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Giardino botanico

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Illustrazione di Agrin Amedì
Stop. Fermo. Calma. Luigi quattordicesimo. Una mostra, un primo appuntamento. Metto la maglia grigia?, qualcuno mi ha detto che mi sta bene, o forse me lo sono detto io, ma sicuramente con questi pantaloni blu sbiaditi non sta bene, non stacca per niente, allora metto quella blu però… Stefano Malchiodi alza il volume di una voce interiore ostinata e contraria.

Stop. Fermo. Calma. Luigi quattordicesimo. Una mostra, un primo appuntamento. Metto la maglia grigia?, qualcuno mi ha detto che mi sta bene, o forse me lo sono detto io, ma sicuramente con questi pantaloni blu sbiaditi non sta bene, non stacca per niente, allora metto quella blu però con quei disegni e quelle scritte sembra quasi la maglietta di un liceale. Sto uscendo e non ho niente da mettermi di decente, o almeno così mi pare, ma non so perché me ne accorgo solo ora che sto uscendo e non ho tempo per provarmi qualcos’altro e cercare di essere accettabile almeno per una volta, e soprattutto questa volta e poi STOP. FERMO. CALMA. Luigi quattordicesimo. Luigi quattordicesimo. Luigi quattordicesimo.
Prendo il respiro come mi ha insegnato la psicologa: uno due, dentro fuori, uno due, dentro fuori, uno due, dentro fuori, ho il respiro appesantito, non mi sembra che ieri ho fumato molto ma magari è lo stress o magari ho un tumore allo stadio terminale o magari non mi rimane molto da vivere e io nemmeno lo so e a questo punto non so se vorrei saperlo, cioè meglio vivere gli ultimi mesi della mia vita e morire quasi all’improvviso piuttosto che passarli facendo la chemio e vedendo la gente che ti guarda con gli occhi preoccupati e pieni di pietà sapendo che stai per morire, e non possono farci nulla nemmeno loro e a quel punto…STOP. FERMO. CALMA. Luigi quattordicesimo, Luigi quattordicesimo, Luigi quattordicesimo.
La maglietta. Allora metto una maglietta nera, con una maglietta nera non si sbaglia mai. Devo affidarmi a delle certezze, a quelle regole infrangibili che ci sono da sempre. Piaceva pure a Clara la maglietta nera, anche se non dovrei pensare a lei adesso, ma non posso fare a meno di pensare alle sue mani affusolate ai capelli lisci e castani quasi biondi ma solo intorno al viso come a incorniciarlo tanto che non ho mai capito se se li tingesse oppure se fossero proprio così cioè se intorno al viso fossero più chiari di natura, il che sarebbe un fatto strano eppure non me lo spiego in altro modo e i suoi occhi allungati che sembravano incastonarsi con quelle labbra piene ma non volgari che ora avrei tantissima voglia di toccare di nuovo con la mia bocca e invece non posso perché qualcun altro lo starà facendo con le sue labbra e chissà se anche con lui spegne la luce quando è nuda o se con lui riesce a farlo facendosi vedere e se anche con lui dopo che l’hanno fatto lei si mette con la testolina quella bellissima testolina con quei capelli morbidi e quelle strisce quasi bionde intorno al volto si mette sulla sua spalla destra raggomitolandosi tutta su di lui e strizzando gli occhi e stringendolo forte e dicendo non vorrei essere da nessun’altra parte anche se invece a un certo punto ha voluto essere da un’altra parte che non ero io e quindi forse era lui ma perché? forse è perché gli piaceva solo la mia maglietta nera in fondo non mi ha mai detto che gli piaceva qualcosa di me che non fosse questa maglietta nera forse dovrei togliermela dovrei ricominciare con un’altra maglietta questa è maledetta è una maglietta che non può portarmi nulla di buono è una maglietta STOP. FERMO. CALMA. Luigi quattordicesimo.
Metto la maglietta blu con una scritta molto piccola, esco di casa quasi correndo prima che lo specchio mi spaventi di nuovo. Mi butto le mani in tasca, cerco di guardare a terra e non pensare che il cielo è nuvoloso e forse verrà a piovere e l’ultima cosa che vorrei è presentarmi a un primo appuntamento fradicio. Ho delle scarpe di tela e anche se è solo settembre è proprio un periodo dannatamente piovoso da queste parti e forse dovrei tornare a casa mettermi delle scarpe impermeabili e prendere almeno un piccolo ombrello poco ingombrante ma comunque ingombrante quindi forse a questo punto meglio prendere un ombrello vero cosicché se anche lei fosse senza ombrello e davvero piovesse almeno la potrei scortare sotto l’ombrello che è un po’ un cliché ma è pur sempre una scusa carina per stare vicini e sentire la spalla dell’altro contro la propria e forse creare così un po’ di intimità, di vicinanza mentre intorno la pioggia cade forte e ci isola dal resto del mondo, e lei magari fà allora una piccola risata imbarazzata a una mia battuta e subito distoglie lo sguardo appena si accorge che stiamo ridendo insieme e io in qualche modo capisco da questo piccolo gesto che forse le piaccio e così le dico qualcos’altro e lei si volta verso di me e ha ancora l’ombra del sorriso di prima e prima di rispondermi aspetta solo un secondo o forse neanche mezzo secondo e da quella piccola pausa con quell’ombra di sorriso io capisco che le piaccio davvero e se quel silenzio durasse ancora un paio di secondi e lei non distogliesse lo sguardo allora forse potrei toccare le sue labbra con la mia bocca mentre la pioggia continua a isolarci e nasconderci dal resto del mondo.
Non dovrei immaginare tutto questo, perché se poi non avverrà se poi non pioverà se poi non staremo stretti sotto il mio ombrello ma semplicemente ci fermeremo sotto una pensilina dell’autobus aspettando che il peggio sia passato mentre lei controlla l’orologio e poi il cellulare e poi le storie Instagram per poi dirmi Comunque fra poco passa una mia amica, credo che torno a casa con lei che è un po’ che non la vedo io lo saprò che è una scusa e ne sarò perfettamente certo eppure non potrò nemmeno dirglielo non potrò nemmeno dirgli Ehi guarda l’ho capito che non ti piaccio e che non ti interessa stare sotto un ombrello lontano dal mondo con me, l’ho capito, e non fa niente, mi bastava semplicemente che tu me lo dicessi, mi sembra giusto, non potrò dirgli tutto questo perché lei continuerebbe a negare perché non accetterebbe mai di vuotare il sacco e di fare una simile figuraccia e se io insistessi mi prenderebbe per un maniaco o uno psicopatico e quindi io mi dovrò sentire un fesso fingendo di credere alla scusa dell’amica, ma va bene, forse semplicemente non siamo compatibili ecco e finisce lì ma io volevo solo che me lo dicesse quello che pensa, non quello che pensa io vorrei sentire perché non stiamo insieme e non c’è ragione di mentirsi e in fondo lo so che non è proprio facile con me essere compatibile anche se io mi sento compatibile con lei e STOP. FERMO. CALMA.
Luigi quattordicesimo.
Non posso uscire dall’impasse dell’ombrello, quindi torno a casa, mi cambio le scarpe velocemente, mi metto una giacchetta impermeabile leggera che se piove sarà utile ma non mi costringerà a finire in una situazione da dentro o fuori come “la prova dell’ombrello” e allo stesso tempo mi renderà più accettabile questa maglietta che non mi ha mai convinto ma che ora smetto di guardare. Sono nuovamente sul marciapiede diretto all’appuntamento, ho le mani infilate nel giacchetto, che sono anche più comode rispetto alle tasche dei jeans, sono quasi arrivato ai Giardini Olandesi, credo di essere un poco in ritardo, certo potevo sbrigarmi ma non ce la faccio ad arrivare in orario da qualche parte ci sono troppi imprevisti troppe variabili troppe possibilità e io ogni volta ne ho il terrore, sono sicuro di perdermi in questa bolgia infernale di strade che conducono ognuna da qualche parte tutte diverse tutte mutualmente escludenti tutte così definitive e io come faccio a sapere qual’è quella giusta? comunque basta sono quasi arrivato stai concentrato dai Luigi quattordicesimo Luigi quattordicesimo Luigi quattordicesimo, miseria non ho preso la pillola gialla con la piccola m incisa sopra però ok quella posso prenderla anche stasera dai stai calmo Luigi quattordicesimo allora quindi insomma dovrebbe essere qui all’entrata da qualche parte eccola infatti mi sa che è lei guarda il cellulare le ho scritto “ehi sono arrivato” dev’essere proprio lei ma non la facevo così carina dalle foto ma davvero è lei porcamiseria ma poi dicono che le ragazze si fingono più belle su internet ma che cazzo dicono è molto meglio dal vivo cioè guarda che «Ciao, sei Andrea?» «Ciao, e tu sei Matilda?» «Perspicace!» mi sorride e allunga la mano, il sorriso è aperto accogliente. È serena, forse è tesa ma non lo dà a vedere, è una persona con una sola voce dentro, chiara, decisa.
«Entriamo?» dice dopo un paio di secondi che la guardo sorridente, inebetito. Paghiamo e cominciamo a camminare per i Giardini Botanici. Passeggiamo, parliamo del più e del meno, lei è assolutamente a suo agio e così mi sento anche io. Lascia sempre dei silenzi tra un argomento e l’altro, dei piccoli silenzi che io mi godo e che mi fanno pensare come è bello che le cose da dirsi ci fuoriescono così senza nemmeno pensarci su troppo. Commentiamo le foglie, le fronde le dimensioni delle piante e degli alberi, immaginiamo quali vorremmo nei nostri giardini, ipotizziamo dove abbiamo già visto questa o quella pianta, non importa molto quello che ci diciamo, sono quasi tutte sciocchezze perché alla fine ho l’impressione che siamo contenti soprattutto di non essere in imbarazzo e di non doverci inventare delle scuse per mascherarlo.
Non so i nomi delle piante e ho voglia di leggere tutti i cartellini che le classificano, che spiegano a che continente appartengono a che specie a che clima. Vorrei leggerli tutti ma non posso o Matilda penserà che la nostra è una spedizione scientifica e non un appuntamento. Devo fare domande anche a lei, chiederle, con il giusto garbo, a che specie appartiene, a che continente, a che clima, di che nutrimenti ha bisogno, di che terreno.
Ecco una gocciolina sulla testa, guarda come viene a piovere ora, di sicuro mi chiederà l’ombrello e invece io non l’ho portato. Ma che ci facciamo al Giardino Botanico con questo tempo? ma perché non l’ho invitata a un caffé come fanno tutti o a un bar o a un cinema o a una cena? ma perché devo fare sempre le cose così solo perché il verde mi calma non è un motivo sufficientemente buono per invitare una persona a un appuntamento con la pioggia in un cazzo di Giardino Botanico Luigi quattoric..
«Sai, il verde mi calma un sacco» dice lei in mezzo a una delle sue pause. Io la guardo e le sorrido, e mi sembra ci sia un gran silenzio, come non se ne sentiva da tempo. Le gocce aumentano e noi ci infiliamo correndo dentro una delle serre: è calda, piena di piante tropicali, bellissime, e dalle forme più assurde, come un intero mondo alieno solo per noi. Qua dentro sembra non esserci nessun altro. Lei dice «Non ti sei portato l’ombrello nemmeno tu, eh? Anche tu poco previdente?» «Direi l’opposto, così previdente che sono già vestito per quando finirà». Lei ride, e quando le sorrido di rimando si volta leggermente imbarazzata.
Fuori la pioggia cade forte, spero continui ancora per un bel po’.

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