufficio, ha detto lui.
Ci vediamo dopo?
Non lo so, credo che farò tardi, mi ha risposto.
Non fa niente, puoi venire da me lo stesso, ti preparo la cena, guardiamo un film su Netflix insieme.
Non lo so, ci sentiamo, mi ribatte.
Era sbrigativo. Non sopporto quando fa lo sbrigativo, mi disturba i nervi, mi fa venire il crepaccio dentro lo stomaco. Ho ingoiato, gli ho messo giù il telefono in faccia e me ne sono andata a fare la doccia.
Mi è presa una fame pazzesca, Angela. Avevo fatto questa spesa enorme, con tutti i nuovi clienti che mi ritrovo, mi pare che te l’ho detto, gli ordini per le torte personalizzate, la pasticceria mignon, si sono tutti impazziti con i dolci, ho la cucina sempre sottosopra. Una fantasia frenetica di mettere tutto in forno, tutto in bocca, mi attacco agli avanzi, quello che rimane in fondo alle ciotole, alle pentole, ai tegami. É un precipizio che scende fino in fondo allo stomaco, un crepaccio che mi inghiotte.
Non lo so come mi è venuto in mente, da giorni mi rimugino delle ricette nuove, una linea tutta particolare per celiaci, vegani, dolcetti con ingredienti originali, tipo fagioli, zucchine, barbabietole. Non lo so, che dici? Magari funzionano. Perciò oggi ho cominciato a sperimentare, con le barbabietole appunto, mi sono messa a tranciarle: che belle quelle polpe così rosse vermiglie, lucidissime. Certe ricette però hanno bisogno di tempo per essere perfezionate; le dosi, il momento giusto di cottura… come l’amore. Per perfezionare quello con Mauro, non lo so, credevo ci fosse bisogno di tempo, certe faccende non si sbrigano con le rose rosse, il profumo preferito per il compleanno, il regaluccio di San Valentino. Io preferisco un invito a cena, così mi metto tutto in bocca, e poi mi pare che mi abbia invitata solo una volta a cena. Non lo so, ma poi alla fine lo sai che ti dico, chi se ne frega delle rose rosse, San Valentino, i profumi… perciò l’avevo invitato io a cena questa sera.
Alla fine, oggi l’ho provato: dolce alle barbabietole e cioccolata fondente. È venuto fuori dal forno rigido cadaverico, un colore rosso cupo, tipo ferite che non si rimarginano, pensavo di portarlo a cena stasera, dividermelo con Mauro, ma invece me lo sono messo tutto in bocca e ho inghiottito, un chilo di dolce divorato, e poi avevo ancora fame. Ti darò la ricetta se lo vuoi provare!
Facevo il mio esperimento pasticcero e mi chiama mia madre. Le solite storie, la noia, le paure, lei che si sente sola, vieni a trovarmi domenica? Ti faccio l’arrosto, il ciambellone che piace a te. Mamma, lo sai che il ciambellone me lo so fare anche da sola. Si, va bene, ma quello della mamma è più buono, dice lei. Mamma, domenica ho da fare. Cosa, chiede lei, un fidanzato? La sento sorridere ingombrante, incombente come il crepaccio nello stomaco. No, dico io. Silenzio. Ma quando te lo fai un fidanzato? Silenzio. Non lo so, mamma, quando trovo quello giusto. Penso a Mauro, ma non glielo voglio dire. Perché poi lei si intromette, chiede, vuole inghiottirsi le cose mie. Ho da fare, mamma, devo andare. Allora domenica, dice lei. Va bene, ci sentiamo. Cerco qualcosa da mettermi in bocca, un pezzo di barbabietola, di cioccolata, mando un messaggio a Mauro: ‘Ho sentito mia madre’.
Mauro non è in linea, ultima apparizione un’ora fa. Magari è in riunione. ‘Ti va di andare da lei domenica? Ci fa l’arrosto e un ciambellone che neanche io sono capace’. Una spunta, due spunte, ma grigie. Sarà in riunione, quando mai mi risponderà non lo so, non ci capisco niente.
Sono tornata alle barbabietole. Questo colore feroce, lacerante quando le fai a pezzi. Esce fuori la polpa morbida e questo liquido rosso che schizza dappertutto, viene voglia di inghiottirlo tutto quel rosso.
Mezz’ora, nessun messaggio, una spunta, due spunte, sempre grigie.
Di nuovo lo stomaco che mi precipita dentro e io inghiotto. Ma che fine ha fatto Mauro? Sarà a pranzo con la zoccola, te lo dico io, un capo reparto donna, figurati, quella lì fa stare tutti in riga e poi lo so che si prende Mauro e se lo sbatte nei bagni delle femmine come fosse uno straccio. Me li sono visti in mezzo alle barbabietole mentre le squarciavo. Lei di sopra a mugolargli addosso. Lui che se la guarda da cima a fondo. Non lo so, non ci capisco niente, una spunta, due spunte, grigie.
Vabbè, insomma, per fartela breve sennò poi mi dici che ti tengo per ore su questi vocali e tu hai da fare e tutti hanno da fare, mi pare, le spunte sempre grigie e Mauro che ha sempre da fare e non ha tempo per i miei assurdi attacchi di gelosia; dicono che mi invento storie, che mi comporto da forsennata e allora io oggi sai che ho fatto? Me le sono fatte tutte a pezzi quelle barbabietole, le pestavo e colpivo dentro tutta quella polpa rossa vermiglia e mi è sembrato che all’improvviso mi sentissi proprio bene, determinata, risolta, lo stomaco non precipitava più, ci vedevo chiaro, finalmente. Mi era venuta quest’idea di andare a trovarlo in ufficio perché non rispondeva al mio messaggio sul pranzo di domenica, eppure l’aveva visto, una spunta, due spunte, finalmente azzurre, e lo vedevo che se ne stava in linea, quattro ore però che stava in linea ma a me neanche un monosillabo. E poi avevo ragione io, sai, perché non appena ti arrivo fuori dall’ufficio, proprio mentre stavo per parcheggiare a qualche metro dal portone, lo sapevo io, ecco che finalmente ci vedo proprio chiaro, perché li becco insieme, lui e la zoccola, a chiacchierare per strada e a fumare tutti sorridenti e felici, e io invece lì come una fessa, i nervi tesi sul crepaccio dello stomaco, l’odore del cioccolato, delle barbabietole che mi trapassava le narici e si buttava in gola.
Quando sono tornata a casa non riuscivo a pensare ad altro, una spunta, due spunte, sempre grigio, le barbabietole fatte a pezzi, gli schizzi rossi nel lavandino, sto troppo tempo da sola, con questa fame che mi ritrovo e mi metto tutto in bocca, io non ci capisco niente, forse mi ha confuso quella storia delle cose che vengono meglio quando si aspetta, quando si ha pazienza, e io oggi credo di averla persa la pazienza, però mi sembrava finalmente tutto così chiaro, perciò alla fine non ce l’ho fatta più, sono venuta a casa di Mauro, sì, mi sono autoinvitata a cena.
Non pensavo che mi aprisse il cancello quando ho suonato. Aspettava me o la zoccola? Ormai non ci capisco niente, ma sono arrivata prima io e poi, sai, forse non era me che aspettava, perché non ti dico che faccia stupita ha fatto quando mi ha visto alla porta, non ha neanche reagito quando l’ho spinto dentro con tutte e due le mani, forse erano ancora macchiate di barbabietole, ma lui poi è scivolato, è crollato a terra con un tonfo, è schizzato tutto, è caduto tutto per terra, anche il cellulare su cui vedeva i miei messaggi e non rispondeva, una spunta, due spunte, gli è scivolato dalla tasca dei pantaloni.
Però alla fine mi sembrava di vederci proprio chiaro, è stata quella smania, sai, la voragine nello stomaco, che proprio mentre gli ficcavo questo coltello da disosso in mezzo alle costole mi è sembrato di capire finalmente, dovevo solo buttarmici anch’io in questo precipizio, fino in fondo allo stomaco, perciò mi è scappata questa fame pazzesca, e perciò mi è venuto naturale di squarciarlo e farlo tutto a pezzi e mettermelo tutto in bocca e ingoiarmelo. Me lo divoro, adesso, in questo suo colore rosso rosso. È bellissimo, sai, il mio Mauro. E la mia fame pazzesca che si placa.

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