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Capodogli bipedi

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Illustrazione di Agrin Amedì
Quello che penso mi si legge in faccia. Quando penso qualcosa, se è un pensiero breve, una risposta secca, un’esclamazione, mi appare direttamente scritta sulla fronte. Se si tratta di un concetto più articolato o di una riflessione più ampia, mi appare un fumetto accanto alla testa... Isabella Ciuca si districa tra le difficoltà di un uomo trasparente che vorrebbe incontrare la sua metà.

Quello che penso mi si legge in faccia. Quando penso qualcosa, se è un pensiero breve, una risposta secca, un’esclamazione, mi appare direttamente scritta sulla fronte. Se si tratta di un concetto più articolato o di una riflessione più ampia, mi appare un fumetto accanto alla testa. Finora, ogni relazione che ho avuto con una donna è stata un completo fallimento. In una coppia, si sa, la faccia da poker è un’abilità non trascurabile. Le donne sono scaltre, in più, visto che nel mio caso possono leggere quello che penso direttamente sulla mia fronte o nei fumetti che mi vorticano intorno alla testa, riescono davvero a sapere tutto di me. Non parlo solo dei banali tradimenti che avrebbero scoperto comunque. Ma anche di quella volta che mi sono fermato al bar invece di andare a comprare il latte, di quando ho fatto loro un complimento sulla forma fisica e invece pensavo che fossero dei capodogli bipedi. Qualche settimana fa un’amica davvero molto cara – visto che è strabica e tutte le volte mi legge sulla fronte che rido di lei – ha deciso di iscrivermi a una serata di appuntamenti al buio. Ho accettato. Metto un casco da moto con visiera perché ho scoperto che indossando un casco in fibra di carbonio i fumetti rimangono incastrati dentro. Ogni tanto devo arieggiare, altrimenti soffoco. Entrato nel bar, mi siedo al tavolo e prendo da bere pensando che è meglio rilassarsi. Si avvicina con circospezione la prima donna. Da lontano sembra molto carina e aggraziata. Dei pensieri arditi iniziano ad affollarmi la mente. La ragazza si siede e ora che la vedo da vicino il casco inizia a popolarsi di fumetti, rendendomi molto difficile respirare. Da lontano la ragazza sembrava una trentenne, ma ora che la guardo bene non può avere meno di cinquant’anni, portati male. Deve aver avuto qualche problema con le punture di acido ialuronico. La faccia è talmente immobile che sembra una sfinge. Decido che l’unica soluzione per superare l’imbarazzo è bere un sorso di gin tonic. Senza riflettere alzo un po’ la visiera per avvicinare la cannuccia alla bocca. I fumetti iniziano a sgusciare senza controllo in ordine sparso:

“Ah-Ah”
“Gonfia come un pallone.”
“50 anni portati male.”

La poverina, paonazza dalla rabbia, spinge il pulsante per terminare il nostro brevissimo incontro.

Ecco la seconda che arriva. È una burina epica. Prima che sia troppo tardi mi affretto a bere un sorso e a serrare la visiera. Dal casco esce solo la l’aggettivo “epica”. Niente di compromettente. I fumetti, intrappolati nel casco, iniziano a premere sul cranio. La ragazza blatera del suo gatto con un forte accento ciociaro. Penso così tante cose che non c’entrano più qui dentro. Mi devo levare il casco.

“Che coatta.”
“Se dice ancora una volta Ce l’ho detto, urlo.”
“L’ennesima zitella gattara.”

La ragazza salta sulla sedia con malagrazia e mi pianta un ceffone in faccia.

Manca solo l’ultima donna: eccola che arriva e, purtroppo, è uno di quegli esempi di capodogli bipedi di cui parlavo prima. I miei pensieri sono inarrestabili. Ormai è inutile tenere il casco in testa. Lei si siede. Ha un bel sorriso. Ed è pure una temeraria, anche se ancora non lo sa.
“Mangiatelo un altro panino se ti va” dice il primo fumetto. La ragazza scoppia a ridere.
“Per portarti a cena fuori bisogna fare un mutuo.” Lei continua a ridere a crepapelle.
“Chi vuole abbracciarti fa prima a girarti intorno.” Lei è incontenibile, non riesce a smettere di ridere e quasi cade dalla sedia. Cogliendomi del tutto di sorpresa chiede all’organizzatore di prolungare l’incontro. Sono scioccato, anche perché i fumetti continuano ad apparire senza tregua nominando tutti gli animali più grassi che mi vengono in mente. Lei sposta la sedia con goffaggine e si siede vicino a me.
“È parecchio sovrappeso, ma sembra una persona carina” dice il fumetto che mi esce dalla testa.
La ragazza sorride ancora e mi prende la mano. “Tu non mi mentirai mai, vero?” mi chiede con occhi rapiti, oserei dire innamorati.
“Guarda, pur volendo, non potrei” dice il fumetto che mi esce dall’orecchio.
“Sai quanto è difficile trovare un uomo che ti dica sempre la verità?”.
“Sai quanto è difficile trovare una donna che accetti sempre la verità?” rispondo a voce, con annesso identico fumetto.
Credo di aver trovato la donna della mia vita, lo dice anche il pensiero che mi è appena uscito dalla narice.
Usciamo insieme dal locale, un panino al salame in una mano e un’inaspettata felicità nell’altra.

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