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Passaggi luminosi

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E così un altro anno è quasi passato. Quasi. C’è chi tira qualche somma, chi si applica con le sottrazioni, chi sogna moltiplicazioni e chi si sente diviso. Come sempre, del resto.

E così un altro anno è quasi passato. Quasi. C’è chi tira qualche somma, chi si applica con le sottrazioni, chi sogna moltiplicazioni e chi si sente diviso. Come sempre, del resto. Ma questi ultimi giorni dell’anno sembrano avere un potere particolare su di noi. Credenti o non credenti, consumisti o meno, ci ritroviamo tutti a soffermarci per qualche ragione su di noi, sugli altri, con maggiore attenzione, con più passione. Sarà per via dell’atmosfera che, come in ogni genere letterario che si rispetti, pare dettare una trama senza dirlo, senza dircelo apertamente? Cosa si nasconde in questi giorni che ci traghettano a un nuovo anno? Cosa ci siamo dimenticati? Cosa abbiamo disatteso? Quante cose riuscite si sono avverate strappandoci un sorriso? E cos’è che ancora speriamo? Oh, troppe domande per pochi giorni; appetibili per scrivere un romanzo, però.

Buone feste e grandi sogni, nostri cari lettori.

 

Questa settimana i nostri allievi chiudo questa stagione omerica con parole resistenti al tempo…

Mia madre è nata nel dopoguerra perché tutto è andato bene e mia nonna non ha deciso di cadere dalle scale… Alessio Petrolino traccia con linee nette e coraggiose un ritratto familiare.

Cosa vorrei cambiare di me? Che domanda… Io mi piaccio. Davvero. Anzi, mi piaccio davvero tanto, dottore. Quasi sempre. Ci sono alcuni giorni in cui mi sveglio e mi guardo allo specchio e mi sento davvero bella. Una strafica, oserei dire… Vittoria Elena Papa innesca un’iperbole esilarante.

Quanto può essere triste un sorriso. Quanto pieno di fumo. Il mio, mentre ti guardo. I tuoi occhi sono di cera intarsiati d’oro. Succosi di brina, di sciroppo e di mela caramellata. Ero innamorato di quegli occhi. A guardarci bene si indovinava il passato… Francesco Montonati si mette in un angolo della stanza per osservare in piena luce un essere unico.

Che i rancori e le parole, non sono come le foto. Io, per esempio, avevo preso la cattiva abitudine di andare a vedere le foto di quando ero felice. Le tenevo dentro una scatola, nella libreria in camera da letto, a dividere le favole per bambini dai romanzi d’amore. Così, quando volevo, aprivo la scatola, le guardavo, e poi ero triste… Federico Rizzi scandaglia ricordi, aspettative, materie e ricorrenze alla ricerca di un bandolo che possa tenere tutto assieme.

«Cosa stai facendo?» gli chiese. Lo guardò. Il figlio, in un angolo del salotto, era con gli occhi fissi sullo schermo del computer. La luce della lampada chiudeva lui e il computer in un unico cono. «Ordino le proteine su internet» le rispose… Maria Cristina Peruzzini inscena un futuro possibile che nasconde qualcosa di profondamente umano.

© Testata giornalistica n. 99 registrata presso il Tribunale di Roma il 24/03/2005 – MagO’
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