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Il circo Torpei è un tendone ovale

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Illustrazione di Agrin Amedì
Il circo Torpei è un tendone ovale. Un lungo lenzuolo. Un capannone rosso, a righe, e ancorato al suolo. È un universo errante: viaggio eterno di roulotte, camion e camper. Eugenio Rescazzi ci lascia col fiato sospeso.

Il circo Torpei è un tendone ovale. Un lungo lenzuolo. Un capannone rosso, a righe, e ancorato al suolo. È un universo errante: viaggio eterno di roulotte, camion e camper. Viaggio di attrezzi, materiali, gabbie a rotelle dimore di animali. Dunque, tournèe di uomini e donne: cittadini del mondo, circensi di professione. È un semicerchio. Una piazza o un campo transennato. Approdo di carovane unite. Alloggio di famiglie zingaresche. Crocevia di lingue e di razze. Infine, cuore, di un annichilito bioparco. Il circo Torpei è un tendone ovale. Uno chapiteau. Un involucro senza tempo dove il sole non sorge né tramonta. Dove l’acqua non scorre e il vento non soffia mai. Un’arena fredda. Una pista sabbiosa, circolare. Terra di riflettori, di bagliori dorati, scarlatti, blu marini. Terra di fumo di scena. Di chiassosa orchestra. Più che mai terra di spettacolo. Di numeri, magie, esibizioni. In aria e in superficie. Dunque, terra di artisti che nei camerini si trasformano, nel retropalco fremono, sulla pista accorrono. Si svelano, varcando il sipario, clown, acrobati, ballerini, equilibristi, saltatori. Si svelano alla cavea gremita. Semibuia, ma viva. Una fiera di strepiti e applausi. Di pop-corn e zucchero filato. Di bambini incantati. Il circo Torpei è un tendone ovale. Luogo d’arte, ma anche di guerra. Un anfiteatro di sguardi, senza pena alcuna, verso la sorte altrui. Sorte crudele e prigioniera. Grava su bestie ammaestrate. Quasi ne marchia corpo e anima. Ne sradica la natura libera, selvaggia. La inibisce. La asservisce a tiranni comandi, a rituali movenze, a inusuali esistenze. Giraffe, elefanti, cammelli e cavalli: lasciano gabbie e recinzioni per divenire attrazioni. Per solcare il terreno stretto con zoccoli e zampe. Il circo Torpei è un tendone ovale. Una scacchiera dai pezzi pregiati. Ecco il leone. Spunta col branco. Con esso si mescola. Con esso sfila sulla pista infernale. Cede poi a domatori aguzzini. A incessanti richiami. A orrendi frustini. A schieramenti in cerchio, in riga, in colonna. Cede a pose, in piedi, su zampe possenti. Cede a corse. A slanci. A cadute. Cede a balzi: tra cerchi infuocati, oltre scoscesi ostacoli, sopra grosse pedane. È qui che si ferma, ed è qui che riposa. Debole e stanco. Scruta guardingo il circo: per un attimo sembra cedere a un sogno. Eccole, le savane africane. Spazi interminabili. Praterie aride, calde, arbustive. Chiazze di erbacea vegetazione. Di graminacee e leguminose. Di alberi alti. Di baobab e di acacie dalle chiome appiattite. Delle loro larghe ombre, culle di animali dormienti. Ecco il cielo limpido e azzurro coprirsi di stormi di rondini migratrici. La terra tremante, sotto imponenti mandrie di zebre e gnu. Ecco il leopardo. Cacciatore arboreo e scalatore. Disteso tra i rami per fiutare la preda. Gli struzzi, femmine, mamme, guardiane di uova deposte sotto il suolo. Le gazzelle, celarsi dietro a spinosi cespugli, abbeverarsi in esigui specchi d’acqua. E gli ippopotami, signori dei fiumi, emergere tra le ninfee, raggiungere gli argini. Ecco le risate stridule di iene e sciacalli, il grido straziante della tramortita antilope: il manto erboso macchiato di sangue. E nella selva, ecco, il canto delle cicale. Il ronzio asfissiante delle mosche. Gli sciami incolleriti di cavallette. Il proliferare di formiche. E infine, sotto il bagliore del giorno. Un pelo corto, rasato, color sabbia uniforme. Bianco sull’addome, tra le gambe. E scuro sul ciuffo nero della coda, tra le orecchie arrotondate. La testa grossa. Le pupille gialle, brillanti. La vistosa criniera d’orata. È il leone: libero da catene. Padre e padrone di branchi. Forza implacabile. Nemico di nessuno. Guardiano dell’intera vallata. È lì dove sente di dover essere. È lì che incede: fiero, forte, maestoso. È lì che gioca coi cuccioli, correndogli accanto. È lì che corteggia, girandole attorno, la sua sola leonessa, leccandole il largo muso. È lì che si lancia nel vuoto, che nuota, che caccia acquattato: è lì il vero spettacolo. Il circo Torpei è un tendone ovale.  Una condanna. Il ruggito prolungato di un leone. Soltanto per un attimo, re della savana.

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