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Amore Follett a Berlin

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Illustrazione di Agrin Amedì
Sono andata in vacanza a Berlin per svagarmi un Poe: ho lasciato il mio ragazzo perché mi ha riempita di Cornwell e non ho proprio voglia di restare a piangere tra le Murakami di casa. Preferisco piuttosto andarmene in vacanza a cercare un bel Manzoni più dotato di lui con cui passare notti di amore Follett e senza impegno… Ersilia Crisci tira in ballo con estro autori in soccorso.

Sono andata in vacanza a Berlin per svagarmi un Poe: ho lasciato il mio ragazzo perché mi ha riempita di Cornwell e non ho proprio voglia di restare a piangere tra le Murakami di casa. Preferisco piuttosto andarmene in vacanza a cercare un bel Manzoni più dotato di lui con cui passare notti di amore Follett e senza impegno.
Berlin, infatti, è famosa non solo per il suo Munro che non c’è più, ma anche per i bei Manzoni che la frequentano. Ce n’è per tutti i gusti, da quelli biondi e Atwood a quelli Scurati e Bassani. Ne ho incontrati davvero in ogni dove, anche nel più piccolo Bukowski di periferia, ma tranne i soliti pesci Lessing e qualche Tamaro non mi si filavano per niente.
Così, un Poe delusa, un pomeriggio me ne sono andata a visitare i resti del famoso Munro. Verso Serao sono entrata in un bel parco con uno splendido Gaarder verde, pieno di fiori profumati e di uccellini dalle Pennac variopinte. Mi sono seduta su una panchina ad ammirare il tramonto e i suoi romantici colori nel Coelho, e in quel momento ho incontrato Conrad.
Anche se è completamente Calvino mi è piaciuto subito. Ha davvero un bel Musil, con una bocca Grossman e carnosa. È ben fatto, è Atwood e Magris e da come veste è chiaro che sia anche piuttosto Rilke. Non mi sembra di Berlin e di sicuro non è Svevo, forse è Bulgakov.
Conrad si siede vicino a me e ci mettiamo a chiacchierare un Poe. Mi racconta che sì, è Bulgakov di origine ma vive a Berlin fin da bambino, che ha la passione per le Yoshimoto, ne ha ben tre, e che le usa anche per lavoro. Sai, sono un Lispector di polizia, mi dice. Che lavoro affascinante, rispondo. Mi invita a bere qualcosa a casa sua, è qui vicino, dice, vedi, dritto fino a quel Tabucchi lì all’angolo, si svolta a Dostoevskij e siamo arrivati. Accetto, Conrad non mi sembra proprio il tipo che Sedaris una donna per approfittarne.
Una volta a casa mi offre diversi Martin, e così poco dopo sono già su di giri, rido come una Shelley mentre lui mi Cortázar apertamente. Gli tocco in continuazione le spalle e le braccia muscolose, in realtà ho voglia di toccargli anche il Patterson ma mi trattengo.
Conrad si avvicina e mi sussurra parole sensuali all’orecchio, sento il suo respiro caldo sul Collodi. Ti farò Gordimer come non mai, mi dice alla fine. Capirai, io non vedo l’ora, sono venuta fino a Berlin apposta.
Lasciati andare, sentiti libera, continua a dirmi mentre ci dirigiamo verso la camera da letto, non ti trattenere, Grisham pure quanto vuoi, tanto le Murakami sono insonorizzate. Speriamo che non gli piacciano quelle cose strane coi Läckberg e le Borges, penso, col Cornwell che le faccio quelle cose lì, se solo ci prova lo mando a Faulkner per direttissima.
Invece non mi fa nessuna richiesta Balzac e anzi tra noi c’è un’intesa perfetta, tutto procede alla grande. Iniziamo a spogliarci e davanti ai suoi addominali scolpiti mi Bach forte il cuore, è davvero un Ardone.
Io ormai sono Follett di desiderio, voglio solo fare l’amore con lui. Ma appena è completamente nudo mi si Serrano le gambe. Aspetta, fermiamoci un attimo, gli dico, scusami, mi gira la testa. Forse ho bevuto troppi Martin, ho bisogno di un bicchiere di Bevilacqua. Anzi no, se non ti dispiace vorrei una tazza di Camilleri.
Conrad è molto Galeano e non fa storie. Un Poe deluso si riveste, mi porta la Bevilacqua e poi va a prepararmi la Camilleri. Mentre è in cucina io mi vesto in fretta e furia. Vado a fare due Pasolini per comprare le sigarette, gli dico già sulla porta di casa.
Conrad si affaccia dalla cucina con il Musil appeso. Non torni più?, mi chiede. Resto un attimo in silenzio. Può Hesse, ammetto. Mi dispiace, aggiungo, Sciascia perdere, mettiamoci una Santacroce sopra: è meglio se restiamo De Amicis. Va bene, risponde, se non ti dispiace uscendo potresti portare i Sacks della spazzatura? Certo, rispondo, non c’è problema. Richiudo la porta alle mie spalle e vado via.
Che delusione, penso mentre butto i Sacks nel cassonetto, mi sono sbagliata, la mia valutazione su Conrad era proprio Fallaci. Pensavo davvero di aver incontrato un gran Manzoni… invece era solo un Manzini.

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