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Illustrazione di Agrin Amedì
Aveva una maglietta fina. Fina, fina, fina. Ma proprio, proprio fina. Non era stretta, era una t-shirt morbida, dal taglio un po’ maschile, ma così fina che, più che immaginare, io vedevo tutto. E un’aria da bambina… Gabriele Andreoli fende la nebbia di un’emozione passata.

Aveva una maglietta fina.
Fina, fina, fina. Ma proprio, proprio fina.
Non era stretta, era una t-shirt morbida, dal taglio un po’ maschile, ma così fina che, più che immaginare, io vedevo tutto.
E un’aria da bambina.
Non c’era nulla di male in questo però: ero un bambino anch’io, o quasi. Ed era un pomeriggio afoso in piazza Frattini.
Una gigantesca rotonda con al centro un’isola verde così infame che non ci va mai nessuno neanche a passeggiare il cane. Intorno orrendi cubi di palazzi, la UPIM, una chiesa di cemento e il negozio Valdiana Sport.
Siamo a metà degli anni ’80, ed è proprio da Valdiana Sport che stai andando, l’unico emporio sportivo nel raggio di chilometri. Ma prima di arrivarci, sull’ampio marciapiede ricurvo, hai questa visione surreale che non ha nulla da invidiare all’apparizione della Madonna, la nascita di Venere dalle acque, una nave spaziale o Brigitte Bardot.
Che ci fa Brigitte Bardot in piazza Frattini?
Non è un caso che mi sia venuta in mente Brigitte Bardot. Perché la ragazza in questione assomiglia nel ricordo a Brigitte Bardot, solo molto, molto più bella. Una Brigitte Bardot di quindici o sedici anni con addosso una maglietta bianca semitrasparente che rivela le piccole coppe perfette dei seni e l’areola rosa scura dei capezzoli turgidi.
Nella parte di sotto, un paio di jeans che potrebbero essere di suo fratello. Ed è questo che ti sconvolge: non è vestita in alcun modo alla moda, come tutte le sue coetanee che incontri a scuola e in centro. Sembra che si sia infilata i vestiti di qualcun altro e sia scesa in strada così, senza la minima coscienza dell’effetto che provocherà nei passanti.
Si guarda intorno con aria smarrita, così pura e semplice da risultare oscena. Ti rendi conto che ciò che provi non è attrazione: è imbarazzo.
L’idea di avvicinarla è fuori discussione, non tanto per paura di un rifiuto, ma perché se per caso ti rivolgesse la parola e qualcuno ti vedesse lì con lei e pensasse che vi conoscete, ti sentiresti in imbarazzo. Perché ovviamente la poverina è pazza: una folle Brigitte Bardot bambina seminuda persa in piazza Frattini.
Perché?
Non capisci la tua esitazione che lotta contro una voragine di una bramosia inconcepibile. Ti viene in soccorso un’altra immagine: sarebbe come scorgere una cerva nel bosco e provare ad avvicinarsi. A che scopo? Per guardarla più da vicino, certo, per ammirarla. Ma sai anche che se la cerva si avvedesse della tua presenza e ti lasciasse avvicinare, fidandosi, e magari si facesse sedurre in una dubbia amicizia accettando dei crostini di pane dalla tua mano tesa, sarebbe un completo disastro. Perché questo manderebbe in frantumi lo specchio del desiderio. All’unicorno cascherebbe il suo corno che si rivelerebbe un tubo dello Scottex o un dente di narvalo. Tutta l’innocenza dell’universo sarebbe inquinata e perduta per sempre.
E allora capisci di avere appena avuto un piccolo amplesso con Brigitte Bardot. Una fusione di coscienze istantanea che ha partorito il primo pensiero sessual-filosofico della tua vita, portando le tue sinapsi ad aggregarsi in queste strane, incerte parole: L’innocenza è l’origine di ogni peccato.

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