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Sul tetto d’Europa

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Illustrazione di Agrin Amedì
Un’idea, un sogno, a cui da un po’ stiamo pensando. E sono mesi che per questo ci stiamo allenando. Di una mistaffetta Master vorremmo il primato: quello europeo, sappiamo di esserne in grado… Marco Pomponi si lancia tra onde e versi in una sfida memorabile.

Un’idea, un sogno, a cui da un po’ stiamo pensando. E sono mesi che per questo ci stiamo allenando.
Di una mistaffetta Master vorremmo il primato: quello europeo, sappiamo di esserne in grado.

La notte – tra mille pensieri – un po’ insonne è passata, ma adesso la fatidica ora è arrivata! Chiamata concorrenti, controllo cartellini,
ci avviamo al blocchetto, rimanendo vicini.

Sugli spalti il tifo è infernale,
ma ancora una pratica dobbiamo espletare:
il tentativo di record, alla giuria va dichiarato
e uno di noi, con tutti gli scongiuri del caso, sarà il “sacrificato”.

L’incitamento, in tribuna, è ancora stellare,
ma dopo tre fischi del giudice, cala un silenzio irreale. «A posto» è il comando vocale,
segnale acustico e la nostra impresa sta per iniziare.

Il primo frazionista – di noi il più anziano -, scivola via sull’acqua, come un deltaplano: efficace, elegante, dello stile ex primatista italiano, partirò io, non appena lui toccherà il muro con la mano.

Salgo sul blocchetto, le gambe un po’ tremano,
ma sono convinta che andrò come un treno!
Una pacca sulla spalla dalla mia compagna m’infonde coraggio, entro in acqua, mi sento a mio agio!

Le braccia girano, le gambe vanno, non ho neanche un briciolo d’affanno! Faccio la virata, la sensazione è eccellente: oggi, davvero, non può accadermi niente.

Ma puntuale, come un film dell’orrore, arriva l’incubo di ogni nuotatore:
inizia dal piede, batto male le gambe, accidentaccio e poi una morsa mi paralizza il polpaccio.

«Fermate il tempo,
via da me, maledettissimo crampo!» Questo dentro di me penso,
ma non si può fare e il dolore è immenso.

Se mi fermo si vanificherà̀ tutto
e il duro lavoro fatto in un attimo sarà distrutto… Non posso, non devo, non voglio:
per i miei compagni, per il mio orgoglio.

Il tifo indiavolato riesco a vedere,
la mia frazione, in qualche modo, dovrò finire. Trascino le gambe, aumento la bracciata, pochi metri ancora e sarò arrivata.

Tocco e do il cambio alla terza frazionista;

va molto bene a stile, pur essendo dorsista.
Io so solo che al più presto dall’acqua devo uscire,
il dolore è ancora forte e il piede a terra devo poggiare.

Mentre mi allungo, parte il quarto componente, tecnicamente il più “ruspante”,
perché lui da “fiumarolo” ha imparato a nuotare, quando, nel Tevere, ancora il bagno si poteva fare.

Porta a termine la sua frazione brillantemente
e quando tocca la piastra, il tifo è ancora assordante. Restiamo in attesa del risultato,
lo sguardo di ognuno di noi sul display è concentrato.

Secondi eterni, infiniti, fremiamo tutti, ma restiamo uniti.
Sul display, infine, appare il risultato… L’obiettivo è stato ampiamente centrato!

Lo speaker lo annuncia e ufficializza il risultato:
la nostra mistaffetta, d’Europa, ha fatto il nuovo PRIMATO! Scarichiamo le tensioni, liberiamo l’emozioni;
ci abbracciamo, festeggiamo, dell’Europa siamo noi i CAMPIONI.

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