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Autobiografia e verità

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Parlare di sé stessi in terza persona può anche essere considerato un sintomo di follia. Ovunque, tranne che in letteratura.

Parlare di sé stessi in terza persona può anche essere considerato un sintomo di follia. Ovunque, tranne che in letteratura. Ma quanto dobbiamo restare fedeli a noi stessi, alla nostra vera storia, mentre lavoriamo a un’opera autobiografica? Bella domanda. E se poi arrivasse qualcuno a smentirci dicendo: «Certo che ne scrivi di cavolate. Ma se non hai mai messo piede su un aereo in vita tua?». Allora, cosa sarebbe meglio fare? Scrivere la verità su ciò che sentiamo, temiamo e speriamo – e dunque siamo – o scrivere una storia che non appartiene a noi ma agli occhi degli altri? La verità, sta di qua o sta di là?

 

Questa settimana i nostri allievi rivelano la verità sui propri personaggi…

Entrava ogni giorno al caffè. Ma nessun giorno era mai uguale. Quell’uomo cambiava i giorni, di tutti. Alessandro Castrichella si siede al bancone dell’esistenza.

Ladona a un passo da me. La mia cavalleria. Il suo fulgore, e un castello in controluce. Fabrizio Fraleoni getta luci e ombre su una favola antica.

Adesso facciamo che tu e io, stanza numero 5,6, tu e io, 10, 11, 12, parliamo ancora del perché, 25, 26, 27… Flaminia Chizzola si squarcia alla ricerca di una verità.

Una notte da corto circuito. Troppi flash negli occhi di chiunque, e questo drink che continua a far schifo. Stefano Malchiodi si muove tra percezioni alterate quanto rivelatorie.

Non ho dei bei capelli come mia sorella, questo me lo ha detto sempre anche la mamma. Non ho le fattezze per abitare questo mondo, questo me lo ha detto anche la mamma. O sono stata io? Michaela Diotallevi sale e scende tra finzione e realtà.

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