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Illustrazione di Agrin Amedì
Sono proprio un bel tipo io. Alto, intellettuale, serio. Soprattutto intellettuale. Intellettuale e politicizzato. Parole grosse e ideali. In virtù delle prime mi guadagno un posto importante tra i pensatori di oggi. In virtù dei secondi mi ritrovo nella P.P… Anton Giulio Calenda scandaglia sagacemente gli umori d’oggi e di ieri.

La P.P. Sono proprio un bel tipo io. Alto, intellettuale, serio. Soprattutto intellettuale. Intellettuale e politicizzato. Parole grosse e ideali. In virtù delle prime mi guadagno un posto importante tra i pensatori di oggi. In virtù dei secondi mi ritrovo nella P.P.
Nella P.P., Pussy Piazza, è pieno di B.R.
Le B.R., Bandiere Rosa naturalmente, recitano “più diritti alle P.” più diritti alle Pussy.
Se mi chiedessero chi tiene in alto quelle B.R. io risponderei oh, beh, al cinquanta per cento sono donne, per l’altro cinquanta per cento uomini dipinti da donne. Io dico che il P.P., Pussy Pink, doni molto alle manifestazioni e dico anche che se dovessimo trovare un motivo migliore per andare in P., in Piazza, difficilmente riusciremmo a individuarne uno più efficace di P., di Pussy. 
C’è P.P., Pussy People, di ogni genere nella P.P.
Gente colorata, travestita, addobbata.
C’è lo stand delle Kompagne Ecologiste impegnate nella semina di un milione di nuove foche in Antartide.
E quello delle Kompagne Fuksiste che, riguardo l’Antartide, lottano per il suo originario colore. Si sa infatti che gli equipaggi delle baleniere del secolo scorso, oltre che a uccidere le foche (e guarda caso non i leoni di mare…), venivano mandati laggiù per sbiancare con prodotti chimici altamente inquinanti il Fuksia rivoluzionario di cui quei ghiacci sperduti sono naturalmente muniti.
Ci sono poi i Pussy Bambin*, impegnati nel famoso gioco “Sexy Streg* Komanda Kolor…” Uno di loro, con le sopracciglia arcobaleno, la parrucca bionda e il rossetto azzurro grida come un forsennato “Sexy Strega Komanda Kolor… Pussy!” E io, nel timore di essere la cosa color Pussy cui è stata indetta la caccia, mi allontano a passi rapidi dall’area stand pensando a quanto in fondo abbia sempre amato la P. È dunque ovvio che questa P.P. appartenga anche a me di diritto.

L’uomo con la P. Tempo un Pussy-Attimo e mi imbatto in un anziano esponente dell’M.P., Movimento Pussy, il quale, a un certo punto della nostra discussione, rivelerà, per mia grande sorpresa, di avere la P. Mi chiede se desideri saperne un po’ di più di Bachofen e in generale di tutto il matriarcato munito di P. Io dico magari dopo grazie, per adesso vorrei solo sapere se quello che vedo è veramente un chiosco che vende hot dog o solo un rigattiere di marshmallow alla P. Sai, mio caro… donno, giornate di legalità come quelle di oggi mi mettono sempre un certo appetito. L’uomo con la P. mi dice A che l’espressione “donno” non l’aveva mai sentita in vita sua e B che ciò che vedo è un chiosco di hot dog, non un robivecchi di P., ma che in verità la mia risposta l’ha un po’ delus* – “cosa scusa?”, ripete: “un po’ delus*”, “ah”, dico io, ignorando il significato di quell’asterisco, – perché dalla faccia gli sembravo un tipo meno materialista e più, come dire, più P.L., Pussy Lover. Però mi dice anche che alla fine della Pussy-Fiera la vita è tua e fanne ciò che vuoi ma bada solo a una cosa, mi dice, se proprio devi rovinarti il fegato in un chiosco, prendi un hamburger tondo, non un hot dog. Salta fuori che l’hot dog è la rappresentazione formato cibo che il violento potere maschile esercita sul P.W. Pussy World. L’hanno immesso sul mercato apposta per arginare lo strapotere dell’hamburger, da sempre simbolo della tenerezza Pussosa, se capite cosa intendo. Io allora gli domando se in fin dei Pussy conti non sia addirittura l’intero ordine mondiale ad esser stato edificato su misura per arginare lo strapotere della Prussia. Lui esplode in una grassa risata e dice proprio così, proprio così maledetti!, se ne sono inventate sempre di cotte e di crude per arginare lo strapotere della mia beneamata Pussy! Io, senza nascondere una certa sorpresa, gli faccio notare che ho detto Prussia, non Pussy, e che adesso deve scusarmi ma mi è venuta proprio voglia di un bell’hot dog caro il mio bell’ometto con la P., quindi bye bye okkiolino love bacino e arrivederci uomo con la P.

Il chiosco e gli hot dog. Arrivare al chiosco S.S., Sani e Salvi, sarebbe bello se non fosse che inciampo su una P.C.I. Pussy Coppia Italiana, che se ne sta lì per terra a sbaciucchiarsi. Le due amanti – una professoressa di Fisica Socialista e la sua Pussy Allieva – mi fanno il pelo e il contro pelo e – per quanto io implori pietà gridando “W la fisiKa! W la FisiKa socialista per Dio” – mi fanno pure la mossa del P.R., Pussy Revenge, in faccia. A causa di quel P.R. mi ritrovo con il volto sanguinante, ma siccome sull’insegna del chiosco c’è scritto S.P.c.C.: Sconti per Pussy con Ciclo, cerco di volgere la situazione a M.V. a Mio vantaggio.
“Vedi la ma faccia? Ti lascio immaginare cosa ci sia là sotto…” Se ad oggi rimango l’unico Pussy Manifestante cui sia stata concessa l’occasione di comprare tre hot dog al prezzo di due nel bel mezzo di una P.P. senza alcun tipo di P.I. Pregiudizio Ideologico, lo devo sicuramente alla P.B., Pussy Banconista, del chiosco. Alla poverina per poco non scende una lacrima di Pussy-Orgoglio nel vedere come sopporto tutto quell’assurdo gino-dolore. Io le dico grazie mille davvero sensibile P.B., arraffo i tre hot dog che lei mi porge e in un sol boccone me ne faccio fuori due e mezzo lasciando l’altro mezzo nella tasca della giacca in caso di fame. Adesso che ho la pancia piena mi sento meglio e posso andare a godermi questa bella P.P. pregna di P.P., Piazza Pussy pregna di Pussy Power, stando pur sempre bene attento a non calpestare nessuna fica socialista, scusate, volevo dire fisica socialista, quando…

… quando arriva il momento dell’intervista. Dal momento che, sin dai tempi del Sig. G.C.d.G., Gesù Cristo di Galilea, a tutte le persone di sinistra del mondo ha sempre eccitato molto la vista di qualche decilitro di sangue speso per una G.C., Giusta Causa, io, che prima mi aggiravo come un estraneo, ora avverto l’attenzione da parte delle P.P., Pussy Partecipanti, convergere pian piano su di me. Uno dei Pussy Bambin*, dopo aver leccato un po’ del sangue colatomi sui pantaloni, esclamerà, “per il cazzo di Nonna Papera! Questo è sangue vero e proprio Bitches!” Quello è il momento in cui la P.F., Pussy Folla, esplode. Sento mani che mi toccano, lingue che mi leccano, narici che mi inspirano, occhi che mi rubano, fino a quando non mi viene puntato addirittura un P.M. in B., un Pussy Microfono in Bocca: la Pussy Intervista.
L’inviato L’inviat* mi domanda se io desideri dire qualcosa alla Pussy-Tv da questa bellissima Pussy-Piazza.
Io, che nel corso della mia vita di occasioni per mettermi in mostra ne ho avute ahimè molto poche, rispondo perché no.

Il contenuto di ciò che dico alla Pussy-Tv. Punto A dico che dire qualcosa alla folla è stato in fin dei conti da sempre quello che si può definire il mio Pussy Sogno nel Cassetto, e B che dato che ora ho in mano un microfono Numero 1 per fare una aglio, olio e peperoncino fatta per bene è richiesto tempismo e Numero 2 che i tempi in cui viviamo richiedono prese di posizione nette e coraggiose, dove per netto io intendo qualcosa tipo lo schiocco di un coltello sul tagliere quando tagli un mazzolino di prezzemolo o il rumore che fanno le buste delle merendine quando le stringi, e invece per coraggioso Mel Gibson in BraveHeart oppure Gramsci quando era giovane. Numero 3 Pussy Power a oltranza oh mie Bell* Pussy Kompagn*!
Le Pussy Manifestant* fanno un gran vociare e osservano che A in effetti non c’è cosa al mondo che, benché semplice sulla carta, richieda più tempismo di una aglio e olio ben fatta e B che, Pussy o non Pussy, va ammesso che più coraggioso di Mel Gibson è stato scoperto ancora ben poco dalla scienza.

Il mio tentativo di Golpe. Io, super Pussy Fomentato per quell’improvviso P.C., Pussy Consenso, mi sento allora in dovere di:
1 alzare il pugno al cielo,
2 dire alla Pussy Folla “è di uomini forti come Mel Gibson in Braveheart dal Kuore Impavido che abbiamo bisogno. Mel Gibson ha sempre amato la Pussy.”
3 continuare dicendo alla Pussy Folla “Io sono forte come Mel Gibson. Io anche amo la Pussy! Vedete il sangue che mi cola dalla faccia? Non è forse a causa di un dolorosissimo Pussy Ciclo se soffriamo tutt* allo stesso modo?” Delirio e giubilo da parte della Pussy Folla. “In nome di tutt* le Pussy Kompagne, dichiaro guerra totale al Ciclo e a tutti gli altri nemici della P. Della Pussy! Non siamo nat* per soffrire! Ma per vivere liber*!” Mi piovono addosso reggiseni e mutandine. “È di gente in grado di riscattare millenni di dolore che avete bisogno. Gente che lotti per la libertà e l’indipendenza proprio come Mel Gibson. Gente come me! Sì, fidatevi di me, oh mio P.P.S. Popolo di Pussy Smarrite!
Sostenete la mia discesa in campo! Io scendo in campo oh mie belle Pussy! Sostenetemi che scendo in campo!”
Le mie parole riscuotono un successo roboante.
Il mezzo hot dog impugnato alla Braveheart Kuore Impavido molto meno.

A distanza di un anno: l’amaro ricovero. Sono tuttora ricoverato presso il Pussy Hegemony Hospital. È qui che ho scritto le cronache di quella giornata. Mentre dal mio angusto lettino vedevo passare stuoli di infermiere e dottoresse colme di piercing e tattoos, ho pensato spesso all’uomo con la Pussy che mi ammoniva di stare alla larga dalle tentazionifalliche diaboliche del Pussy Chiosco. Lo avessi ascoltato… forse le cose avrebbero preso una piega diversa.

L’hot dog della discordia. È comunque troppo tardi per lamentarsi. È tutto finito ormai, passato. Come un bravo Braveheart in kilt e durlindana, ho assaporato per un attimo il gusto dei pieni poteri. È stato un hot dog mangiucchiato a metà a sancire la mia rovina.
Non appena ho sguainato dalla tasca della giacca la metà che rimaneva, la Pussy Folla si è divisa. Una metà era composta da vecchie compagne di partito anni ‘70 pronte a rinnegare la legittimità del mio Pussy Golpe, l’altra dalle mie sostenitrici a oltranza: le G.P.K.F., Giovani Pussy dai Kapelli Fuksia. In tutto ciò io urlavo, “ma che vi siet* impazzit*? Parlate con la Pussy Banconista! Chiedete a lei di che razza di Pussy ciclo io soffra, chiedeteglielo avanti”. Ma nessuno, nessun* si degnava più di prestare ascolto alle mie parole.
Le forze delle due correnti avevano preso ad abbattersi con violenza l’una contro l’altra. E io ero la vittima. Desautorato, ferito e abbandonato come un naufrago in balia dei marosi della Pussy Piazza.

La scissione. Benché un branco di Pussy Bambin* approfittasse della mia posizione di debolezza per mordermi le gambe e uno di Pussy Legionarie per ferirmi a colpi di Pussy Revenge in faccia, io riuscivo comunque a scorgere le Vecchie sparare a destra e a manca antiche copie del Manifesto anni ’60 nascoste nelle mutande, e le Giovani Pussy rispondere tenacemente mediante vigorosissimo lancio di quaderni fatti di carta 100% riciclata.
Le Vecchie erano così piene d’odio verso la superbia delle Giovani che hanno finalmente ammesso di non poterne più di tutta questa Gender Fluidity del cazzo (hanno proprio pronunciato la parola “cazzo”). E le Giovani, udendo forse per la prima volta nella loro vita la parola cazzo, hanno iniziato a dire madonna mia madonna mia sentite che bestemmie, questo è Gender Washing bello e buono, vecchie! Vetero comuniste! Questo è Pink Washing gratuito, che vergogna, oh mamma mia che schifo queste vecchie cattocomuniste! Cattocomuniste a chi, cattocomuniste a chi, rispondevano le vecchie, cattocomuniste le vostre madri che vi comprano i rossetti fucsia e gli smartphone, brutte ipocrite sgualdrine fashion victim anoressiche. Meglio figlie di puttana che figlie di contadine, brutti carrarmati ammuffiti, lellone in menopausa, rispondevano dall’altra parte le giovani. Marx, Agamben, Rossanda, Stalin, dicevano le prime, Fidel, Mandela, Gandhi, Damiano dei Maneskin, urlavano le seconde. A quella spastica di Greta Thumberg prude la figa, gridavano le Vecchie, Togliatti prete misogino, rispondevano le Giovani. Io mi trovavo proprio nella zona di faglia di questa Pussy Scissione e se un gruppo mi tirava un braccio verso la loro sponda, e un altro tirava l’altro verso la loro, addirittura a un certo punto è nato un terzo polo “moderato e progressista” che ha iniziato a tirarmi pure le gambe, già di gran lunga martoriate da molteplici scariche di P.R….

Pussy Ambulanza e descrizione di un P.S.C.E. Mi hanno tratto in salvo in ritardo. Dalla cartella clinica emerge chiaramente come avessi già subito più di sette Pussy Revenge prima che fossi individuato da P.I. Pussy Infermiere e trasportato d’urgenza sulla P.A, Pussy Ambulanza.
Reputo qui necessario dilungarmi brevemente per descrivere di quante meraviglie Antagoniste sia composto l’interno di una Pussy Ambulanza. Le siringhe e le flebo, per esempio, sono bandite. In quanto troppo palesemente a favore di una andro propaganda – forma fallica par excellence. Al loro posto viene adoperato un sistema a calamita: con una procedura una tantum ti viene innestato un magnete nel braccio, il quale magnete poi richiamerà fisiologicamente il suo analogo posto nel tubicino che deve iniettarti il liquido. L’attrazione tra le due calamite sarà tale che alla fine i tessuti del braccio si spaccheranno e il liquido entrerà finalmente nel tuo circolo venoso. Il P.S.C.E., Pussy Sistema a Calamita Egualitaria, è un procedimento un po’ più lento rispetto a quello impiegato nelle punture tradizionali. E anche molto più doloroso. A volte occorrono minuti interi prima che i tessuti si lacerino. Ma l’innegabile vantaggio è che riproduce in maniera quasi fedele la parità di un libero rapporto sessuale in cui due identità diverse e distinte decidano spontaneamente di amarsi senza le violenze, obblighi e sopraffazioni insiti nel classico sistema penetrazione-pelle-con-siringa. Tante altre P.P.E., Pussy Peculiarità Egualitarie, contraddistinguono le procedure mediche di una Pussy Ambulanza, ma rimando a futuri lavori la sede opportuna per trattarne in dettaglio.

Il linguaggio neutro ci conduce alla conclusion*… Potrei quasi affermare, giunti a questo punto, che la vicenda sia tutto sommato conclusa.
L’ala delle G.P. Giovani Pussy, di cui ormai faccio parte a pieno titolo, è uscita vincitrice dalla faida intestina.
A farne le spese la frangia delle Vecchie Rottami Sessantottine, molte delle quali sparite in circostanze affatto misteriose nel corso di questo lungo e strano anno.
Il Terzo Polo, per grande fortuna dei miei arti inferiori, è durato molto poco. Non appena si è levato il grido di “moderazione e riforme” e di “Barack Obama e Taylor Swift”, le estremiste giovani e quelle vecchie hanno ritrovato per un attimo la loro primigenia unità e con unghie e artigli sguainati sono confluite nell’attacco che del Terzo Pussy Polo ha fatto carne macinata degna del generale Mladic a Srebrenica.
Quanto a me, beh… io sono oltremodo cambiato. Le terapie del Pussy Hegemony mi rendono ogni giorno di più un uomo migliore.
Certo, prima di alzarmi sulle mie gambe dovrò scontare ancora parecchi giorni di degenza qui al Pussy Hegemony, dove accanto alle tradizionali terapie omeopatiche, viene proposto l’uso e apprendimento del linguaggio neutro non discriminatorio quale principale prassi terapeutica.
Vocaboli come “telecomando, cetriolo, carota, il, lo, egli, o” sono stati processati e condannati a morte. Tanto per dirne una, adesso se hai voglia di mangiarti una carota in santa pace devi dire “uhm, che voglia della cugina arancione della patata”, e via dicendo. Verbi come “venire, spruzzare, arrivare, penetrare” sono posti sotto rigido controllo. Non puoi certo dire “l’esercito nemico è penetrato in Russia”, meglio “le frontiere della Russia hanno dato il benvenuto, seppur un pelo controvoglia, all’esercito nemico”. Sono convinto comunque che presto anche questo gruppo di verbi seguirà la sorte dei vocaboli di cui sopra. Il colore dei camici delle Pussy Dottoresse è il color arcobaleno, e il gender obbligatoriamente quello fluido. È un mondo che cambia. Non ci si può fare niente. Sulle prime alcune novità sembrano assurde. Ma il compito delle Pussy Dottoresse del Pussy Hegemony è proprio questo: farti superare tutte le tue Pussy Resistenze, consce o inconsce che siano.
Per esempio, due mesi fa avrei detto che Mel Gibson era uomo fatto al 100%. Invece adesso non mi costa più nessuna fatica ammettere che uomo, donna o albero non sono altro che aggettivi che ci vengono appioppati alla nascit* dalla società esterna. Ognuno di noi in realtà nasce come vuol essere. Perché se domani mattina mi sento criceto, qualcuno dovrebbe sentirsi in diritto di dirmi che non lo sono? Puah!
Si presta massima attenzione a dire bosc*, zucchin*, cacc*, gatt* e si sta attenti a non pronunciare troppe volte i termini mattarello, paiolo, mazzo (mazzo solo perché fa rima con cazzo, non per la forma), bottiglia, dito, pino (pino ancora non ho capito perché onestamente), cipresso e così via. Non è un lavoro facile. Per niente. Ma alla lunga dicono renda persone diverse e più inclusive. E io inizio a credere che sia vero.
È proprio grazie all’ausilio delle Pussy Dottoresse che sto rivedendo queste cronache. Perciò se il lettore troverà dei vocaboli cancellati o delle correzioni, sappia che ciò non è altro che l’effetto della preziosa censura revisione linguistico-solidale esercitata dal Pussy Personale su ogni scritto che passi per il Pussy Hegemony*.

 

 

Le morali della favola e l’epilogo. Le morali della favola direi che a questo punto sono circa tre virgola cinque.

1 che è meglio non fare incazzare le Pussy Kompagn*, specie se esperte di Fica Fisica Socialista.
2 che un Pussy Revenge ben fatto è veramente doloroso.
3 che se proprio è un hot dog ciò di cui abbiamo voglia è meglio mettere una carota, una cugina arancione della patata, in mezzo al pane. In questo modo, pur mantenendo inalterata la chiara forma fallica prepotente e violenta dell’oggetto, si potrà giustificare la mossa facendola passare per ambientalismo.
Infine, Punto 3,5 che l’aglio e olio e peperoncino è come un ingresso in politica, sembra facile ma richiede tempismo.

 

Car* lettor* e lettric* siam* finalment* giunt* all* fin*.
T* Salut* di cuor*
Sempr* e per sempr* W. la P! Viv* l* Propagand*!
No dai, scherz*.
Viva la Pussy!

 

 

*A chiunque queste pagine giungeranno un giorno prive di censura: tiratemi fuori di qui. Tiratemi fuori di qui. È un campo di concentramento gestito da P.N. Pussy Naziste questo. Liberatemi, vi prego, liberatemi…

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