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Sogni di una cartella rosso bordò

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Illustrazione di Agrin Amedì
Sono una cartella professionale da donna, vintage, Samsonite, degli anni 1980, a due soffietti, di tessuto color rosso bordò, rifinita in pelle. E ho sognato tanti ragni neri e un’enorme ragnatela che rivestiva il grande locale dove io sono stata allocata e dimenticata in un angolo… Antonella Quondam Girolamo dà voce a una ventiquattrore resistente al tempo e alle illusioni.

Sono una cartella professionale da donna, vintage, Samsonite, degli anni 1980, a due soffietti, di tessuto color rosso bordò, rifinita in pelle.
Ho sognato tanti ragni neri e un’enorme ragnatela che rivestiva il grande locale dove io sono stata allocata e dimenticata in un angolo.
Attorno a me ci sono oggetti di ogni età e provenienza, tante storie, raccontate in silenzio.
Un fulmine mi illumina con il suo bagliore, il pavimento è umido.
Un odore forte e stantio di muffa mi circonda, mi penetra.
Vestiti, naftalina, mobili, tarme, odori pungenti di plastica bruciata, gomma, gasolio, benzina, pipistrelli, topini.
Ho ceduto, la mia pelle non ha resistito, un dolore lancinante vicino alla chiusura.
La mia carriera professionale. La sua.
Il suo dolore, il mio dolore.
Il mio riposo forzato in soffitta.
Le sue mani di architetto neolaureata una volta mi accarezzavano, i suoi anelli dai mille modelli mi solleticavano in ogni dove.
Ora un intenso profumo ti annuncia.
Ti guardi intorno smarrita in cerca di qualcosa, e i tuoi occhi si posano su di me.
È tornata per me? mi domando.
Il tuo sguardo sembra irrequieto; passi in rassegna i vari oggetti presenti in soffitta.
Sei buffa, sai? Chissà cosa scorre nei tuoi pensieri mentre ci guardi uno per uno.
I tuoi cimeli! Anche io lo sono per te?
Ti soffermi prima a osservare una rocca di cotone riportata a casa dai tuoi genitori, di quando lavoravano all’ex cotonificio, poi il cavalletto da pittore dei tuoi primi quadri a olio, il tuo tavolo da lavoro il tecnigrafo…
Il tuo sguardo mi sfiora, passi oltre.
Delusa, ti seguo.
Ci ripensi, mi guardi. Sì, mi guardi.
Mi sollevi con una mano morbida.
Soffi su di me per liberarmi dalla morsa di questa polvere lunga anni. Tossisci, ma non mi lasci.
Poi un sorriso esce dalle tue labbra.
Apri una scatola di plastica, ti pieghi; cerchi affannosamente qualcosa.
La mia ansia cresce al pensiero del dopo.
La tua mano suda, avevo dimenticato il tuo odore.
Nella tua mano, il tuo caro diario, e un pacco di carta A4.

Nei miei soffietti, la tua storia passata
Nei mie soffietti, nuove storie ancora da raccontare.

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