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Lavatrice

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Vai a dire la verità… Lo dicevo anche a lui, ma ha capito prima lei. Alessia Donin dà voce a un elettrodomestico interessato.

Esausta, crollo sul divano. In sottofondo, lo sciabordio incessante della lavatrice.
«Aiuto, mi sento male!» mugugna una voce lontanissima. Mi alzo di scatto.
«Aiuto! Mi sento male!» si lamenta ancora la voce, dal bagno.
Apro lentamente la porta scorrevole. Mi avvicino, fermandomi di fronte all’oblò della lavatrice, inondato di schiuma dall’interno.
«Non ce la faccio più! Aiutami!» implora la macchina. «Ho le vertigini. Sto per svenire. E anche per vomitare, credo.»
«Vomitare?» ripeto incredula.
«Vomitare, sì. Sarà meglio che chiami il medico. Anche se io, per questa nausea atroce, sono quasi certa di averla, una spiegazione.»
«Una spiegazione?»
«Scusami, cara. Ma non sai fare altro che ripetere quello che dico? Una spiegazione, sì. Vertigini, nausea, senso di gonfiore, sbalzi d’umore. C’è un’unica possibilità: sono incinta. Comunque, per sicurezza il medico dovrà visitarmi.»
«Incinta?»
«Capisco che possa essere difficile da credere, tesoro, ma so quel che dico, fidati. E ti stupirà ancora di più sapere chi è il padre.»
«Già, il padre. E chi sarebbe?»
«Cara, speravo proprio che non saremmo mai dovuti arrivare a tanto. In fondo, la nostra relazione poteva benissimo rimanere segreta. Ma la gravidanza cambia tutto. Sappi che non avrei voluto causarti un dolore, davvero. Ma ciò che è fatto è fatto. E tanto vale essere onesti. Devo confessarti che il padre di mio figlio è tuo marito.»
«Mio marito? Stai scherzando!»
«Purtroppo no. Mi dispiace che tu l’abbia scoperto in questo modo, sul serio. Ma lui mi ama. E lo amo anch’io.»
«Ma lui è un uomo, e tu una lavatrice! Ti rendi conto che è tecnicamente impossibile che abbiate dei figli? E poi lui ama me. Ne sono sicura.»
«Ah, non ci scommetterei troppo, tesoro. Mi addolora comunicartelo, ma lui non ti ama più. Ora pensa soltanto a me.»
«E come fai a dirlo? Per caso è venuto qui, davanti al tuo oblò, a confessarti i suoi sentimenti?»
«Proprio così, mia cara. E molte volte anche. Tutti i giorni, quando tu sei occupata a fare altro, lui si chiude in bagno e viene qui, davanti a me. Alza il telefono, sorride e mi scatta una foto. Poi dice ‘Perfetto!’, e la invia a qualcuno: forse ai suoi amici, per mostrare quanto sono bella. Mi dedica poesie: le scrive sul cellulare e poi le legge ad alta voce. Che romantico! Una diceva che sono la luce dei suoi occhi e che la sua vita non avrebbe più senso senza di me. Fa perfino le flessioni sul pavimento perché dice che deve essere in forma per la sua amata. Mi ha anche proposto una gita noi due da soli, la domenica in cui tu andrai coi bambini a trovare i nonni. Lui si inventerà un torneo di calcio per non esserci. E poi mi parla, sussurra tantissime paroline dolci. Sempre col telefono vicino, anche se non capisco a cosa gli serva. Mi dice ‘Tesoro, non vedevo l’ora di stare con te, oggi. Ho aspettato il nostro incontro per tutta la giornata’, oppure ‘Ti amo, e vorrei rimanere con te per sempre’. Una volta, mi dispiace tanto, ha anche confessato: ‘Lo sai che non amo più mia moglie. Ormai siamo diventati due estranei. Ma non posso lasciare lei e i bambini così su due piedi. Sarebbe troppo difficile, in questo momento. Dobbiamo accontentarci del tempo che abbiamo, per ora’. Secondo te, uno che dice queste cose non è innamorato?»
La fisso, smarrita. In effetti lui ha detto che usciva per una partita di calcio con gli amici.
«Oh, eccolo, eccolo che arriva il mio tesoro! Senti il suo fischiettio per le scale? Sta tornando a casa da me!» cinguetta euforica la lavatrice. «Stasera gli darò la lieta notizia!»
E in effetti, dopo qualche attimo, Paolo rientra. Lo osservo dalla porta del bagno aperta. Ha l’aria felice, sorride. Non sorride mai quando sta con me, ultimamente. Alza gli occhi e mi vede.
«Ah, ciao!» saluta, quasi imbarazzato. «Pensavo che stessi già dormendo a quest’ora. Devo farmi subito una doccia, sono tutto sudato.»
«Già, sudato» mormoro io.
«Cosa?» domanda lui incerto. «C’è qualcosa che non va?»
Nella mia mente si fa strada un’idea. «Sì, in realtà ho un grosso problema» rispondo io in tono afflitto. «Stavo sbattendo un paio di pantaloni dalla finestra del bagno e non so come mi sono caduti. Sono volati in strada, accidenti!»
«Oh, no!» commenta lui, dispiaciuto. Carogna.
«Io purtroppo sono già in pigiama, non posso scendere così. Visto che tu sei ancora vestito, non potresti fare un salto giù a raccoglierli? Mi dispiace tanto farti scendere ancora, ma…»
«Non preoccuparti, cara» risponde compassionevole il traditore. «Scendo volentieri.» Infila rapido la giacca ed esce di nuovo. Mai, in dieci anni di matrimonio, mi ha risposto in modo così gentile. Anche se la lavatrice non mi avesse detto nulla, avrei comunque capito tutto. Senso di colpa.
Mentre spingo con tutte le mie forze l’elettrodomestico verso la finestra aperta ripenso a tutte le volte in cui Paolo mi ha derisa e se n’è infischiato dei miei sentimenti. Ripenso a tutte le volte in cui mi ha fatta sentire piccola e inadeguata. Con un’energia inaspettata, sollevo la lavatrice ancora piena, inclinandola sul lato posteriore.
«Cosa stai facendo?» domanda lei. «Perché mi sballotti in questo modo? La nausea peggiora!»
«Tranquilla» rispondo io. «Ho trovato un modo per farti stare meglio. Vedrai che quando avrò finito non sentirai più nulla.»
Infilo uno sgabello sotto la base inclinata per evitare che scenda, quindi sollevo a fatica il fondo, facendo scivolare l’elettrodomestico sul davanzale di marmo. Dopo uno sforzo immane – io sì, che sono tutta sudata –, la lavatrice raggiunge una posizione orizzontale in equilibrio sulla finestra: metà dentro e metà fuori.
«Ehi, sono giù in strada!» grida la voce di Paolo, distante. «Non vedo i pantaloni. Dove sono?» Mi affaccio dallo spiraglio rimasto.
«Sei lontano» rispondo. «Vieni un po’ più avanti, sotto la finestra. Sono proprio lì.»
Lo osservo avanzare fino al punto esatto. Torno dentro e mi avvicino alla lavatrice sussurrandole: «Mi dispiace dirtelo, tesoro, ma lui non ama neanche te. Ora pensa soltanto a un’altra. Spero che potrai perdonarlo. E spero che perdonerai anche me.»
Detto questo, basta un dito a spezzare l’equilibrio perfetto mantenuto fino a quell’istante. Silenzio nella notte, interrotto solo dalla voce di mio marito che grida ‘Non li vedo!’ e dal basso sibilo della lavatrice che precipita su di lui.

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