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Una testa da Nobel

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Illustrazione di Agrin Amedì
Dai, su, di’ la verità, tu con me ti annoi. E no, ora non cercare di convincermi che io sono intelligente. Guida, su, non distrarti. Maria Grazia Scalas attraversa un battibecco esilarante.

«Allora che dici, andiamo al cinema?»
«Se vuoi…»
«Certo che voglio, te l’ho appena proposto, ma se preferisci cambiare, per me è lo stesso. Dove ti piacerebbe andare?»
«Quindi, un posto o l’altro, ti è proprio indifferente. Tanto insieme a me è sempre una noia.»
«Ma chi ha parlato di noia? Se non hai voglia di vedere un film non siamo obbligati a farlo, solo questo.»
«Ovvio che non siamo obbligati, non ci sarebbe stato neanche bisogno di dirlo, ma forse l’hai voluto precisare perché tu ti senti obbligato. Se non ti va di uscire dillo chiaramente…»
«Mi credi scemo? Perché dovrei chiederti di fare una cosa se non mi va?»
«Caspita, scusa tanto, non c’è bisogno di dare in escandescenze!»
«Io non ho dato in escandescenze, ho solo detto che non sono scemo.»
«Per carità, ci mancherebbe. Sei un uomo molto intelligente, laurea in medicina, specializzato in cardiologia, un curriculum da fare invidia a molti. Forse è per questo che ti senti sprecato a stare con una come me.»
«Sprecato? Non l’ho neanche mai pensato. Sei una donna meravigliosa, hai tutto, bellezza, simpatia, cultura.»
«Molte grazie. Davvero. Troppo buono. Bella, simpatica e colta, ma stupida come una capra.»
«Ma no amore, che dici, sei una donna molto intelligente.»
«Già, così tanto che non ti è neanche venuto in mente di dirlo. Bella, simpatica e colta. Intelligente non l’hai detto.»
«Non l’ho detto perché non c’era bisogno di dirlo, era scontato. Ma poi l’ho detto e non ho problemi a ripeterlo anche adesso: sei una donna molto intelligente.»
«Non così intelligente come la tua collega Paola. Oh, lei sì che è un genio. Glielo hai detto ieri al telefono, no? Che idea geniale Paola, hai una testa da Nobel! Io invece, col mio negozietto, che ci vuole a vendere degli stupidi vestitini! Lei salva vite, mentre io piego magliette.»
«Guarda, ti sbagli, sono convinto che il commercio non sia per tutti. Paola non sarebbe in grado.»
«E perché dovrebbe farlo? Lei è neurologa no? Perché dovrebbe abbassarsi a lavorare in un negozio quando è un medico, con le idee geniali oltretutto. Ha una testa da Nobel, lei
«Ti sei arrabbiata perché le ho fatto un complimento? Sei gelosa?»
«Io arrabbiata? Gelosa? Scherzi? Sono tranquillissima. Anzi, ti dirò, così tranquilla come non sono mai stata in vita mia. Se c’è una cosa che non mi appartiene è la gelosia, mai avute queste insicurezze. Perché me lo chiedi? Secondo te dovrei essere arrabbiata o gelosa?»
«No, assolutamente. Comunque era una telefonata di lavoro, domani abbiamo una riunione interdisciplinare su un caso complicato e lei mi spiegava quest’idea che ha avuto, che poi, se ti ricordi, quando ho chiuso volevo raccontartela, ma tu mi hai risposto che le malattie ti impressionano e te ne sei andata a letto senza dire una parola.»
«Ah certo, sono proprio una gran maleducata. Scusa se sono andata di corsa a letto con la mia emicrania. Sono un essere ignobile. E scema, per giunta, che mi impressiono a sentir parlare di malattie. Certo è un peccato che io non sia coraggiosa come la tua collega Paola. Lei è neurologa, è geniale, coraggiosa, proprio una donna intelligente
«Ma chi, Paola? No, è solo un bravo medico e ogni tanto ha delle buone intuizioni. Se tu avessi seguito lo stesso percorso di studi, le daresti dei punti.»
«Già, ma non l’ho fatto. È questo che volevi dire? Il genio ha studiato tanto e io ho appena un diploma in ragioneria. A me il Nobel non me lo darà nessuno, ho capito.»
«Che fai, ti accendi un’altra sigaretta? L’hai appena spenta.»
«Adesso ti dà fastidio pure il fumo? Ti dà noia tutto di me, non ho studiato medicina, non sono un genio, non parlo se ho l’emicrania e fumo. Certo, immagino che quella meraviglia di Paola non fumi, sarà una salutista, una che mangia sano, fa yoga e abita in campagna per non respirare lo smog della città.»
«Ma che dici amore, io adoro tutto di te. E quanto a Paola, non so perché te la sia immaginata così, ma altro che salutista, si rimpinza di robaccia industriale tutto il giorno e fuma come un turco. Sapessi quante volte le ho detto di piantarla.»
«Bravo. Fai bene. Si vede che ci tieni a lei, a me non l’hai mai detto di smettere di fumare. D’altronde che ti importa della mia salute, sono la scema che vende vestitini, il mondo non perderebbe un premio Nobel.»
«Tu fumi al massimo tre sigarette al giorno, che vuoi che sia. Lei due pacchetti.»
«No, no, fai bene a preoccuparti della salute della tua colleguccia. Quando c’è dell’affetto…»
«Affetto! È solo una collega! Alla fine, sai quanto me ne importa, vuol morire di cancro, infarto, ictus, facesse lei. È obesa che sembra una balena, ha il diabete, l’asma che a sentirla respirare pare uno stantuffo e continua a fumare a oltranza e ad abbuffarsi di schifezze. Affari suoi!»
«È grassa? Non me l’avevi detto.»
«Grassa è dir poco. È obesa, peserà cento chili. Se incrocia una barella in corridoio è un problema. Una delle due deve tornare indietro. E alla sua età capisci, con quel peso, il cuore si stanca in fretta.»
«Ma pensa… Quanti anni ha la cicciona?»
«Tanti, le mancano tre mesi alla pensione.»
«Davvero? Una vecchia cicciona! Hai ragione. Dovrebbe proprio smettere di fumare. Adesso però muoviamoci, voglio comprare il pop-corn prima di entrare in sala.»

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