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Evidenziatori

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Illustrazione di Agrin Amedì
Cosa evidenziare? L’ipotesi A o l’ipotesi B? Ferto! Eh? Ma ferto! Ipotefi A, B, C… Lorenzo De Angelis dà voce a un colore ribelle.

Fissavo la stessa pagina del libro di Diritto Processuale Civile da ormai due ore alla ricerca di una qualunque forma, anche seppur minima, di concentrazione. Capitava spesso.
Pensavo come al solito a chi di diavolo me l’avesse fatto fare di imbarcarmi su questo cargo quando una voce attirò la mia attenzione.
«Ehi amico, ormai l’ho quasi imparata a memoria questa pagina. Allora, che vogliamo fare?»
L’evidenziatore verde aveva la punta rivolta verso il basso.
«Se continuiamo così mi secco, vorrei vivere ancora un po’, sai com’è…» aggiunse scocciato.
«Stamattina non ce la faccio proprio.»
«Purtroppo, amico mio, non è che si diventa magistrati su due piedi» disse l’evidenziatore, inclinando la sua punta verde fosforescente verso i miei occhi.
«Datti una svegliata” aggiunse.
«Ehi, ehi! Che fuccede qui?» intervenne l’evidenziatore giallo. Così mi ero ricordato di averlo scaraventato a terra con rabbia qualche giorno prima. Studiando, capitava spesso.
«Ci mancava solo lui…» disse l’altro.
«Non ti va di ftudiare?» mi chiese il giallo.
«Ma non è questo, è che mi sento in crisi, come capita spesso.»
«E io stavo sistemando la situazione» precisò altezzoso il verde.
«Beh, ma che afpetti, è normale. Capita fin troppo spesso. Forse è, è il momento di cambiare! Andiamocene a ftudiare lettere, eh?»
«Fosse così facile…» provai io, ma venni sovrastato dal verde.
«Senti sdentato, non ci serve il tuo aiuto. È solo un momento, ora gli passa e poi vedi che riparte.»
«Verde, – dissi io – non essere scontroso.»
«Bravo, cofì fi fa! Rimettilo nell’aftuccio e andiamo a ifcriverci a Lettere, cofì diventiamo fcrittori!»
«Sentite smettiamola di dire cavolate, grazie» riprese il verde. «Abbiamo un obiettivo ben chiaro: la laurea. Su su, manca poco ormai, meno di un anno, e poi la magistratura, la super carriera…»
«Ma che importa quanto manca, è meglio la giufta ftrada tardi che la ftrada fbagliata prefto!»
Il mio sguardo vagava da una punta all’altra.
«Ci abbiamo messo anni per capire che giurisprudenza era la strada giusta, non parlare a vanvera» disse il verde.
«No, ti fbagli. Ci abbiamo meffo anni per convincerci: è diverfo, fognavamo di diventare fcrittori da quando abbiamo imparato a mettere in fila due lettere… la magiftratura ci attirava e basta.»
«Sciocchezzuole le tue, ispirazioni passeggere…»
«Sentite ragazzi – provai ad intervenire – sospendiamo? Mi sforzerò ancora un po’, tratterrò il fiato fino alla laurea e poi si vedrà.»
«No, fe ci provi io mi fecco e non mi ufi più.»
Silenzio.
«Non hai davvero nulla da dire? Laffiamo la fcrittura nel caffetto e via?»
«Ma lascialo stare» intervenne verde.
«Non lo laffo ftare perché non poffiamo abbandonare un fogno così, dobbiamo almeno provare! Abbiamo fcritto il noftro primo racconto in feconda elementare e la maeftra ha convocato i noftri genitori per congratularfi. Non te lo ricordi, feffe
«Vabbè dai, ora non esageriamo. Diciamo che ci eravamo divertiti, su» rispose verde.
«Penfa come potrebbe effere dover penfare folo a fcrivere…»
«E se poi scopriamo che farlo tutti i giorni è noioso? Bel casino, no?»
«Oh, ma non fuccederà. Quando l’anno fcorfo ci hanno pubblicato un racconto fu quella rivifta eravamo fulla cima del mondo!»
«È vero, è stata una bella esperienza. Ma nulla ci vieta di continuare a scrivere anche studiando. Gli hobby si coltivano, studiamogiurisprudenza e quando ci va scriviamo…»
«Non è folo un hobby. È il nostro fogno, e per realizzarlo occorre impegno, non bafta il tempo perfo. Al liceo quando ci chiedevano cofa voleffimo fare rifpondevamo fenza efitare: lo fcrittore. Hanno cercato di fmontarci il fogno a forza di dire che non era abbaftanza per una vita agiata e ci fiamo trovati un ripiego, ma quefto è accontentarfi.»
«E no, mio caro, non ci siamo accontentati, sapevamo che scrivere non basta per vivere. Abbiamo trovato ciò che ci piacerebbe fare nella vita, e un hobby così importante ce l’hanno solo in pochi. Pensa che palle studiare lettere: autori qua, autori là, poetica qui, poetica lì, e tutta la vita così…»
«L’unico motivo per cui non abbiamo fcelto lettere è stata la paura di non trovare un lavoro, o di trovarne uno che non ci faceffe guadagnare quanto voleffimo,»
«Eh eh, dici poco…»
«Abbiamo prefo giurifprudenza perché non fapevamo che fare. La ftoria della magiftratura era un ripiego.»
«Abbiamo scelto giurisprudenza perché il lavoro del magistrato ci piaceva.»
«Sì che ci piaceva, ma ciò che amavamo, il nostro fogno, era la scrittura.»
Si guardarono.
«Dai, senti, facciamo un gioco» disse il verde con la punta luccicante. «Se vinci lasciamo giurisprudenza, ma se perdi te ne stai zitto, almeno fino a quel giorno.»
«Fentiamo»
«Devi riuscire a dire senza impicci: se solo potessi studiare lettere, sussulterei» disse cominciando a sganasciarsi dalle risate.
«Fei proprio uno ftronzo.»
«E tu un evidenziatore storpio» rispose il verde mentre io decisi di alzarmi, lasciando sulla scrivania loro due senza tappo e il libro aperto sulla stessa pagina.
Salì in macchina poco dopo, e guidai fino a quando mi ritrovai di fronte all’ingresso del Dipartimento di Lettere della mia Università.

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